La Apple seguendo la sua politica di difesa del brand e nello specifico del proprio logo ha diffidato la scuola canadese Victoria School of Business and Technology dall’usare il nuovo logo, che risulta essere troppo simile a quello della casa di Cupertino.
Come afferma il legale della Apple Stephanie Vaccari, questo logo lede i diritti della Apple suggerendo in maniera falsa un’approvazione da parte della stessa del logo e di conseguenza della scuola.
La Apple ha dimostrato più volte di voler e saper difendere in maniera decisa il proprio logo; a tale proposito vi rimando all’ articolo della causa intentata nei confronti della città di New York.
Siamo sempre stati abituati a concepire i loghi aziendali come un qualcosa di statico, ma, nell’era della comunicazione digitale, forse è venuto il momento di ribaltare questa idea ed iniziare a pensare ai loghi come a un qualcosa di dinamico. Almeno questo è quello che ha pensato l’agenzia MovingBrands, che, compiendo l’azione di re-branding per Swisscom, ha concepito il nuovo logo per essere visualizzato in movimento, orientandosi verso i new media.
Per spiegare questo concetto decisamente innovativo hanno realizzato anche un video:
Qui potete vedere come è stato aggiornato il sito aziendale, implementando il nuovo logo dinamico.
Sono stati annunciati i vincitori del premio Wolda, “The Worldwide Logo Design Annual”, unico concorso al mondo che può vantare il patrocinio di oltre 100 associazioni e scuole di design internazionali, il cui successo risiede nell’innovativa giuria a tre livelli composta da 10 influenti designer, 10 marketing manager delle più rinomate marche “clienti†ed infine da 10 rappresentanti dei consumatori finali.
Il vincitore assoluto nella categoria “professional” è il logo One Degree, realizzato dalla filiale australiana di Landor:
Mentre per la categoria “talenti” ha vinto Daniel A. Becker con il logo Super Kraft per un’etichetta musicale giapponese:
Potete vedere i diversi loghi che hanno partecipato al concorso sia sul sito del premio oppure comprare il libro “Wolda ‘08 Annualâ€, disponibile da fine Dicembre.
Titolo originale dell’articolo: Top 7 Most Overused Techniques & Elements Used In Graphic Design a cura di Jacob Cass e pubblicato sul sito Just Creative Design.
La classifica, ovviamente, non è fine a se stessa ma pone un quesito a tutti i lettori: quanto siamo coscienti dell’utilizzo e della presenza di questi elementi? O per meglio dire: quanto consciamente li utilizziamo?
Per dirla con le precise parole dell’autore dell’articolo:
“Are you following graphic design trends subconsciously?”
Mentre questo interrogativo rimane aperto, vi rimando alla lettura dell’articolo originale che contiene anche un esempio grafico illustrativo per ogni voce della lista: Via
Le poste norvegesi hanno compiuto un’azione di rebranding, per accostare l’identità aziendale alla società collegata Bring. Nell’immagine potete vedere il vecchio e il nuovo logo (tratti da Underconsideration).
E’ stato rilasciato anche un comunicato stampa che spiega come mai sia stata intrapresa questa operazione, che, forse, per la Norvegia è una delle più grosse operazioni di rebranding mai messe in atto.
Dal punto di vista del marketing l’operazione non fa una grinza, viene stabilita un’identità di corporate, con un marchio ad ombrello che copre tutte le diverse branche della società :
Dal mio punto di vista personale, a prescindere dalle azioni di marketing, piange davvero il cuore nel veder sparire uno dei loghi più famosi in Norvegia. Da un lato perchè le poste norvegesi sono una delle 3 società che hanno il permesso di inserire la corona del Regno di Norvegia nel proprio logo, dall’altro perchè il nuovo logo diluisce molto l’immagine aziendale.
Se un’immagine tradizionale ha una forte personalità , è un buono strumento per differenziarsi dalla concorrenza ed è un errore abbandonarla. La si può aggiornare secondo i dettami della grafica moderna, ma un cambiamento così drastico è un vero salto nel buio.
Non è detto, infatti, che una forte immagine corporate sia sempre vincente, soprattutto in un servizio come quello postale dove sarebbe più vantaggioso un approccio friendly, con il postino che è quasi un amico e non un corriere di una multinazionale qualunque.
Vi presento le teorie più interessanti: Philipp Lensenn e alcuni utenti di Flickr ritengono che l’ispirazione sia venuta dal vecchio gioco degli anni ‘80 Simon, con alcune varianti in cui vengono incluse la palla dei Pokemon, una webcam e anche il logo di Firefox.
Ancora più interessante la teoria di Harry McCracken che accosta il nuovo logo a quello della Microsoft. Non tanto per la somiglianza nella forma, ma in quella della scelta cromatica. Come potete vedere, infatti, i colori sono proprio gli stessi, giallo, blu, verde e rosso, racchiusi da una sfera.
Ancora Amit Agarwal accosta il logo di Chrome a quello Thinkfree Office, che nella schermata di installazione ha proprio un’immagine simile.
E guarda caso anche qui i colori sono sempre gli stessi.
Philips ha aggiornato il proprio wordmark, anche se a primo impatto è veramente difficile accorgersene.
Ci sono riusciti i ragazzi di Underconsideration, che hanno notato come il vecchio wordmark sia stato sostituito da uno più moderno che segue la linea del web 2.0 con l’uso di font più morbidi e arrotondati.
Lo so, a primo impatto il nostro occhio viene tradito e le due scritte sembrano identiche, ma analizzando meglio, se coloriamo il vecchio logo di rosso e il nuovo di blu e li sovrapponiamo:
si notano chiaramente le modifiche: le lettere sono più grandi e spaziate e mostrano un’accentuata bombatura.
Alcuni ipotizzano motivazioni di carattere industriale, a mio avviso è un orientamento alla grafica e alle linee del web.
Sarebbe bello poter intervistare qualche top manager di Philips per svelare l’arcano.
Nel mentre se siete curiosi, qui potete leggere la storia del brand della Philips.
Il fortunato sodalizio tra Ariston e Leo Burnett, che già aveva dato risultati eccellenti con la campagna per Hotpoint Aqualtis, che certamente ricorderete, prosegue. Dopo il mondo sommerso all’interno della lavabiancheria è la volta di un’Odissea nello Spazio di tutto rispetto, all’interno di un frigorifero.
Ma andiamo con ordine: prima di tutto rinfreschiamoci le idee rivedendo lo spot di Aqualtis, Deeply different:
Personalmente ho trovato fin dall’inizio questo spot non solo geniale ma estremamente raffinato, per la creatività delle idee e la brillante realizzazione ma anche nell’oculata scelta della colonna sonora, “Ask the mountains” di Vangelis (tratto dall’album “Voices” del 1995).
E siccome squadra che vince non si cambia, ecco la nuova creatura uscita dalle mani di Ariston e Leo Barnett: la campagna Space Odissey per Quadrio Hotpoint, il frigorifero che contiene al suo interno un cosmo in miniatura in cui orbitano oggetti celesti di ogni genere.
Ovviamente ritroviamo anche il sempreverde Vangelis, con la riconoscibilissima “Ask the mountains”, in continuità con il commercial realizzato per Aqualtis.
La nuova campagna televisiva denominata “Space Odissey”, come dicevamo, è stata pensata immaginando che all’interno del frigorifero esista uno spazio cosmico in cui cibi e bevande diventano corpi celesti che fluttuano morbidamente, come in assenza di gravità . Il messaggio? Quadrio contiene l’atmosfera ideale per conservare i vostri cibi.
Ci siamo già occupati dell’evoluzione della comunicazione di alcuni Brand famosi. Oggi torniamo a parlare di Coca Cola facendo una breve ma significativa carrellata su alcuni spot che, di decennio in decennio, dagli anni ‘50 ad oggi, hanno portato il Brand Coca Cola nelle case di tutto il mondo attraverso lo schermo TV.
Di strada ne è stata fatta tanta, a a riprova di quanto la pubblicità si lo specchio dei tempi, della cultura e dei costumi di una società . Per chi ha qualche anno in più sarà forse piacevole rivedere spot del passato, per i più giovani può essere interessante scoprire “come eravamo” e quanto la società sia cambiata da allora. Un viaggio indietro nel tempo in omaggio allo spirito vintage.
Spot Coca Cola dagli anni ‘50 agli anni ‘80
Spot anni ‘80 – ‘90
always coca cola
Spot recenti: Happiness Factory
Per completare questo viaggio nel tempo non poteva mancare uno dei Commercial più recenti, simpaticamente autoreferenziale, che ripercorre le tappe principali dell’evoluzione della bottiglia di Coca Cola partendo addirittura dal lontano 1886, per scoprire come si è arrivati alle forme sinuose delle bottiglie moderne.
Non poteva, ovviamente, mancare un riferimento alla formula segreta che sta alla base del prodotto, e intorno alla quale viene prudenzialmente mantenuto un accattivante alone di mistero…
A volte è bello andare a sfogliare i vecchi libri di grafica per vedere come si sia evoluta nel corso del tempo e come, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, i loghi siano cambiati negli anni.
E’ quello che ha fatto un utente di Flickr che ha pubblicato alcune pagine di un libro degli anni 70, dedicato ai loghi dell’epoca.