La coscienza ecologica sta fortunatamente prendendo campo anche nel settore pubblicitario e, come abbiamo accennato in qualche post passato, molte marche note si stanno orientando verso il Green Marketing.
Ne è ottimo esempio Skoda, che ha inaugurato una campagna “consapevole” il cui claim “It’s not nature that should adapt” riassume sinteticamente un importante messaggio, ovvero che non è la natura a doversi adattare. In sintesi si fa riferimento al tentativo di ridurre al minimo l’impatto ambientale smaltendo correttamente le auto e i loro componenti.
Questo manifesto, che è solo un esempio tratto dalla campagna, rappresenta in realtĂ Â l’aspetto visibile di una piĂą vasta politica di attenzione all’ambiente che appartiene alla casa automobilistica e che viene sviluppata sul sito di Skoda in una sezione apposita.
Un plauso per la campagna, sicuramente, ma anche uno per la coscienza ecologica, oggi piĂą importante che mai.
Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.
Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicitĂ non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.
Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualitĂ e creativitĂ delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:
Le declinazioni dell’advertising sembrano non esaurirsi mai. L’ultima frontiera è rappresentata dal “rain advertising”, ovvero un messaggio che diventa visibile soltanto quando piove.
É questa l’idea creativa messa in atto dalla Continental per pubblicizzare i propri pneumatici.
É interessante osservare come stiano sempre piĂą affermandosi termini quali “green-marketing” (che viene definito dalla American Marketing Association come il marketing di prodotti che si presume siano eco-compatibili) e “eco-friendly advertising” (=advertising che non arreca danni all’ambiente), ovvero forme di pubblicitĂ sensibili all’ambiente.
Come dire, la coscienza ecologica sta prendendo campo…
Neppure il freddo piĂą rigido riesce a fermare la creativitĂ , come dimostra un curioso video pubblicato su Youtube, dedicato alla celebre birra cinese Harbin.
Un team di impavidi ha infatti sfidato i -34° C dell’inverno cinese e, approfittando del rapido congelamento dovuto alla temperatura esterna, ha versato svariate casse di birra per realizzare una pregevole decorazione in stile ambient marketing.
Qualche bevitore appassionato ha manifestato il proprio dissenso sul web protestando per gli svariati litri di birra che sono stati sprecati per realizzare l’installazione ma, nel complesso, l’idea risulta senza dubbio creativa.
Non è la prima volta che assistiamo alla trasformazione dell’interno dei bus in simpatiche vetrine per il viral marketing.
Dopo l’iniziativa dedicata agli orologi IWC Pilot (foto sopra) è comparsa a Stoccolma una campagna dedicata agli orologi della Triwa (foto sottostante).
L’idea è tanto semplice quanto geniale: le consuete maniglie a cui si possono tenere i passeggeri sono state trasformate in altrettante simulazioni di orologi diversi per forma e colore. In tal modo il pubblico si può divertire ad “indossare” i modelli per orientarsi in previsione di un’eventuale acquisto. I piĂą attenti hanno immediatamente associato le due campagne, ma gli orologi non sono stati gli unici protagonisti di questo genere di ambient advertising.
In giro per il mondo, infatti, tra il 2007 e il 2009 sono comparse sui mezzi pubblici simpatiche trecce per pubblicizzare prodotti per capelli. Anche in questo caso l’idea originale è stata in seguito rivisitata da altre aziende del settore.
Vi segnalo oggi un articolo, non nuovissimo ma sempre interessante, pubblicato da Streetmarketing a proposito dell’Ambient Marketing: sette sempi emblematici, che vanno dalle fontane e gli alberi vestiti di tutto punto alla scala mobile col corrimano in liquirizia, fino al palazzo-videogame. Una simpatica raccolta, tutta da sfogliare.
Le azioni di marketing non convenzionale non soltanto si moltiplicano ma si fanno anche piĂą ardite e fantasiose.
É il caso della Swiss Skydive, scuola svizzera di paracadutismo, che ha decorato un ascensore in modo da simulare la sospensione nel vuoto. Un unconventional che mette i brividi!
Altra operazione di ambient marketing estremamente inquietante è stata quella predisposta da M&M’s che ha ricostruito in strada una “scena del crimine” in perfetto stile C.S.I. con tanto di sagoma della vittima tracciata sull’asfalto e area precauzionalmente circoscritta dal nastro con la dicitura “Do not cross the line”.
L’ unica differenza è da ricercare nella natura della vittima: per fortuna non si tratta di un essere vivente bensì di un colorato confetto M&M’s. Chi sarĂ il colpevole? Le indagini continuano…
É proprio vero che, se ben usato, il web può diventare un ottimo strumento promozionale e di lavoro per un’azienda. Prova ne siano le iniziative di Coca Cola passate per il web, di cui abbiamo lungamente parlato in passato.
Oggi parliamo di M&M’s, per un ottimo motivo. La prima immagine immediatamente evocata dal logo e dal packaging è quella di un mondo colorato, dinamico, ludico, accattivante, soprattutto per i piĂą giovani.
L’attuale sito di M&M’s rispecchia tutto questo e forse anche di piĂą, offrendo non solo informazioni aggiornate sui prodotti ma anche advergames e sezioni largamente interattive, che consentono addirittura di disegnare un proprio avatar M&M’s personalizzato fino al minimo dettaglio: dal colore della superficie agli accessori da indossare. Ovviamente è possibile salvare il proprio piccolo “capolavoro” soltanto registrandosi al sito, un modo come un altro per fidelizzare il cliente e indurlo a visitare nuovamente il portale.
La sezione “Fun & Games” non contiene solo giochi ma, spingendo sul pedale “viral” del passaparola, consente di inviare e-cards coloratissime, scaricare wallpapers e screensavers e guardare videos e ads.
E non è che l’inizio, come si suol dire.
La sezione “Recipes and ideas” offre invece gustose ricette per cimentarsi in cucina mentre, per gli addetti ai lavori può risultare interessante la Case History di M&M’s raccontata dall’azienda stessa con una serie di slides 3D che ripercorrono le tappe evolutive fondamentali del brand, dal lontano 1941 fino ai giorni nostri.
É ormai noto – ma non fa male ricordarlo – che il cosiddetto ”Game Advertsing” o “AdverGame” consiste nella pratica di utilizzare videogames (siano essi realizzati in Flash o esplicitamente progettati per le consoles) come parte integrante di campagne di marketing.
Volendo essere piĂą precisi, all’interno della macrocategoria degli advergames è possibile distinguere due categorie fondamentali:
i giochi esplicitamente progettati per veicolare messaggi pubblicitari;
giochi che, nati in modo autonomo, recano al proprio interno messaggi pubblicitari.
Giochi associativi (ad es. contenenti brands pubblicizzati sui cartelloni che figurano all’interno dei videogames);
Giochi rappresentativi del marchio in cui il prodotto diventa parte del gioco, se non addirittura il suo obiettivo ultimo (ne sono esempio i giochi online realizzati in Flash);Â
Giochi dimostrativi che riprendono pedissequamente le caratteristiche di un brand;
Giochi competitivi progettati per modalitĂ multiplayer;
Giochi educativi o divulgativi, in cui il “core” è il messaggio da veicolare e lo scopo la vendita di un prodotto.
Il potenziale di queste tipologie di giochi è estremamente interessante. Ciò che, però, occorre non perdere mai di vista è il corretto equilibrio fra aspetto “ludico” e aspetto commerciale: il prevalere dell’uno sull’altro, infatti, potrebbe produrre risultati non desiderati quali, ad esempio, l’indebolimento del messaggio pubblicitario in un caso, o del divertimento nell’altro.