L’ambient marketing ha colpito ancora, questa volta in occasione del Camden Irish Music Festival.
L’idea non è forse originalissima ma decisamente simpatica. Ispirati sicuramente dalla giunzione tra le due vetture che compongono gli autobus particolarmente capienti, gli ideatori di questa campagna hanno sapientemente trasformato un’ordinario bus pubblico in una fisarmonica, ovvero un manifesto semovente per pubblicizzare l’evento musicale.
Vi segnalo un interessante articolo di Nicola Ferrari pubblicato su webmarketing.html.it che affronta un tema piuttosto interessante: le nuove forme di business online, trattate attraverso l’analisi di tre realtĂ attuali di successo della rete quali YouTube, MySpace e Facebook.
La prima parte dell’articolo si intitola “Come ti monetizzo YouTube” e spiega come, vinte le iniziali perplessitĂ sulla possibilitĂ di rientro economico della spesa sostenuta da Google per l’acquisto della notissima piattaforma video, si sia giunti all’attuale successo della pubblicitĂ che comunica tramite i video. L’ “idea giusta” si è rivelata quella di stringere partnerships con altri colossi del settore, del calibro di iTunes e Amazon, consentendo così di acquistare rapidamente, ad esempio, un brano musicale che stiamo ascoltando. La Parola d’ordine è, quindi, “accorciare le distanze” tra ascolto (o visione) e acquisto per incrementare le vendite.
La seconda parte dell’articolo è intitolata: “Come ti monetizzo MySpace“, il social network che deteneva il primato prima del boom di Facebook. MySpace si è dotato di una piattaforma pubblicitaria dedicata, denominata My Ads, che utilizza sistemi giĂ noti come il pay per click e la contestualizzazione del target desiderato. Qualche dubbio permane, come spiega l’autore, circa il reale interesse che le aziende possono avere nei confronti di questa community.
La terza ed ultima parte si intitola “Come ti monetizzerei Facebook” e in questo caso il condizionale è d’obbligo nel senso che, a fianco della sua giĂ esistente piattaforma di pubblicitĂ Facebook Ads, l’autore ha un atteggiamento propositivo suggerendo che, grazie anche al crescente successo di questo social networks in termini di utenti e trend di crescita, si potrebbe pensare a nuovi e piĂą efficaci strumenti di promozione.
Per una lettura integrale dell’articolo, vi rimando direttamente alla fonte.
Devo ammettere che lo spot televisivo e radiofonico della Nuova Volkswagen Golf “Born with experience” è riuscito a stupirmi. In un settore in cui, come abbiamo evidenziato in uno dei passati post, la capacitĂ di sorprendere con l’insolito, l’imprevisto e il tecnologico fa scuola, ecco che Volkswagen va in controtendenza scegliendo il ritorno alla tradizione e ai valori dell’esperienza. E tuttavia il risultato è tutt’altro che scontato: i numeri parlano chiaro…
L’attenzione dello spettatore viene immediatamente attratta da alcune cifre proposte che non coincidono con l’idea tradizionale che si ha dello spot automobilistico: lĂ dove solitamente le case produttrici si confrontano a colpi di chilometraggio, sprint e risparmi economici troviamo qualcosa di ben diverso.
I dati forniti sull’auto sono questi:
 Vendesi auto di 34 anni
Con 57.864.962.420.050 Km (e giĂ Â a questo punto all’osservatore attento può venire qualche sospetto sulla reale natura del messaggio dello spot)
Oltre 50 milioni di proprietari (questa affermazione fuga ogni dubbio in merito al vero significato del video)
Condizioni perfette
L’aspetto probabilmente piĂą interessante dello spot è l’utilizzo della tecnica del “crescendo” che dall’iniziale (e voluto) equivoco, costruisce una impressionante piramide numerica per giungere alla “rivelazione” finale, quando lo spettatore comprende che non può trattarsi evidentemente di una sola autovettura reale bensì del concetto astratto dell’auto “Golf”.
Parafrasando un noto slogan d’altri tempi, questo mi è parso il titolo appropriato per la scelta del New York Times che ha deciso di creare un proprio social network, autogestito, invece di appoggiarsi a quelli giĂ noti e attualmente disponibili.
Il nome del network è TimesPeople e giĂ il termine scelto descrive sinteticamente lo spirito della nuova community: “Share and Discover the Best of NYTimes.com”.
La spiegazione dell’iniziativa offerta dal sito ufficiale è sintetica:
“Follow friends, co-workers, journalists and other Times readers. Discover and share articles, blog posts, multimedia and reader comments. Read the TimesPeople to learn more.”
In breve, TimesPeople si presenta come un nuovo modo di scoprire ciò che gli altri lettori del giornale trovano interessante sul sito NYTimes.com — e suggerire letture a propria volta. Attraverso TimesPeople, infatti, si possono condividere articoli, video, slideshow, blog posts, commenti e recensioni.
La notizia è del mese di Ottobre ma conserva, a mio avviso, intatta la sua validità .
Dopo l’inaugurazione di Youtube Insight, il servizio di statistiche per monitorare il successo e l’andamento dei video caricati su YouTube, il servizio si è ulteriormente specializzato grazie all’introduzione della funzione Hotspots.
In breve, non solo è possibile avere informazioni generiche sull’interesse che un determinato video suscita nei navigatori di internet ma è addirittura possibile monitorare quali parti di un clip riscuotono maggiore successo rispetto ad altre.
L’utilitĂ va ben al di lĂ della mera curiositĂ , soprattutto per le aziende che puntano sul viral marketing e sui video virali per promuovere i propri prodotti e servizi.
Grazie ad un monitoraggio effettuato con precisione oserei dire millimetrica, infatti, è possibile modificare i video e renderli piĂą accattivanti e gradevoli al “palato” virtuale del pubblico, aumentando così le proprie possibilitĂ di ottenere l’effetto virale desiderato.
Tuesday 4 November 2008 - postato da Nicolo' Fasce
Dopo la notizia della spiderizzazione dei filmati in Flash, Google ha annunciato pochi giorni fa che ora è in grado di spiderizzare anche i file .pdf presenti sui siti web.
Il processo è molto semplice: in pratica lo spider utilizza un sistema OCR (Optical Character Recognition) grazie al quale riesce a leggere, proprio come fa uno scanner, il testo contenuto all’interno dei documenti in questo formato.
L’esigenza è nata dal fatto che sono moltissimi i documenti caricati sui siti in .pdf, soprattutto a livello universitario e aziendale.
Si conclusa il 31 ottobre scorso la maratona reality “Red Bull: Can You Make It”, alla quale hanno preso parte ben 250 squadre per un totale di 750 persone. L’iniziativa ha avuto inizio il 24 Ottobre quando i partecipanti hanno preso il via da cinque diverse cittĂ europee (Berlino, Budapest, Madrid, Manchester e Roma) per giungere a Parigi entro le 18 di venerdì scorso.