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Con Focus il giornale diventa 3d

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In un’era in cui la carta stampata ha innegabilmente perso – ahimè aggiungerei – la sua attrattiva, la rivista di scienza Focus è riuscito a stupirci. E lo ha fatto in grande stile!

Mentre i giovani (e meno giovani) si aggirano per le città cercando di catturare i Pokemon immersi nella realtà aumentata (con alterne fortune, ci racconta la cronaca) la scienza ci mostra come arricchire in maniera utile e culturale l’esperienza della lettura.

focus-volo-su-parigiGrazie all’interazione con un’apposita app per smartphone denominata “Focus Realtà Aumentata” (scaricabile sia da App store che da Google Play, a seconda della piattaforma in uso) le pagine del numero 286 di Focus, mese di Agosto 2016, prendono magicamente vita.

Basta installare la app (consiglio la connessione wi-fi perchè di grandi dimensioni), aprirla ed inquadrare con la fotocamera le pagine della rivista per attivare la realtà aumentata in esse contenuta, assistendo con meraviglia a foto che si trasformano in sfere tridimensionali navigabili, la superficie solare che da immagine statica diventa video e molto altro.

Consiglio assolutamente questa esperienza che apre le porte ad infinite possibilità di interazione tra realtà e mondo digitale e che per una volta strizza l’occhio non solo alla dimensione ludica ma, vivaddio, soprattutto a quella culturale.

Youtube va in loop

Curiosa novità che riguarda la più nota piattaforma mondiale di diffusione video.

Disponibile direttamente nel menu del player (opzione attivabile con il tasto destro cliccando sul video) la nuova opzione “loop” che consente la riproduzione circolare (continua) del medesimo video.
Utile in particolare qualora si desideri riascoltare più volte una stessa canzone.

L’innovazione risponde all’esigenza sentita da molti di ottenere l’effetto loop creando video con contenuti che si ripetevano n volte in loop o installando estensioni ad hoc esterne nel proprio browser.

Per saperne di più: Vai

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TripAdvisor diventa un portale di ricerca per pianificare i viaggi

Con i suoi i suoi 200 milioni di recensioni scritte dai viaggiatori, TripAdvisor si presenta come il più grande portale di viaggi al mondo. E fin qui prendiamo atto dei numeri.

La novità è però di  questi giorni e consiste in una campagna pubblicitaria televisiva mirata a comunicare al grande pubblico che il sito ha fatto un salto di qualità: da portale essenzialmente costituito da recensioni, offre oggi anche nuovi servizi di pianificazione e prenotazione delle vacanze, mettendo a confronto i prezzi di 200 siti diversi. La motivazione al cambiamento è certamente data dalla presenza in rete di siti concorrenti che già da tempo offrono servizi analoghi nello stesso settore o in altri, quali ad esempio le assicurazioni e il campo immobiliare.

Siamo onesti, chi di noi non ha fatto almeno un passo su TripAdvisor negli ultimi anni per conoscere l’opinione di chi è già stato ospite di una certa struttura turistica o di un ristorante?

Fin qui è storia nota, nel senso che ormai non ci si affida più alle tradizionali guide cartacee per informarsi sul rapporto qualità/prezzo del settore turistico. E’ più veloce ed immediato “dare una sbirciatina” su TripAdvisor dove le valutazioni, però, va detto, sono spesso soggettive e contrastanti, legate a più fattori quali flussi stagionali, condizioni meteorologiche o preferenze culinarie.

L’aspetto innovativo sarà affidare al portale l’oneroso (soprattutto in termini di tempo) compito di confrontare strutture e prezzi a parità (o quasi) di condizioni. Sarà una mossa vincente?
Dal momento che la stagione delle ferie è ormai prossima non dubito che lo scopriremo a breve.

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Nuova legge sull’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie

Il nuovo Provvedimento sull’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie sui siti web, denominato “Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie – 8 maggio 2014“, è entrato in vigore ormai da una settimana ma ancora serpeggiano incertezze e confusione in merito.

In realtà il Provvedimento era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014, ovvero esattamente un anno prima dalla sua entrata in vigore ma, si sa, anche quando si avrebbe tutto il tempo di fare le cose con calma è facile ridursi all’ultimo momento. E così puntualmente è stato.

I più previdenti, soprattutto i siti di carattere commerciale, avevano precorso i tempi adeguando già da qualche mese le proprie pagine a quanto previsto dal Provvedimento, ma i più sono corsi ai ripari appena in tempo ai limiti della scadenza, per timore delle salate sanzioni previste per gli inadempienti.

A dire il vero sull’interpretazione del provvedimento perfino gli uffici legali di molte aziende si sono trovati discordi, principalmente a causa di una diffusa disinformazione sulla natura e le funzionalità dei cookies, che sono da sempre in uso su internet, benché la maggior parte dei navigatori non ne fosse consapevole.

Riassumendo brevemente a beneficio di tutti, i cookies sono righe di testo usate su internet per eseguire in modo automatico alcune operazioni o per raccogliere dati. Essi possono essere di durata variabile (di sessione o persistenti – ovvero durevoli nel tempo), tecnici o di profilazione, di prima o terza parte.
La confusione si è generata principalmente intorno alla necessità di dichiarare o meno i cookies in uso sul proprio sito. I più ottimisti – che pensavano di essere esenti dall’obbligo – hanno scoperto con sorpresa che anche semplicemente inserendo il codice di Google Analytics (o similare) per tracciare le visite al proprio sito già si faceva uso di cookies tecnici (usati per raccogliere anonimamente dati aggregati). Ancora più impegnativa la dichiarazione per chi aveva incorporato nel proprio sito i vari servizi offerti da Youtube o dai social network, che utilizzano anche cookies di profilazione.

Va detto che la macro-distinzione fondamentale esiste tra i cookies detti tecnici e quelli di profilazione finalizzati ad inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione sul web.
Da qui è nata l’esigenza del Garante per la privacy di legiferare in merito, per assicurarsi che il navigatore fosse reso consapevole dell’esistenza di tali cookies e messo anche in condizione di rifiutarne l’installazione o di rimuoverli, correndo però il rischio di non poter usufruire di alcune funzionalità del sito.

Entrando maggiormente nel dettaglio del provvedimento, esso prevede che – nel momento stesso in cui si accede ad una qualunque pagina del sito – compaia in primo piano una informativa breve (sotto forma di banner) contenente un primo avviso che il sito contiene cookie, che la prosecuzione della navigazione comporta il consenso all’uso degli stessi e ne esplicita la natura. L’informativa breve deve contenere anche un link ad una informativa estesa destinata ad un ulteriore approfondimento. Nell’informativa estesa andranno anche indicate le modalità per rifiutare e/o rimuovere i cookie eventualmente già presenti sul dispositivo di navigazione.

Per finire, in caso di omessa o inidonea informativa il provvedimento prevede una sanzione amministrativa del pagamento di una somma da seimila a trentaseimila euro (art. 161 del Codice) mentre l’installazione di Cookie sui terminali degli utenti in assenza del loro preventivo consenso comporta addirittura la sanzione del pagamento di una somma da diecimila a centoventimila euro (art. 162, comma 2-bis, del Codice).

Perr maggiori informazioni vi rimando al testo del provvedimento pubblicato sul sito del Garante per la privacy: Via

#tWeBook, quando il social diventa libro

A volte le idee brillanti nascono senza preavviso.

E’ questo il caso di due utenti di Twitter che hanno avuto l’iniziativa di scrivere una storia composta esclusivamente da tweets, ciascuno dei quali ovviamente di soli 140 caratteri, e uniti tra loro dal filo invisibile dell’hashtag #tWeBook.

Si tratta di @titofaraci e @Angioletto9, che sono i nickname rispettivamente di Tito Faraci e Claudia Maria Bertola.

I due autori hanno iniziato per gioco a pubblicare tweets in versione “botta e risposta” che, pian piano, componevano una storia, che ha preso vita da un evento realmente accaduto alla Bertola e poi sviluppato su suggerimento di altri utenti di Twitter.

L’opera, se così si può chiamare, è stata raccolta in un libro digitale intitolato “#tWeBook. Una storia scritta tweet à tweet” ed è scaricabile gratuitamente (su iniziativa degli stessi autori) in versione pdf al seguente indirizzo:

Via

Twitter punta al video hosting

La notizia non è ancora ufficiale ma, nell’articolo intitolato “Twitter Buys Vine, a Video Clip Company That Never Launched“, AllThingsD parla dell’acquisizione, da parte del noto social network Twitter, di Vine, piattaforma di video-hosting non ancora lanciata sul mercato. Questo confermerebbe il progetto di Twitter di dire addio ai servizi di hosting come Yfrog, TwitVid e Vodpod per consentire ai propri utenti di uploadare direttamente i propri video, come già avviene con le fotografie.
Ovviamente si tratta di un progetto ambizioso che richiederà del tempo ma sembra che si sia già “in corso d’opera”.

La landing page di Vine recita:

“The best way to capture and share video on your iPhone”.

AllThingsD ci spiega in sintesi:

“It’s different than the slew of other video apps currently on the market. Usually when you shoot with your smartphone, the camera captures one continuous shot. Vine allows for punctuated recording. Grab a few quick snips of video, and Vine auto-generates a longer cut stitched from those shots. It’s a novel idea, and hones in on the sweet spot of our ever-dwindling attention spans.”

La novità rispetto alle applicazioni  attualmente sul mercato per smartphone risiederebbe quindi nella funzione di auto-generazione di un video a partire da piccoli “spezzoni” catturati in modo non continuativo mentre, attualmente,  è possibile effettuate solo un’unica ripresa continuativa.

Per la lettura dell’articolo vi rimando al sito di AllThingsD.

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Video virale: World Music Experiment

Un video virale che viene dalla Russia, un singolare esperimento di interconnessione e creatività. Da vedere.

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I media siamo noi

Che le nostre vite fossero ormai strettamente legate alla rete era sotto gli occhi di tutti ormai da tempo, ma il CENSIS ci offre dati statistici su cui riflettere grazie al 10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.
Tra i dati più interessanti apprendiamo che il 62,1% degli italiani frequenta il web (+9% in un anno), 1 su 2 è presente su Facebook. Complici di questa escalation, ovviamente, i dispositivi mobili e i social network.

Il dato che forse induce alle maggiori riflessioni è che il numero dei lettori di quotidiani, che solo cinque anni fa arrivava al 67%, si ferma oggi al 45% e che ad un titolo di studio più alto non corrisponde maggiore interesse nei confronti della lettura di libri e giornali.
In particolare gli italiani appaiono sempre più interessati ad una informazione “su misura”, personalizzata se non addirittura auto-prodotta e pubblicata (su Facebook, Twitter o Blog):

“Si riducono i consumi di quotidiani, ma i portali web d’informazione generici sono utilizzati ormai da un terzo degli italiani (il 33% nel 2012). Non è il bisogno d’informazione a essere diminuito, ma le strade percorse per acquisire le notizie sono cambiate.”

Il rischio insito in questa tipologia di comportamento, purtroppo, è che l’utente si informi esclusivamente sulle notizie di suo interesse e non sul resto.

Per queste ed altre ragioni il CENSIS parla a giusto titolo di “era biomediatica”.
In merito ai dispositivi mobile apprendiamo che:

“Proprio i telefoni cellulari (utilizzati ormai dall’81,8% degli italiani) aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3%), anche grazie agli smartphone (+10% in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15% al 27,7% della popolazione e oggi si trovano tra le mani di più della metà dei giovani (54,8%). Questi ultimi utilizzano anche i tablet (13,1%) più della media della popolazione (7,8%).”

Per una lettura integrale vi rimando all’articolo del CENSIS

Ma in che lingua Twitti?

Un tempo si era soliti chiedere “Ma in che lingua parli?” intendendo con queste parole che quanto detto o scritto non era comprensibile all’ascoltatore.
Ebbene, oggi potremmo a giusto titolo modificare la frase in “Ma in che lingua Twitti?”

Oggi i Social networks fungono da termometro della salute della società e delle sue abitudini, tant’è vero che si parla spesso di “misurare l’umore” degli utenti della rete sulla base di ciò che scrivono o pubblicano.
Per quanto riguarda Twitter, stretto parente degli SMS per la necessaria brevità dei messaggi che consente di pubblicare, l’ago della bussola sta però pericolosamente andando verso la deriva grammaticale e sintattica.

Non soltanto le preposizioni vengono per brevità (com’è consuetudine tra i più giovani) sostituite dai corrispondenti simboli matematici ma via via – ad esempio – gli accenti si sono tristemente perduti lungo la strada, in compagnia dei tempi verbali corretti (il congiuntivo, questo sconosciuto…) e degli avverbi al posto giusto.

Certo, i ”twoosh’ (ovvero i 140 caratteri al massimo che compongono un tweet) non consentono di comporre una nuova Divina Commedia ma quando anche il senso della comunicazione si perde viene da chiedersi se non valga la pena di riflettere un attimo in più se quanto stiamo pubblicando risulti comprensibile.

Non a caso, credo, le persone non più giovanissime faticano a familiarizzare con un mondo digitale che riflette come uno specchio una società in perenne corsa, che per l’ansia di comunicare in fretta rischia di non comunicare affatto.
Per chi era abituato alla lettura di un buon libro o di una rivista può risultare congestionato il susseguirsi dei tweets che si aggiornano a tempo di record, senza permettere al navigatore di fare il punto della situazione.

Comunicare sì ma…”con juicio“.

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Dalla tv al tablet…il passo è breve

Oggi parliamo di…comunicazione.

Con il moltiplicarsi dei dispositivi mobili di varie dimensioni stiamo assistendo ad un progressivo ma inesorabile cambiamento di abitudini che influenza sempre più il nostro quotidiano.
Anche davanti al televisore (che in taluni casi consente già la connessione ad internet) può venire una curiosità su una notizia, un personaggio o un film e se una volta non era così immediato documentarsi su un argomento di proprio interesse oggi basta un click per avere il mondo a portata di mano.
Non occorre più neppure accendere il pc per ottenere l’informazione voluta e questo gioca decisamente a favore dei più leggeri e maneggevoli tablet e smart phones.
Almeno per il momento sembra che tv e mobile procedano in armonia di pari passo, anche se il rischio potenziale che i dispositivi portatili rimpiazzino almeno parzialmente la tv tradizionale esiste.
C’è da dire che spesso l’evoluzione della società imbocca strade nuove e talvolta imprevedibili per cui non ci resta che sederci sul divano davanti alla tv con il nostro tablet e…goderci lo spettacolo.

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