GiĂ da tempo sono state prese iniziative da parte dei colossi del web per giungere al definitivo pensionamento dell’ ormai “anziano” browser di casa Microsoft. Ciò nonostante lo utilizza ancora piĂą del 10% degli utenti di internet sparsi in tutto il mondo.
In virtĂą di questo, la stessa Microsoft ha varato un sito dal nome piĂą che esplicito – IE6 countdown – mirato a incoraggiare l’abbandono del vecchio browser, che ha ormai compiuto 10 anni, a favore delle versioni piĂą recenti.
Il sito offre giĂ all’apertura una mappa geografica del pianeta recante le percentuali aggiornate di utilizzo di IE6 per ogni paese. Inoltre contiene tre macro-aree dedicate a diversi target e iniziative:
Join the cause (mirato ai webmasters, che invita ad aderire all’iniziativa inserendo un banner nei proprio sito);
Educate others (destinato a tutti gli utenti, che contiene buone ragioni per passare alle nuove versioni del browser);
Tell your friends (destinato ai tweeters, per favorire il passaparola spontaneo in rete).
Ai blocchi di partenza oggi a Milano il Digital Experience Festival, cinque giorni di dibattiti e incontri incentrati sul rapporto tra l’uomo e le tecnologie digitali nei vari settori della sua vita (lavoro, rapporti sociali, etc.).
Non a caso il claim è “better digital better life“.
Come sottolinea in un video il Direttore del Festival, Stefano Saladino, l’evento non pone tanto l’attenzione sulle singole tecnologie quanto piuttosto sull’uomo che le utilizza:
La pubblicitĂ ci circonda, è ovunque. Ci parla dalle radio e dal web, ammicca accattivante in tv, ci sorride dai cartelloni pubblicitari. Siamo quindi abituati agli spot, ai sottofondi musicali orecchiabili, a piccole storie condensate in una manciata di secondi. Ma…cosa c’è dietro le quinte di uno spot?
Ore di studio, lavoro, make up e ambientazioni curate al dettaglio.
Simpatico il “making of” dello spot Emulsio il Salvambiente (protagonista il personaggio di Ariel, alias Marco Marzocca), messo in rete su Youtube che racconta con rapidi flash vari momenti della lavorazione dello spot.
Non è più una novità che i dispositivi mobili targati Apple (iPod, iPad e iPhone) sono amatissimi e che sono migliaia le applicazioni che vengono giornalmente scaricate ed installate su di essi.
Questi i dati approssimativi presentati da Apple:
piĂą di 10 miliardi di applicazioni
piĂą di 160 milioni di accounts iTunes attivati
200 nuove applicazioni scaricate nel mondo ogni secondo
30 minuti al giorno trascorsi mediamente ad utilizzare le applicazioni
Partendo dall’analisi numerica di tale successo, Apple ha deciso di lanciare – il 1 luglio prossimo – iAd, una propria piattaforma per la pubblicitĂ , integrata nelle applicazioni e pertanto autonoma rispetto alla rete.
Tra i primi aderenti illustri troviamo Dove e Nissan ma il progetto appare giĂ ambizioso, come precisato sul sito di advertising di Apple: http://advertising.apple.com/
Obiettivo primario: una elevata targetizzazione delle campagne, mirate al raggiungimento della porzione di clientela desiderata.
Ci dice Apple (libera traduzione dal sito advertising.apple.com):
“Ogni pubblicitĂ viene mostrata all’interno delle migliaia di applicazioni in rete soltanto al pubblico che vuoi raggiungere. Il nostro targeting ad alta efficacia utilizza interessi e preferenze rilevanti per il tuo brand. Che si stiano leggendo le news, che si stia giocando o consultando il meteo locale, la tua pubblicitĂ avrĂ un forte impatto”
Il sito offre maggiori informazioni nelle due macro-aree iAd for Brands e iAd for developers.
Simpatico e ben realizzato – a mio avviso – il nuovo spot di Opel Corsa per il 2011, caratterizzato da una serie di graffiti in movimento, che prendono vita al passaggio dell’auto.
Ecco il video dello spot postato su Youtube:
Appena trasmesso alla TV mi ha immediatamente richiamato alla memoria un video “antenato” del 2008, realizzato e messo online. Sebbene le tecniche realizzative siano diverse, l’idea c’era giĂ :
Sul buon gusto o l’opportunitĂ di questo genere di marketing non convenzionale si potrebbe anche discutere, tuttavia non manca di originalitĂ questo nuovo modo di comunicare, che consiste nel realizzare oggetti (nel caso in questione panchine da esterni) che “lasciano letteralmente il segno” sulla pelle dei consumatori.
Fatto sta che le panchine non convenzionali posizionate in Nuova Zelanda dal negozio di abbigliamento Superette “timbrano” temporaneamente le gambe di chi vi si siede grazie ad una scritta in rilievo. A patto (beninteso) che la persona indossi pantaloni corti e rimanga seduta per un tempo ragionevole.
Pur riconoscendo i limiti – e lo ripeto – dell’iniziativa, non si può non sottolineare come le declinazioni del marketing si rivelino praticamente infinite…
Internet, la ragnatela mondiale della comunicazione, oltre che sterminata può essere anche piena di insidie e pericoli, soprattutto per i più piccoli.
A partire da questa consapevolezza è nato il progetto Togetherville, un social network sicuro ideato appositamente per i bambini al di sotto dei 10 anni, al quale i piccoli possono accedere soltanto sotto la supervisione di un adulto, la cui identità deve poter essere verificata attraverso Facebook.
Il genitore (o chi ne fa le veci) detiene il totale controllo delle operazioni possibili, dalla creazione dell’account del bambino fino al delicato aspetto delle amicizie da accettare o da proporre.
Su Togetherville è possibile non soltanto iscriversi alla scuola virtuale (in cui il bambino può interagire con i compagni di classe) ma anche scambiare messaggi, visualizzare video, giocare e disegnare.
La Walt Disney Company, leader mondiale dell’intrattenimento per l’infanzia, ha da poco annunciato l’acquisizione di Togetherville.
L’insaziabile curiositĂ di scoprire anche gli angoli piĂą nascosti del pianeta ha spinto Google Street View a ricorrere giĂ Â nel 2009 ad un nuovo strumento di esplorazione, un triciclo di circa113 kg e lungo circa 2,70 metri, dotato di fotocamera automatica a 360° per visitare luoghi impervi o inaccessibili ai veicoli a quattro ruote.
La novità è che sono disponibili in rete le prime immagini raccolte dai tricicli, che per la precisione si riferiscono ad uno dei celebri castelli della Loira, quello di Chenonceaux, ai National Botanic Gardens di Dublino e al californiano Balboa Park di San Diego.
Ammonta a ben 20.000 dollari la ghiotta cifra che Google ha messo in palio per il primo hacker che dovesse riuscire ad aggirare i sistemi di sicurezza di Chrome in occasione della prossima edizione dell’hacking contestPwn2Own.
Il colosso di Mountain View dimostra così di non temere possibili attacchi da parte delle migliori menti del settore, che giĂ dal 2009 tentano – senza successo, è doveroso ricordarlo – di forzare il lucchetto del noto browser. É interessare osservare che l’importo messo in palio costituisce la cifra piĂą alta mai registrata per una singola applicazione nel corso dell’evento. I temerari che parteciperanno al cimento non avranno però tempo da perdere: l’importo infatti si dimezzerĂ dopo le  prime 24 ore del concorso.
Il futuro del web sembra da oggi un po’ piĂą vicino, soprattutto in seguito alla presentazione – da parte del W3C – del logo ufficiale di HTML5, evento straordinario in quanto si tratta della prima volta nella storia del linguaggio di markup per pagine web.
Lo scopo è evidentemente quello di promuoverne la diffusione e indirizzare esperti e neofiti verso uno standard univoco per il web. Il logo è distribuito sotto licenza Creative Commons Attribution 3.0, e il suo utilizzo non è solo autorizzato ma addirittura incoraggiato, come ottimamente spiegato nell’ interessante articolo del 18/01/2011, a firma di Davide Falanga, pubblicato su  Webnews: Via