Siamo ormai abituati ad usufruire dell’archivio sterminato offerto in rete da Youtube ma non di rado ci imbattiamo in filmati con l’audio originale in lingua straniera.
Questo può rappresentare un ostacolo nella comprensione da parte di coloro che non masticano molto gli altri idiomi, senza considerare la fetta di navigatori che soffrono di diverse problematiche di udito.
Dunque, che fare? Dopo un periodo sperimentale, Youtube ha deciso di varare ufficialmente un nuovo sistema di sottotitoli generati automaticamente grazie ad un algoritmo che decifra l’audio e lo trasforma in sottotitoli che possono, poi, essere editati dall’autore del video, correggendo eventuali errori presenti.
La nuova funzionalità lavorerà presto automaticamente su filmati in lingua inglese ma, grazie alle funzionalità di Google Translate, sarà possibile ottenere anche una traduzione dei sottotitoli nelle ben 50 lingue supportate.
Come è facile immaginare, il servizio lavora al meglio su video dall’audio chiaro e non eccessivamente disturbato da fruscii di fondo e la fedeltĂ di riproduzione rispetto all’originale è proporzionale alla qualitĂ dell’audio.
Un interessante passo avanti nella direzione di una comunicazione migliore e a 360°.
La coscienza ecologica sta fortunatamente prendendo campo anche nel settore pubblicitario e, come abbiamo accennato in qualche post passato, molte marche note si stanno orientando verso il Green Marketing.
Ne è ottimo esempio Skoda, che ha inaugurato una campagna “consapevole” il cui claim “It’s not nature that should adapt” riassume sinteticamente un importante messaggio, ovvero che non è la natura a doversi adattare. In sintesi si fa riferimento al tentativo di ridurre al minimo l’impatto ambientale smaltendo correttamente le auto e i loro componenti.
Questo manifesto, che è solo un esempio tratto dalla campagna, rappresenta in realtĂ Â l’aspetto visibile di una piĂą vasta politica di attenzione all’ambiente che appartiene alla casa automobilistica e che viene sviluppata sul sito di Skoda in una sezione apposita.
Un plauso per la campagna, sicuramente, ma anche uno per la coscienza ecologica, oggi piĂą importante che mai.
E’ quanto mai di attualitĂ in queste settimane il termine Avatar, scelto dal regista James Cameron quale titolo per la sua recentissima produzione cinematografica che tanto successo sta riscuotendo nelle sale di tutto il mondo.
Questa è storia nota ma…quanti conoscono la vera origine della parola?
Facciamo un po’ di chiarezza a beneficio di tutti.
Il termine “Avatar”, derivante dal Sanscrito, nella tradizione induista riveste il significato di “incarnazione”, con riferimento all’atto compiuto da un dio di assumere un corpo fisico. Il termine stesso significa, infatti, “colui che discende”.
In breve una sorta di alter ego virtuale che un individuo decide di interpretare. Tale immagine può raffigurare – in base alle preferenze personali – personaggi tratti dalla realtĂ , da fotografie,  films, fumetti o cartoni animati.
Gli avatar vengono principalmente utilizzati in rete in associazione al proprio account dai frequentatori di social networks, communities, messaggistica istantanea, forums, chat-rooms e videogames, ovvero tutte quelle situazioni in cui è richiesta la creazione di una identitĂ virtuale, il piĂą delle volte in tema con l’argomento della community che si frequenta o con il gioco di ruolo a cui si prende parte.
Gli avatar tematici sono usatissimi nelle saghe di genere Fantasy e, di conseguenza, nel mondo virtuale che ruota intorno ad esse.
Non è un segreto: giĂ da tempo Wordpress è il grande protagonista dell’attivitĂ mondiale di blogging, grazie anche al suo “DNA” open-source e ad un’attiva community di partecipanti al progetto.
Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.
Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicitĂ non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.
Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualitĂ e creativitĂ delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:
Non sempre la pubblicitĂ virale apporta benefici alle aziende, soprattutto quando non sono le aziende a realizzarla.
Eh, giĂ , stiamo parlando del fenomeno del Viral Fake, ovvero falsi video virali messi in rete da terzi senza l’autorizzazione dei marchi chiamati in causa, come è accaduto per Citroen, Volkswagen e addirittura per il WWF.
Nel caso delle note case automobilistiche i video rappresentavano finti tentativi di suicidio e non potevano che sollevare aspre polemiche e comprensibili riflessioni sulla mancanza di buon gusto dei realizzatori oltre che sulla gravitĂ dell’operazione. Nel caso del WWF si è addirittura fatto ricorso al tragico video dell’11 settembre 2001 per aggiungervi ipotetici messaggi ambientalisti, con inevitabili ripercussioni per il World Wildlife Fund.
Simili azioni, ben lungi dall’essere positive o simpatiche, si rivelano nella maggior parte dei casi una vera spina nel fianco non solo per le aziende colpite ma anche per i veri creativi, che vedono il proprio lavoro danneggiato dal pessimo utilizzo degli stessi strumenti che rappresentano per loro una via preferenziale per l’espressione della propria creativitĂ .
C’è però, puntualmente, l’eccezione che conferma la regola.
Per concludere “in bellezza”, segnalo un simpatico FAKE  iPhone commercial che, grazie anche all’estremo interesse legato al prodotto, non ha tardato a diffondersi in rete con un certo divertimento dei navigatori:
Le declinazioni dell’advertising sembrano non esaurirsi mai. L’ultima frontiera è rappresentata dal “rain advertising”, ovvero un messaggio che diventa visibile soltanto quando piove.
É questa l’idea creativa messa in atto dalla Continental per pubblicizzare i propri pneumatici.
É interessante osservare come stiano sempre piĂą affermandosi termini quali “green-marketing” (che viene definito dalla American Marketing Association come il marketing di prodotti che si presume siano eco-compatibili) e “eco-friendly advertising” (=advertising che non arreca danni all’ambiente), ovvero forme di pubblicitĂ sensibili all’ambiente.
Come dire, la coscienza ecologica sta prendendo campo…
E chi ha detto che le pubblicitĂ passano di moda?
Certo, gli spot e le pagine pubblicitarie sono lo specchio dei tempi, come i films, e indubbiamente non è difficile accorgersi a colpo d’occhio se un lavoro è attuale oppure d’annata.
Tuttavia anche le creazioni pubblicitarie del passato – perlomeno quelle ben fatte! – conservano un certo fascino “vintage”, al punto che è stato realizzato un sito che ne raccoglie un gran numero, raggruppate per tipologia.
Il sito si chiama Vintage ad Browser (ad = abbreviazione di Advertising) e merita sicuramente una visita.
Contiene infatti delle “chicche” interessanti.
Ad esempio, nella sezione “Medicine Ads”, sono contenuti manifesti dal 1830 in poi, che suscitano indubbiamente una certa curiositĂ . Soprattutto nell’ottica di comprendere l’evoluzione del modo di comunicare dal 1800 ad oggi.
Non mi resta quindi che augurarvi…buona navigazione!
Wednesday 13 January 2010 - postato da Nicolo' Fasce
Il futuro della televisione è una sua convergenza con internet e dall’11 gennaio questa realtĂ sembra essere piĂą vicina.
Mediaset, infatti, ha lanciato il portale Mediaset Video dove è possibile trovare on line gratuitamente intere puntate di programmi del suo palinsesto, fino ad arrivare a una vera e propria diretta per alcune trasmissioni.
Mediaset vuole investire sul web e soprattutto monetizzare, evidentemente dopo aver visto l’enorme successo che i suoi filmati hanno avuto su Youtube e dopo aver costretto lo stesso Youtube a rimuoverli per violazione dei diritti d’autore.
Per par condicio ricordo che anche la Rai ha un portale simile RAI TV, dove è possibile vedere in diretta tutti i suoi canali digitali.
La base c’è, quello che manca è, come sempre, l’effettiva diffusione nel nostro paese della banda larga. Speriamo che questi investimenti in innovazione portino a un’accelerazione di questo processo di copertura.
Come si suol dire, la speranza è l’ultima a morire.
Abbiamo piĂą volte accennato, nel corso del 2009, alla sorprendente rapiditĂ con cui si sta evolvendo la tecnologia e, inevitabilmente, con essa anche il web.
Tra browsers sempre piĂą performanti, nuovi supporti “mobile” e social network di successo è trascorso un altro anno.
Difficile riassumere in poche parole tutte le novitĂ che hanno letteralmente invaso le nostre vite e modificato le nostre abitudini di navigazione e di comunicazione e talvolta un’immagine vale piĂą di mille parole.
Qualcuno ha così pensato creativamente di riassumere in un video (ovviamente pubblicato sull’immancabile Youtube) gli steps salienti delle nuove tecnologie. Come dire…un tentativo di fare il punto della situazione per ripartire con un 2010 che giĂ si preannuncia ricco di idee e progetti oltre ogni immaginazione.