pubblicità interattiva

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Dal 2017 Google penalizzerà i siti con popup e interstitials

Dal prossimo anno vita più dura per gli amanti dei pop up ed altre tipologie di finestre pubblicitarie che penalizzano la navigazione tramite dispositivi mobili.

Google ha infatti deciso – ribadiamo che stiamo parlando della navigazione da mobile – di penalizzare (assegnando loro un ranking inferiore) i siti web che fanno largo ricorso a queste tecniche intrusive che, dal punto di vista dell’utente di internet, occultano il vero contenuto del sito, cui l’utente è interessato, o lo spostano in secondo piano.

Verranno tuttavia tollerate alcune tipologie di pop up/comunicazioni che possiamo riassumere nell’elenco seguente (fonte: blog HTML.IT):

“(…) quelli utilizzati per disposizioni legali, come ad esempio per l’utilizzo dei cookie o per la verifica dell’età; moduli di login ad aree riservate; banner che utilizzano una quantità limitata di spazio sullo schermo, poco invasivi e fastidiosi nonché facilmente nascondibili.

 

 

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iAd, la nuova pubblicità Apple per il mobile

Non è più una novità che i dispositivi mobili targati Apple (iPod, iPad e iPhone) sono amatissimi e che sono migliaia le applicazioni che vengono giornalmente scaricate ed installate su di essi.

Questi i dati approssimativi presentati da Apple:

  • più di 10 miliardi di applicazioni
  • più di 160 milioni di accounts iTunes attivati
  • 200 nuove applicazioni scaricate nel mondo ogni secondo
  • 30 minuti al giorno trascorsi mediamente  ad utilizzare le applicazioni

Partendo dall’analisi numerica di tale successo, Apple ha deciso di lanciare – il 1 luglio prossimo – iAd, una propria piattaforma per la pubblicità, integrata nelle applicazioni e pertanto autonoma rispetto alla rete.
Tra i primi aderenti illustri troviamo Dove e Nissan ma il progetto appare già ambizioso, come precisato sul sito di advertising di Apple: http://advertising.apple.com/

Obiettivo primario: una elevata targetizzazione delle campagne, mirate al raggiungimento della porzione di clientela desiderata.

Ci dice Apple (libera traduzione dal sito advertising.apple.com):

“Ogni pubblicità viene mostrata all’interno delle migliaia di applicazioni in rete soltanto al pubblico che vuoi raggiungere. Il nostro targeting ad alta efficacia utilizza interessi e preferenze rilevanti per il tuo brand. Che si stiano leggendo le news, che si stia giocando o consultando il meteo locale, la tua pubblicità avrà un forte impatto”

Il sito offre maggiori informazioni nelle due macro-aree iAd for Brands e iAd for developers.

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Advergames a tutto web

Per rendersi conto della diffusione ed importanza degli advergames sul web basta visitare i siti di alcuni noti brands che hanno deciso di dedicare dei progetti multimediali ai piccoli navigatori, realizzando giochi “ad hoc” targettizzati per l’infanzia e caratterizzati da creatività e colore.

Chocokrave.it di Kellogg’s offre alcuni giochi interattivi piuttosto semplici, dedicati al gustoso mondo del cioccolato.

Magic-kinder.com di Kinder offre una rosa di quattro aree tematiche principali (creatività, natura, movimento e gare e competizioni, più un’area novità che consente, tra l’altro, di personalizzare il gioco tramite l’uso di una webcam. Per salvare i propri lavori (e fidelizzare i clienti) i navigatori devono registrarsi sul sito.

Pandistelle.it di Barilla immerge invece il navigatore in un mondo fantastico fatto di cioccolata e biscotti in cui linee, scritte, stelle e oggetti si animano invitando a giocare con i suoi personaggi. Scopriamo così che per interagire con alcune aree occorre avere a disposizione una confezione di biscotti da posizionare davanti alla webcam.
Il prodotto diviene così “chiave d’accesso” al mondo magico di colori e suoni del web. Come dire…un altro modo creativo di fidelizzare i piccoli clienti. Testi, video e foto “casalinghi” possono inoltre essere segnalati e votati per entrare nella classifica delle migliori creazioni dedicate a Pan di Stelle.

Si tratta soltanto di tre esempi che lasciano però già intravedere le enormi potenzialità degli advergames, in termini di visite al sito, diffusione del marchio e fidelizzazione del cliente.

 

Publicaptcha? Sì grazie

Sembra essere questa la promettente nuova frontiera del captcha, ovvero gli amati-odiati codici testuali da inserire in molte pagine Web e utilizzati al fine di determinare se il visitatore che interagisce con il sito è un essere umano oppure un bot.

Tra fautori e detrattori dell’utilizzo del captcha, la proposta innovativa è quella di utilizzare come codice parole contenute in un banner pubblicitario al posto dei tradizionali caratteri alfanumerici, spesse volte barrati o deformati fino a risultare incomprensibili.

Un articolo interessante a questo proposito è stato pubblicato su Webnews da Floriana Giambarresi.

Buona lettura!

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Information overload, sappiamo gestirlo?

É questo il quesito trattato in un interessante articolo di Andrea Boaretto, del MIP Politecnico di Milano, pubblicato sul sito di Comunicazione Italiana e intitolato:
“Nel contesto multicanale l’information overload aumenta o diminuisce?”

A beneficio di tutti ricordiamo che il termine overload indica un sovraccarico (in questo caso di informazioni – che giornalmente investono il pubblico – volte a spingere i consumatori all’acquisto). Con la proliferazione e la crescita esponenziale del numero di messaggi, è diventato francamente difficile gestire la mole di informazioni in circolazione ed orientarsi.
Sì ma…quanto difficile?

A questo proposito l’autore ci rassicura:

“È altrettanto vero, però, che i consumatori, in vero stile darwiniano, si sono progressivamente adattati a questo ambiente e hanno imparato a gestire il sovraccarico informativo.”

E poi ci fornisce alcuni numeri meritevoli di riflessione:

“Come testimoniato dai dati presentati nell’Osservatorio Multicanalità 2009, infatti, dal 2007 al 2009 il numero di persone che affermano che il numero di messaggi pubblicitari è diventato troppo alto è diminuito dal 48% al 44%. Parallelamente, gli intervistati mostrano di avere anche migliorato la propria capacità di districarsi in questo groviglio di comunicazioni. Nel 2009 il 21% dichiara infatti (a fronte del 17% del 2007) di riuscire facilmente a reperire tutte le informazioni di cui ha bisogno per i propri acquisti.”

Si evince dall’analisi che il fattore vincente che consente l’adattamento è insito nella flessibilità dei flussi di informazione, che consente di personalizzare e filtrare i dati sulla base delle proprie necessità ed interessi.

Per una lettura integrale dell’articolo vi rimando al sito di Comunicazione Italiana:

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Viral spot interattivo per Tipp-ex

“Benvenuti nella Tippexperience”, verrebbe da dire guardando il video-spot di Tipp-ex confezionato su misura per il web.
Fin dalla prima visione mi ha ricordato immediatamente alcuni fumetti e racconti degli anni ’80 a finali multipli, nonché il celebre “Subservient chicken” di Burger King.
In breve il gioco consiste in questo: un breve filmato introduttivo in lingua inglese (intitolato “Un cacciatore uccide un orso”) mostra un cacciatore nel bosco alle prese appunto con un orso. Invece di sparargli con il fucile, l’uomo – a sorpresa – cancella con un Tipp-ex virtuale la parola “uccide” nel titolo del video e chiede al navigatore cosa deve fare. Al posto della parola cancellata, infatti, rimane un campo vuoto in cui il navigatore potrà digitare delle parole-chiave.

Ad ogni keyword (o quasi) digitata in lingua inglese corrisponderà un’azione compiuta dal cacciatore e dall’orso (es. dance, shop, tickle, etc.).
A giudicare dalle visualizzazioni del canale (11410372 allo stato attuale) si direbbe che l’iniziativa abbia riscosso un certo successo di pubblico.

Come dire: uno spot 2.0 a tutti gli effetti, in cui il visitatore non riveste più il mero ruolo di spettatore ma diventa protagonista a tutti gli effetti di quanto accade.

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Inserzioni video per Google

“Una ne fa e cento ne pensa”. É proprio il caso di dirlo quando si tratta di Google.

La notizia, pubblicata oggi sul sito webnews business, è che il prossimo step della pubblicità targata 2.0 sarà rappresentato da inserzioni interattive che dovrebbero costituire una fonte di interesse e non più di “disturbo” per il navigatore – come talvolta accade con i tradizionali banner pubblicitari.

Per la verità si sa ancora poco sull’argomento e attualmente non trapelano dettagli. Certo è che “chi si ferma è perduto” ed anche il web marketing contiene nel proprio DNA l’attitudine naturale ad evolversi.

Attenderemo quindi, con una buona dose di curiosità, di saperne di più sull’argomento.

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writing4you.com

La leggenda del pollo tuttofare di Burger King

 

La storia ha avuto inizio in tempi “non sospetti”, per così dire, ovvero quando il viral marketing non era ancora così diffuso, soprattutto in rete.
Grazie al sempre efficace passaparola, si vociferava già anni fa dell’esistenza di un sito in cui un personaggio mascherato da pollo eseguiva tutte le azioni che gli venivano richieste.
Qualcuno era addirittura arrivato ad immaginare che il curioso personaggio trascorresse effettivamente tutto il suo tempo in piedi davanti alla telecamera, a disposizione degli utenti di internet.

Queste le leggende di corridoio. La realtà è che esiste effettivamente un sito virale in cui, in risposta agli input (inseriti prevalentemente in lingua inglese) digitati in un campo apposito, vengono caricati dei video con azioni corrispondenti.
Ad esempio, digitando “run” il personaggio inizia a correre in giro per la stanza; digitando “drink” beve una bibita, digitando “switch on television” accende la tv e così via.

Il tutto è stato progettato tempo fa da Burger King ma è ancora visitabile all’indirizzo:

http://www.subservientchicken.com/

Attenzione, però, il pollo è estremamente sensibile e se non riceve gli ordini giusti si rifiuta categoricamente di obbedire…

Il Beamvertising, questo (s)conosciuto

Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.

Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicità non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.

Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualità e creatività delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:

(altro…)

La Lego utilizza la realtà aumentata per dare vita ai suoi giocattoli

La realtà aumentata sta cambiando il modo di fare comunicazione anche nel settore dei packaging.
Ad esempio, in alcuni negozi europei la Lego ha avviato un progetto pilota denominato Digital Box dall’enorme potenzialità.
Il meccanismo è molto semplice: mostrando una confezione di un gioco della Lego davanti a uno schermo dotato di telecamera è possibile vederne il contenuto in tre dimensioni e in movimento.

Ecco un filmato che ne mostra il funzionamento:

Non mancano le critiche, infatti, solo gli utenti più smaliziati si accorgeranno del sistema e lo proveranno, mentre esiste il rischio concreto di non colpire il target della comunicazione semplicemente perchè non si è accorto della possibilità di interagire con il packaging.

Idea efficace, quindi, ma da utilizzare con intelligenza, con chiare istruzioni per l’uso.