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Quando il brand diventa un gioco

Si parla spesso di riconoscibilità dei brand. I marchi ci circondano, popolano le nostre giornate, ci ammiccano dalle vetrine, dalle auto, dai giornali, dal web. Siamo quindi abituati a vederli, con le loro forme e colori. Cosa accadrebbe, però, se qualcuno ce ne mostrasse soltanto una parte?
Saremmo davvero in grado di riconoscerli?

E’ la sfida che ci lancia un nuovo gioco disponibile su Facebook (ed anche su mobile), il cui nome evoca già il contenuto: “Hi Guess the Brand“.

Non è sempre così facile vincere, provare per credere!

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Come sono nati i brand delle case automobilistiche

autoDietro a un grande brand c’è sempre una storia e, soprattutto nel campo delle automobili, spesso ci sono grandi uomini, che con passione e volontà sono riusciti ad affermarsi.
Vediamo come sono nati e da dove traggono spunto i nomi delle più grandi case automobilistiche di tutto il mondo:
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Skin advertising, nuova frontiera del non conventional

Sul buon gusto o l’opportunità di questo genere di marketing non convenzionale si potrebbe anche discutere, tuttavia non manca di originalità questo nuovo modo di comunicare, che consiste nel realizzare oggetti (nel caso in questione panchine da esterni) che “lasciano letteralmente il segno” sulla pelle dei consumatori.

Fatto sta che le panchine non convenzionali posizionate in Nuova Zelanda dal negozio di abbigliamento Superette “timbrano” temporaneamente le gambe di chi vi si siede grazie ad una scritta in rilievo. A patto (beninteso) che la persona indossi pantaloni corti e rimanga seduta per un tempo ragionevole.

Pur riconoscendo i limiti – e lo ripeto – dell’iniziativa, non si può non sottolineare come le declinazioni del marketing si rivelino praticamente infinite…

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Come si possono fare dei danni con una marca forte: il caso Tantum Rosa

Tantum rosa pericolosoNel nostro blog e come filosofia aziendale cerchiamo sempre di esaltare il concetto di quanto sia importante costruire un’immagine di marca forte e duratura nel tempo. Il caso di cui vi voglio parlare oggi sembra proprio da manuale: ovvero come spiazzare il consumatore cercando di sfruttare un’immagine di marca molto forte su un prodotto e fare dei pesanti danni, facendo finire anche delle persone all’ospedale.

Chi di voi non conosce dopo anni e anni di spot i prodotti della Angelini dal nome Tantum, nello specifico il famosissimo Tantum Verde per il trattamento delle irritazioni e infiammazioni della bocca (gengiviti, stomatiti, estrazioni dentarie) e della gola (faringiti)?

Il consumatore ha ormai consolidato come brand perception l’idea di una linea di prodotti dedicati al trattamento di infiammazioni della bocca e della gola (vi ricordate la famiglia Boccasana?), con una spiccata notorietà e un’immagine di marca molto forte, identificandosi in un prodotto affidabile e soprattutto efficace.

Ma un bel giorno alla Angelini (la società proprietaria della linea Tantum) decidono di fare forse quello che è il più grande errore di comunicazione dall’inizio del secolo, ovvero chiamare una nuova linea di prodotti Tantum Rosa.
Voi penserete: fantastico, cosa c’è di male, dovrebbe essere la linea della Tantum Verde con un profumo in bocca più delicato, magari dedicato al pubblico femminile.

E invece no, ed è qui che è successo il macello: il Tantum Rosa è vero che ha lo stesso principio attivo (quello della benzidamina che è un antiinfiammatorio) del suo cugino Tantum Verde, peccato però che sia un prodotto ginecologico, ovvero una lavanda vaginale, per un utilizzo esterno e assolutamente non ingeribile!!!
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Una pioggia di advertising…

Le declinazioni dell’advertising sembrano non esaurirsi mai. L’ultima frontiera è rappresentata dal “rain advertising”, ovvero un messaggio che diventa visibile soltanto quando piove.
É questa l’idea creativa messa in atto dalla Continental per pubblicizzare i propri pneumatici.

In realtà l’idea affonda le radici in un progetto di più ampio respiro, denominato RAINCAMPAIGN, che consiste in sistema di outdoor advertising vicino all’ambiente, poiché utilizza un fenomeno naturale (la pioggia). Altro aspetto di non secondaria importanza, una parte del ricavato di ogni campagna sarà devoluto per il recupero delle foreste pluviali e, al giorno d’oggi, non è poco.

É interessante osservare come stiano sempre più affermandosi termini quali “green-marketing” (che viene definito dalla American Marketing Association come il marketing di prodotti che si presume siano eco-compatibili) e “eco-friendly advertising” (=advertising che non arreca danni all’ambiente), ovvero forme di pubblicità sensibili all’ambiente.
Come dire, la coscienza ecologica sta prendendo campo…

Vai al sito di RainCampaign

Skype e il suo brand, intervista a Henrique Penha

skype Vi segnalo un’interessante intervista fatta dal sito Fuelyourbranding a Henrique Penha, Director of Experience Design di Skype.
Potrete così scoprire come si è evoluto e come viene gestito il brand del software voIP più utilizzato al mondo.

Link: Inside the Brand: Q+A With Skype

M&M's…a tutto web!

É proprio vero che, se ben usato, il web può diventare un ottimo strumento promozionale e di lavoro per un’azienda. Prova ne siano le iniziative di Coca Cola passate per il web, di cui abbiamo lungamente parlato in passato.

Oggi parliamo di M&M’s, per un ottimo motivo. La prima immagine immediatamente evocata dal logo e dal packaging è quella di un mondo colorato, dinamico, ludico, accattivante, soprattutto per i più giovani.

L’attuale sito di M&M’s rispecchia tutto questo e forse anche di più, offrendo non solo informazioni aggiornate sui prodotti ma anche advergames e sezioni largamente interattive, che consentono addirittura di disegnare un proprio avatar M&M’s personalizzato fino al minimo dettaglio: dal colore della superficie agli accessori da indossare. Ovviamente è possibile salvare il proprio piccolo “capolavoro” soltanto registrandosi al sito, un modo come un altro per fidelizzare il cliente e indurlo a visitare nuovamente il portale.

La sezione “Fun & Games” non contiene solo giochi ma, spingendo sul pedale “viral” del passaparola, consente di inviare e-cards coloratissime, scaricare wallpapers e screensavers e guardare videos e ads.
E non è che l’inizio, come si suol dire.

La sezione “Recipes and ideas” offre invece gustose ricette per cimentarsi in cucina mentre, per gli addetti ai lavori può risultare interessante la Case History di M&M’s raccontata dall’azienda stessa con una serie di slides 3D che ripercorrono le tappe evolutive fondamentali del brand, dal lontano 1941 fino ai giorni nostri.

Consiglio vivamente una visita al portale, per fini ludici o didattici, poiché ritengo sia meritevole di nota.

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BuzzMetrics sbarca in Italia

No, non è il protagonista di un nuovo film di animazione per bambini, bensì lo strumento di analisi del “passaparola” in rete elaborato dalla celebre società di rilevazione Nielsen.

Non a caso il nome “BuzzMetrics” deriva  dal sostantivo buzz, che si riferisce al passaparola che si genera tra gli utenti, i quali spesso forniscono spontaneamente opinioni o consigli su un determinato prodotto o marchio. É d’obbligo ricordare che l’attuale proliferare di social networks e communities in rete genera un traffico di informazioni ed opinioni che non poteva passare inosservato agli occhi attenti delle aziende.

É in qualche modo possibile, prestando attenzione a quanto viene scritto sul web, farsi un’idea delle tendenze e preferenze del pubblico. E non è poco, considerando che conoscendone i desideri diviene più facile orientare le campagne di marketing, rendendole “ad hoc” per il target desiderato.

Non è un caso, quindi, che Nielsen abbia pensato (dopo i felici esperimenti condotti in U.S.A., Gran Bretagna, Germania ed altri paesi negli anni passati), di avviare anche il monitoraggio dei contenuti del Web italiano, mettendo a disposizione il proprio strumento di rilevazione già ampiamente testato e perfezionato nel corso dei passati 10 anni. Un know-how nel settore che può davvero “spendere” bene.

 

Il Brand seeding, questo sconosciuto

“Nella vita non si finisce mai di imparare” recita un noto proverbio. Parole sante! Eccoci infatti alle prese con una nuova espressione con cui sarà bene familiarizzare: il concetto del Brand Seeding. Di cosa si tratta?

É presto detto.

Il termine “seeding” deriva dal sostantivo “seed“, ovvero seme. Seeding, pertanto, indica il lavoro della semina, in particolare qui interpretata in relazione al mondo dell’advertising e intesa in senso metaforico. Lo scopo del procedimento del Brand seeding è quello di “piantare i semi” di un brand (anche attraverso imponenti investimenti pubblicitari) affinché attecchiscano (metaforicamente parlando) nell’immaginario collettivo. 

I sistemi usati per il brand seeding fondamentalmente sono:

  1. operazioni di lancio con distribuzione altamente selettiva;
  2. una costruzione d’immagine volta a generare visibilità e passaparola, con particolare attenzione agli opinion leaders.

Quali gli obiettivi?

  1. coltivare un segmento di mercato di fascia alta cercando di diventarne l’azienda-leader;
  2. Mantenere comunque una buona posizione anche quando i vari segmenti di mercato si fondono.

Una particolare declinazione del Brand seeding  è il video seeding. Per approfondire questo interessante argomento vi consiglio la lettura di questo documento (in formato pdf) realizzato da NinjaMarketing intitolato “Video Seedig – Il dietro le quinte dei viral video”:

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