Bloggare o non bloggare, questo è il problema
postato da G.C.Voglio spendere solo qualche riga per riflettere su un argomento che ha recentemente scosso la rete ed in particolare modo la cosiddetta “blogosfera“.
Mi riferisco al disegno di legge sull’editoria approvato in Consiglio dei Ministri il 12 ottobre scorso e che prevede, all’articolo 7, l’iscrizione al registro degli operatori di comunicazione (ROC) anche per chi svolge attivitĂ editoriali su internet.
Le risposte, anche illustri, sono immediatamente piovute istintive, immediate e forti da piĂą fronti, e si va dalla protesta contro un possibile “bavaglio” che potrebbe essere messo al web all’accusa di “legge liberticida”.
La risposta di Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha voluto gettare acqua sul fuoco, precisando che si tratta di un provvedimento mirato a riordinare il settore e che l’obbligo di registrazione non si riferisce ai singoli ragazzi che tengono un sito o un blog bensì a chi utilizza internet per pubblicare un vero prodotto editoriale. E poichĂ© può essere sottile la frontiera tra l’operatore professionale e il privato, la questione è stata affidata all’AutoritĂ Garante per le Comunicazioni che è stata incaricata di “stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori“.
Senza entrare nel merito della questione, la vicenda ha comunque posto l’accento su un argomento importante, ovvero quanto e come la rete sia cambiata in questi anni, quanta importanza rivestano oggi i contenuti che in essa vengono pubblicati ed anche, se vogliamo, sulla difficoltĂ di regolamentare un settore molto dinamico, in cui siti e blog spuntano giornalmente come i funghi.
Per non parlare della velocitĂ incredibile con cui si diffondono le notizie.
In tal modo, in sintesi, la Rete avrebbe acquistato la medesima dignitĂ della carta stampata, con relativi onori ma soprattutto oneri…