Oggi vi segnalo un interessante articolo di Mauro Munero pubblicato su “PubblicitĂ Italia – Il Settimanale della Comunicazione” n° 26 dell’ 11 luglio 2008.
Il titolo è “Allegri, ma non troppo“, con riferimento da un lato al tasso di crescita positivo registrato dal mercato della comunicazione ma, al tempo stesso, anche dalla tendenza dei clienti a selezionare i partners per la Comunicazione quasi esclusivamente in base ai prezzi e non in base alla professionalitĂ e da una rischiosa “banalizzazione della creativitĂ ” che penalizza il settore.
Ecco alcuni passaggi chiave dell’articolo:
“Il tasso di crescita è significativo, ma il mercato registra una preoccupante ‘banalizzazione della creativitĂ ’. Così il presidente di AssoComunicazione, Marco Testa, lo scorso 25 giugno ha stigmatizzato il momento del mercato in occasione della presentazione delle stime di chiusura del 2008 e della terza edizione del rapporto dell’Associazione, ‘Comunicare domani’”.
E ancora:
“Il prezzo è l’elemento assolutamente determinante – ha commentato Testa – e la degenerazione di questo fenomeno porta ad attribuire sempre meno valore alla professionalitĂ e alla competenza degli esperti di comunicazione. Si pensa che valutare cinquanta proposte di ‘basso prezzo’ sia preferibile all’instaurazione di un rapporto di consulenza serio e responsabile: è una strada senza futuro anche per le stesse aziende utenti, che vedranno le loro marche sempre piĂą in balia dei continui cambiamenti del mercato”.
Mi soffermerei in particolare su questo passaggio, che riprende proprio un argomento che avevo trattato alcuni giorni fa in un post dedicato. Il grosso problema del settore, torno a dirlo, è la difficoltà di far percepire la qualità del proprio servizio.
Mentre il valore di un prodotto risulta quasi sempre “palpabile” diversamente accade a chi vende servizi: chi visualizza un sito ben fatto o sfoglia un bel catalogo può percepirne la gradevolezza estetica o la funzionalitĂ ma raramente riesce a comprendere l’impressionante mole di studio, tempo e lavoro che la realizzazione di tale servizio ha richiesto.
Per questo motivo i costi della pubblicitĂ vengono percepiti quasi sempre come eccessivi in rapporto alla valutazione che il cliente dĂ del servizio ricevuto, senza considerare l’altra faccia della medaglia.
Affidare il proprio marchio ad un’agenzia seria e professionale giova sia al professionista che al cliente, in quanto si può instaurare, come espresso ottimamente da Marco Testa, un rapporto continuativo di fiducia e consulenza che garantisce alla comunicazione del brand una continuitĂ nel tempo.
Se invece il costo diventa l’unica discriminante della scelta non solo il professionista serio viene penalizzato ma il danno che ne deriva al cliente può essere di molto superiore a quello percepito. Una comunicazione sbagliata, insufficiente, contraddittoria, può danneggiare un marchio invece di promuoverlo.
Per questo motivo è importante che se ne parli e che il pubblico sia correttamente informato: sono i benvenuti articoli professionali come qusto, che raccontano e spiegano e rendono più comprensibile il mondo della comunicazione, affiancando alle cifre anche una seria riflessione.
É doveroso segnalare che l’articolo prosegue illustrando una serie di dati interessanti sull’andamento dei vari settori merceologici e dei mezzi di comunicazione. Per una lettura integrale vi consiglio vivamente la consultazione della rivista e una visita al sito di PubblicitĂ Italia: www.pubblicitaitalia.it