Le icone fanno ormai parte integrante della navigazione in rete “2.0″.
Ci sono diventate familiari: dalla “casetta” della Home Page all’arancio intenso dei feed RSS fino all’occhio tipico dell’approfondimento di un articolo.
Ma fino a che punto queste icone sono chiaramente riconoscibili? É questa l’interessante questione che si pone Lukas Mathis, software engineer e user interface designerper conto di un’azienda svizzera e, pertanto, esperto del settore.
In parole povere la domanda da porsi è la seguente: l’abbondanza di dettagli e l’eccessivo realismo verso i quali ci si è via via orientati in rete (complici l’avanzamento delle tecniche e dei software di elaborazione grafica) aiutano il “riconoscimento” da parte degli utenti oppure no? Meglio stilizzare gli oggetti o riprodurli dettagliatamente?
Attraverso alcuni interessanti esempi, l’autore ci conduce in pochi passi (e simpaticamente, aggiungerei io) nel mondo del design e dei suoi significati e ci induce ad interrogarci su alcuni assunti che diamo spesso per scontati.
Alzi la mano chi non ha mai usato Internet Explorer per navigare in rete.
É risaputo che – verrebbe da dire “da che mondo e mondo” – i sistemi operativi Windows sono sempre stati forniti con il browser Internet Explorer incorporato. Non che questo impedisse l’installazione di altri browsers ma, diciamo la veritĂ , complici un po’ di pigrizia e di abitudine, raramente si era indotti a scegliere altrimenti.
La novitĂ del momento, praticamente fresca di giornata, è che dal 1 Marzo 2010 è stato inaugurato il ballot screen, ovvero una schermata che gli utenti europei si troveranno a vagliare sia in fase di installazione del sistema operativo Windows, sia in fase di aggiornamento dello stesso e che consentirĂ una scelta “consapevole ” del browser da utilizzare.
Il S.O. di casa Microsoft, infatti, verrĂ fornito senza browser predefinito.
Come si è giunti a tale rivoluzione dei browsers? In verità la strada è stata lunga ed irta di ostacoli. Il processo è durato anni e soltanto adesso si è giunti ad una sentenza.
Fin qui parliamo ovviamente di sentenza legale, ma…quale sarĂ il browser preferito dai navigatori?
Proprio a loro spetta, da oggi, l’ “ardua sentenza”…
 Non c’è limite alla creativitĂ e questo abbiamo avuto occasione di appurarlo a piĂą riprese.
Tuttavia c’è ancora di che stupirsi, come nel caso di questo “cortometraggio” interamente ambientato nelle mappe di Google Maps. Il titolo dell’opera è “Satellite Car Chase” e sembra proprio essere la versione “2.0″ dei piĂą noti videogames dedicati al mondo dei motori.
La coscienza ecologica sta fortunatamente prendendo campo anche nel settore pubblicitario e, come abbiamo accennato in qualche post passato, molte marche note si stanno orientando verso il Green Marketing.
Ne è ottimo esempio Skoda, che ha inaugurato una campagna “consapevole” il cui claim “It’s not nature that should adapt” riassume sinteticamente un importante messaggio, ovvero che non è la natura a doversi adattare. In sintesi si fa riferimento al tentativo di ridurre al minimo l’impatto ambientale smaltendo correttamente le auto e i loro componenti.
Questo manifesto, che è solo un esempio tratto dalla campagna, rappresenta in realtĂ Â l’aspetto visibile di una piĂą vasta politica di attenzione all’ambiente che appartiene alla casa automobilistica e che viene sviluppata sul sito di Skoda in una sezione apposita.
Un plauso per la campagna, sicuramente, ma anche uno per la coscienza ecologica, oggi piĂą importante che mai.
E’ quanto mai di attualitĂ in queste settimane il termine Avatar, scelto dal regista James Cameron quale titolo per la sua recentissima produzione cinematografica che tanto successo sta riscuotendo nelle sale di tutto il mondo.
Questa è storia nota ma…quanti conoscono la vera origine della parola?
Facciamo un po’ di chiarezza a beneficio di tutti.
Il termine “Avatar”, derivante dal Sanscrito, nella tradizione induista riveste il significato di “incarnazione”, con riferimento all’atto compiuto da un dio di assumere un corpo fisico. Il termine stesso significa, infatti, “colui che discende”.
In breve una sorta di alter ego virtuale che un individuo decide di interpretare. Tale immagine può raffigurare – in base alle preferenze personali – personaggi tratti dalla realtĂ , da fotografie,  films, fumetti o cartoni animati.
Gli avatar vengono principalmente utilizzati in rete in associazione al proprio account dai frequentatori di social networks, communities, messaggistica istantanea, forums, chat-rooms e videogames, ovvero tutte quelle situazioni in cui è richiesta la creazione di una identitĂ virtuale, il piĂą delle volte in tema con l’argomento della community che si frequenta o con il gioco di ruolo a cui si prende parte.
Gli avatar tematici sono usatissimi nelle saghe di genere Fantasy e, di conseguenza, nel mondo virtuale che ruota intorno ad esse.
Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.
Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicitĂ non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.
Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualitĂ e creativitĂ delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:
Le declinazioni dell’advertising sembrano non esaurirsi mai. L’ultima frontiera è rappresentata dal “rain advertising”, ovvero un messaggio che diventa visibile soltanto quando piove.
É questa l’idea creativa messa in atto dalla Continental per pubblicizzare i propri pneumatici.
É interessante osservare come stiano sempre piĂą affermandosi termini quali “green-marketing” (che viene definito dalla American Marketing Association come il marketing di prodotti che si presume siano eco-compatibili) e “eco-friendly advertising” (=advertising che non arreca danni all’ambiente), ovvero forme di pubblicitĂ sensibili all’ambiente.
Come dire, la coscienza ecologica sta prendendo campo…
E chi ha detto che le pubblicitĂ passano di moda?
Certo, gli spot e le pagine pubblicitarie sono lo specchio dei tempi, come i films, e indubbiamente non è difficile accorgersi a colpo d’occhio se un lavoro è attuale oppure d’annata.
Tuttavia anche le creazioni pubblicitarie del passato – perlomeno quelle ben fatte! – conservano un certo fascino “vintage”, al punto che è stato realizzato un sito che ne raccoglie un gran numero, raggruppate per tipologia.
Il sito si chiama Vintage ad Browser (ad = abbreviazione di Advertising) e merita sicuramente una visita.
Contiene infatti delle “chicche” interessanti.
Ad esempio, nella sezione “Medicine Ads”, sono contenuti manifesti dal 1830 in poi, che suscitano indubbiamente una certa curiositĂ . Soprattutto nell’ottica di comprendere l’evoluzione del modo di comunicare dal 1800 ad oggi.
Non mi resta quindi che augurarvi…buona navigazione!
Abbiamo piĂą volte accennato, nel corso del 2009, alla sorprendente rapiditĂ con cui si sta evolvendo la tecnologia e, inevitabilmente, con essa anche il web.
Tra browsers sempre piĂą performanti, nuovi supporti “mobile” e social network di successo è trascorso un altro anno.
Difficile riassumere in poche parole tutte le novitĂ che hanno letteralmente invaso le nostre vite e modificato le nostre abitudini di navigazione e di comunicazione e talvolta un’immagine vale piĂą di mille parole.
Qualcuno ha così pensato creativamente di riassumere in un video (ovviamente pubblicato sull’immancabile Youtube) gli steps salienti delle nuove tecnologie. Come dire…un tentativo di fare il punto della situazione per ripartire con un 2010 che giĂ si preannuncia ricco di idee e progetti oltre ogni immaginazione.
Wednesday 9 December 2009 - postato da Nicolo' Fasce
Da diversi mesi si sente parlare di un prossimo lancio della tablet di Apple, ma quali potrebbero essere gli usi di questi nuovi devices?
Le idee sicuramente non mancano, basta guardare il filmato che vi propongo in cui Sport Illustrated sperimenta le enormi potenzialitĂ delle tablet, proponendo l’idea di un’edicola virtuale dove gli utenti potranno usufruire di servizi innovativi a corredo degli articoli: gallerie fotografiche ad alta risoluzione visionabili a scorrimento grazie al touchscreen, pubblicitĂ interattive con filmati e addirittura la possibilitĂ di giocare in diretta in base allo sport che si sta guardando in TV.