Archivio di January 2008

Buzzzzzzz, buzzzzz, buzz marketing

Tuesday 22 January 2008 - postato da G.C.

Buzz marketingCome si diceva nel post relativo ai tre trends per l’advertising online targato 2008, sembra proprio che il classico bannerino o lo spot tradizionale non siano più sufficienti a convincere il navigatore ad acquistare prodotti e servizi.
Il dilemma è arduo: buzzare o non buzzare? Ops, ci siamo lasciati andare ai neologismi.
Prima di tutto una breve lezione di inglese: il “buzz” è il chiacchiericchio, ovvero il passaparola. Da questo suono onomatopeico deriva il “buzz marketing”, una nuova tecnica che prevede che i marionettisti che lavorano dietro le quinte e dirigono il gioco siano le aziende stesse, che demandano a bloggers e membri delle fiorenti Communities online il compito di parlare di un dato prodotto. Dal buzz marketing al viral marketing il passo è breve.
“Il paese è piccolo e la gente mormora” si diceva un tempo, proprio ad indicare la naturale tendenza dell’uomo medio al chiacchiericcio e, se le cose stanno così, perché non approfittarne?
Basta guardarsi un po’ intorno (nel mondo reale, intendo) per rendersi conto che esiste tutto un sottobosco di professionisti che fanno del passaparola la chiave del proprio successo, bandendo dal proprio lavoro quasi qualunque tipo di pubblicità, tradizionale o innovativa.
Scopriamo così che anche in Italia la tendenza va diffondendosi e che esistono veri e propri paradisi del buzz, come suggerisce il dominio stesso di www.buzzparadise.com o Zzub. Il primo effetto collaterale che mi viene in mente è l’impronunciabilità di questi domini e di queste parole che mettono a dura prova anche i più fanatici degli scioglilingua.
Ma, seriamente parlando, potrebbe risultare un po’ fastidioso immaginare che aziende e bloggers si alleino per persuadere la gente all’acquisto. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, la saggezza popolare raramente sbaglia.
Inoltre un’azienda che intraprende un progetto di questo genere deve prepararsi anche ad un feedback che potrebbe non essere sempre positivo, visto che sostanzialmente si azzera la distanza fra fornitore di prodotti e fruitori diretti e non sempre i consumatori sono “soddisfattissimi” dei propri acquisti.

Se nonostante tutto l’idea di aggiungere anche la vostra voce al brusio collettivo del buzz marketing non vi dispiace poi tanto, potete approfondire l’argomento visitando i suddetti siti.

WiMax 35 licenze disponibili, ma solo 29 offerte

Tuesday 22 January 2008 - postato da F.

WiMaxSembra incredibile, ma delle 35 licenze disponibili per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze per sistemi Broadband Wireless Access (BWA), solo 29 sono state richieste.
Potete leggere l’annuncio ufficiale direttamente sul sito del Ministero delle Comunicazioni.
Link: Comunicato stampa licenze WiMax
E qui potete visionare i partecipanti al bando di gara.

Il 30 gennaio, alle ore 10:00, avrà luogo in seduta pubblica l’apertura dei plichi contenenti le offerte.
Non ci resta che attendere.
Se finalmente il WiMax fosse implementato nel nostro paese faremo un enorme passo in avanti per eliminare il digital divide, permettendo a tutti di usufruire della banda larga a costi contenuti.
Sinceramente penso possa essere un punto di svolta per la diffusione di internet e dei servizi ad esso connessi in Italia.

Advertising online: tre trends per il 2008

Tuesday 22 January 2008 - postato da G.C.

Logo EMarketerNon è un gioco di parole: Emarketer (società americana che raccoglie e analizza informazioni da più di 2.800 fonti – parole loro – per tradurle in reports e statistiche sull’andamento dell’ e-business e del marketing online a livello mondiale), in un articolo del 14 gennaio scorso ha evidenziato “tre trends” per l’anno appena iniziato.

Certo, le previsioni riguardano il mercato americano ma, si sa, in un mondo globalizzato è difficile che un fenomeno resti confinato all’interno di un territorio circoscritto…
Dicevamo, EMarketer evidenzia tre tendenze fondamentali che dovrebbero caratterizzare l’advertising online per il 2008:

  1. Si prevede che in U.S.A. il 9.3% della spesa pubblicitaria totale andrà ad Internet, contro il 7.4% del 2007. Il trend di crescita dovrebbe proseguire anche negli anni successivi fino ad arrivare ad un considerevole 13.3% nel 2011. All’interno di tale percentuale si possono poi identificare ulteriori correnti interne, come la crescita dell’advertising che passa per i social networks e i video online. Le ragioni di tale successo ed espansione sarebbero da ricercare nella sempre crescente capacità di queste “anime della rete” di individuare e radunare specifici gruppi di consumatori provenienti da migliaia di siti diversi.
  2. La seconda trasformazione consisterebbe nell’accentramento su Internet della maggior parte delle campagne pubblicitarie e mediatiche. Ci sarebbe una buona ragione per giustificare tale fenomeno: prima di tutto la rete è ormai frequentata da persone di ogni fascia d’età e per molte ragioni diverse – ad esempio informazione, comunicazione e divertimento – e consente una preziosa interazione biunivoca tra produttore e consumatore, che non si riscontra in nessun altro mezzo di comunicazione tradizionale. Fattore non secondario, inoltre, il web consente ai pubblicitari di “aggiustare il tiro” in tempo reale sull’ efficacia del loro lavoro e correggere eventualmente le pianificazioni per il futuro.
  3. Il terzo trend sembra essere il più importante poiché avrebbe ricadute su tutti i mezzi di comunicazione e non solo su internet. I Consumatori stanno progressivamente assumendo il controllo del contenuto dei media e tendono sempre di più a rimuovere ciò che non vogliono vedere (n.d.r. tale tendenza è stata identificata e sottolineata in questo periodo anche da altre fonti). Inoltre stanno perdendo fiducia nella pubblicità e nei messaggi che essa veicola e tendono a realizzare essi stessi i propri contenuti sfruttando i nuovi strumenti che la rete mette a loro disposizione, come blogs, social networks, wikis e le altre piattaforme digitali di comunicazione. Come dire, il consumatore è più smaliziato di una volta e il passaparola si rivela spesso più efficace di un messaggio martellante, magari riproposto fino alla nausea. In sintesi il modello di pubblicità tradizionale sembra destinato a finire in soffitta per essere soppiantato da una pubblicità da cui la gente si aspetta non solo slogan ma contenuti. La necessità di creare nuovi contenuti è diventata tanto impellente ormai che si sta creando un nuovo modello basato su metodi più intelligenti di condivisione dei messaggi sfruttando quelle “fucine” di idee che sono le communities in cui i consumatori partecipano volentieri, da veri protagonisti.

Mi sento di condividere abbastanza queste lucide osservazioni: in un mondo che si trasforma sempre più velocemente sotto i nostri occhi anche la pubblicità tradizionale deve necessariamente fare i conti con le nuove tendenze, se non vuole perdere terreno.
Non scordiamoci che la capacità di adattamento è la chiave della sopravvivenza…

Fonte: EMarketer

Quando il carrello della spesa diventa interattivo

Monday 21 January 2008 - postato da F.

Mediacart
Media Cart potrebbe essere la vera rivoluzione per quanto riguarda la pubblicità nei supermercati.
Infatti, questo particolare carrello della spesa è dotato di un piccolo computerino che permette all’utente di essere riconosciuto tramite la propria tessera di affiliazione al supermercato, mostrando i prodotti in offerta della settimana, dove possono essere trovati all’interno del negozio e addirittura dei piccoli spot pubblicitari in base al settore che stiamo visitando.
Inoltre, proprio grazie all’identificazione tramite la carta fedeltà, questo carrello potrà proporre all’acquirente offerte personalizzate in base agli acquisti fatti in passato.
Insomma, una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda la pubblicità one to one e, considerando che dietro a tutto c’è Microsoft, non mi stupirebbe se già nei prossimi anni vedessimo questi carrelli utilizzati nei nostri supermercati.
Se volete approfondire: Mediacart

Geotagging, che passione! Da Google Earth a Panoramio, un mondo da scoprire

Monday 21 January 2008 - postato da G.C.

TerraUlteriore sviluppo della Tagmania, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, è rappresentato dal GeoTagging, che viene indicato dai più lungimiranti come una delle future caratteristiche del web targato 2008. Il GeoTagging consiste nell’associare ad un oggetto (o servizio) informazioni sul suo posizionamento geografico mediante l’utilizzo di coordinate (ed eventualmente anche di ulteriori informazioni) che ne consentano il reperimento e la visualizzazione su mappe digitali.

Sono già molti i servizi di cartografia sul web che consentono l’ultizzo de GeoTagging, ma sicuramente Google Earth rimane per il momento un must del settore.
Da segnalare però anche Flickr (che si è dato da fare introducendo la possibilità del GeoTagging) e soprattutto il servizio Panoramio di Google (http://www.panoramio.com) che permette di “GeoTaggare” le foto nel punto in cui sono state scattate e che decisamente merita una visita esplorativa. Ovviamente, in omaggio al più genuino spirito 2.0, ogni collaborazione ed ogni contributo personale sono ben accetti…
E non dimentichiamoci di Wikimapia (http://wikimapia.org), che “chiude il cerchio” delle applicazioni “By Google” con le sue mappe zoomabili (vedi Google Maps) e “taggabili”. Ovviamente, come accade per tutti i progetti Wiki, ci si aspetta la massima correttezza da parte di chiunque collabori, nonché le segnalazioni dei tags non pertinenti che altri possono aver inserito.

Insomma, l’autodisciplina fa veramente il giro del mondo…

I video nel web: Google Video è in Pole insieme a YouTube, seguono Yahoo Video, My Space e Blinkx

Monday 21 January 2008 - postato da G.C.

tvVideo, fortissimamente video: è proprio il caso di dire “chi più ne ha più ne metta”!
Ma nel vasto mare dell’offerta, a chi vanno le preferenze dei navigatori?

In base a recenti statistiche sembra che la coppia Google-YouTube, convolata a “giuste nozze” a fine 2006, guidi la corsa con una bella fetta pari a poco più del 50% del traffico di settore.
Segue in seconda posizione Yahoo Video con i suoi fedelissimi 46 milioni di utenti, mentre nel gruppo degli inseguitori troviamo My Space – con circa 30 milioni di visitatori di distacco – e i canali tematici di Blinkx, che vanta già 18 milioni di ore di video da gustare.

E siccome questa vastissima offerta potrebbe disorientare un po’ i navigatori, ecco pronta la soluzione: il sito http://www.videosift.com segnala con gli onnipresenti tags i video indicizzati da Google Video e YouTube ritenuti più interessanti. Ovviamente grazie al feed RSS è possibile tenersi sempre aggiornati sulle novità.

Cosa volere di più dalla vita?

Baidu (il Google cinese) diventa name registrar

Monday 21 January 2008 - postato da F.

BaiduBaidu (Nasdaq: BIDU), per chi non lo conoscesse il Google cinese, ha ricevuto l’approvazione da parte del China Internet Network Information Center (CNNIC) per diventare un domain name registar, ovvero da oggi avrà la possibilità di registrare nomi a dominio .cn.
Se voi foste il più potente motore di ricerca in Cina e poteste anche registrare i domini che poi indicizzerete sul vostro motore, non vi verrebbe la tentazione di far risultare i vostri clienti ai primi posti nelle ricerche?

Sinceramente ritengo che a un motore di ricerca dovrebbe essere preclusa la possibilità di registrare nomi a dominio, per gli ovvi motivi di conflitto di interessi.
Già nel 2005 quando lo stesso Google diventò domain name registrar la reazione del popolo della rete fu di totale disapprovazione, reazione che, presumibilmente, si ripeterà anche in questa occasione.

Viewmy.tv: addio vecchi video, è l’era dei canali online

Monday 21 January 2008 - postato da G.C.

viewmytv.gifNell’articolato web odierno, abbiamo avuto tutti occasione di verificare quanto il nuovo linguaggio preferito, anche per fini di marketing, sia diventato il video. Dopo il pionierismo, rivelatosi fortunatissimo, di Youtube, i proseliti si sono moltiplicati a ritmo esponenziale, così come il numero di siti web che parlano per immagini, preferibilmente video.
Già html.it, con la sua ICTV (http://www.ictv.it) aveva inaugurato una nuova era di video-dialogo con gli utenti, sfruttando la possibilità del “faccia a faccia” per instaurare un rapporto più personale, più discorsivo e più aperto.
Il passo successivo, tappa quasi obbligatoria, è il passaggio dal video al canale televisivo, ed ecco nascere e fiorire la piattaforma Viewmy.tv (http://viewmy.tv), una “broadband free online streaming tv”.
Per il momento in versione beta, Viewmy.tv promette molto bene, soprattutto per l’ampia scelta di canali (ad oggi più di 800) TV da cento paesi del mondo. Grazie ad una carta geografica, ognuno può scegliere il paese di interesse e poi selezionare dal menu corrispondente il canale da visualizzare in streaming. Ovviamente il tutto va condito con una bella connessione a banda larga, altrimenti l’impresa appare più che ardua. Anche gli utenti hanno la possibilità di inserire i propri contenuti, purché sotto forma di trasmissione televisiva e per questo motivo Viewmy.tv risulta particolarmente appetibile non solo per le televisioni indipendenti in cerca di visibilità ma anche per i privati.
Per il momento i contenuti trasmessi sono soltanto gratuiti, aggiunti cioè sul sito da produttori, studi televisivi o canali, ma i realizzatori non escludono che in futuro possa trovare spazio anche un’area a sottoscrzione (o “premium”).

Infine meritano una menzione speciale i due filmati virali che Viewmy.tv ha messo su Youtube; come dire…la convergenza delle parallele…

Per il momento, quindi, non mi resta che augurare a tutti buona visione!

Italia.it è morto. W l’Italia!!!

Monday 21 January 2008 - postato da F.

Bandiera italianaCome preannunciato il portale www.italia.it ha cessato ufficialmente la sua travagliata esistenza il 18 gennaio. Come si può leggere su un articolo di Anna Masera su La Stampa on line, la decisione è stata presa dal Dipartimento dell’innovazione tecnologica gestito dal ministro Luigi Nicolais. Nell’articolo trovate anche la lettera inviata da Luca Palamara alla giornalista, nella quale viene confermato il tutto, compreso l’assurdo investimento di 5 milioni e 800 mila euro, andato totalmente in fumo.
Non voglio parlare della realizzazione del sito, su cui tanto si è già detto, ma forse non sarebbe stato meglio investire questi soldi  in infrastrutture per le telecomunicazioni, invece che bruciarli in un progetto mal pianificato?!?
Secondo l’Istat, tecnologicamente siamo indietro rispetto a tutti gli altri paesi europei; nonostante questo, ci permettiamo il lusso di buttare letteralmente dalla finestra 5 milioni di euro, nostri soldi mal investiti dallo Stato.
Io mi chiedo: ma se un numero del genere lo avesse fatto un dirigente d’azienda, come sarebbe finita?
I politici invece sono belli tranquilli, tutto tace, a destra e a sinistra, tanto a pagare siamo noi…
Grazie di cuore e w l’Italia.

La Cina sta per superare gli USA

Sunday 20 January 2008 - postato da F.

USA - CinaAlmeno è quello che afferma il governo cinese, secondo il quale, la popolazione cinese on line avrebbe raggiunto la cifra di 210 milioni di persone, avete letto bene, 210 milioni.

Per la fine del 2007 si pensa che la cifra supererà addirittura quella degli statunitensi on line, avanti di appena 5 milioni di persone.
L’aspetto impressionante è che pare che la popolazione on line cinese sia cresciuta nel solo 2007 del 53%.

Quello che non dice il governo cinese è la notevole censura a cui sono sottoposti i suoi internauti.

Resta comunque il dato notevole, che spingerà sicuramente molte aziende che vogliono investire in oriente a realizzare una versione del loro sito anche in cinese. Perchè diciamocelo chiaro, la Cina fa gola a molti e, essendo un mercato in crescita, può dare frutti notevoli.

Noi di B&G Comunicazione ci stiamo attrezzando in questo senso, iniziando ad approfondire il discorso cinese. Anche perchè un sito realizzato per la Cina non può e non deve essere uguale a uno realizzato per il mercato occidentale, sia per ragioni di impostazione culturale, sia per la scrittura, sia ancora per il modello di sito orientale, completamente diverso dal nostro.