Di solito vi proponiamo video e immagini di advertising non convenzionale, ma non si vede mai come vengono realizzati e installati.
Questa volta ho scovato un video che soddisferĂ questa piccola curiositĂ .
Il video mostra l’installazione della pubblicitĂ per la nuova Honda Civic in Canada, dove la macchina appare come uno dei tanti desiderati “regali” delle confezioni di cereali.
Anche la BMW si affida ai video virali, nello specifico lo fa BMW Canada per il nuovo modello BMW 1 Series M Coupe.
Tenetevi forte e gustatevi il video:
La pubblicitĂ ci circonda, è ovunque. Ci parla dalle radio e dal web, ammicca accattivante in tv, ci sorride dai cartelloni pubblicitari. Siamo quindi abituati agli spot, ai sottofondi musicali orecchiabili, a piccole storie condensate in una manciata di secondi. Ma…cosa c’è dietro le quinte di uno spot?
Ore di studio, lavoro, make up e ambientazioni curate al dettaglio.
Simpatico il “making of” dello spot Emulsio il Salvambiente (protagonista il personaggio di Ariel, alias Marcoďťż Marzocca), messo in rete su Youtube che racconta con rapidi flash vari momenti della lavorazione dello spot.
Non è piÚ una novità che i dispositivi mobili targati Apple (iPod, iPad e iPhone) sono amatissimi e che sono migliaia le applicazioni che vengono giornalmente scaricate ed installate su di essi.
Questi i dati approssimativi presentati da Apple:
piĂš di 10 miliardi di applicazioni
piĂš di 160 milioni di accounts iTunes attivati
200 nuove applicazioni scaricate nel mondo ogni secondo
30 minuti al giorno trascorsi mediamente ad utilizzare le applicazioni
Partendo dall’analisi numerica di tale successo, Apple ha deciso di lanciare – il 1 luglio prossimo – iAd, una propria piattaforma per la pubblicitĂ , integrata nelle applicazioni e pertanto autonoma rispetto alla rete.
Tra i primi aderenti illustri troviamo Dove e Nissan ma il progetto appare giĂ ambizioso, come precisato sul sito di advertising di Apple: http://advertising.apple.com/
Obiettivo primario: una elevata targetizzazione delle campagne, mirate al raggiungimento della porzione di clientela desiderata.
Ci dice Apple (libera traduzione dal sito advertising.apple.com):
“Ogni pubblicitĂ viene mostrata all’interno delle migliaia di applicazioni in rete soltanto al pubblico che vuoi raggiungere. Il nostro targeting ad alta efficacia utilizza interessi e preferenze rilevanti per il tuo brand. Che si stiano leggendo le news, che si stia giocando o consultando il meteo locale, la tua pubblicitĂ avrĂ un forte impatto”
Il sito offre maggiori informazioni nelle due macro-aree iAd for Brands e iAd for developers.
Sul buon gusto o l’opportunitĂ di questo genere di marketing non convenzionale si potrebbe anche discutere, tuttavia non manca di originalitĂ questo nuovo modo di comunicare, che consiste nel realizzare oggetti (nel caso in questione panchine da esterni) che “lasciano letteralmente il segno” sulla pelle dei consumatori.
Fatto sta che le panchine non convenzionali posizionate in Nuova Zelanda dal negozio di abbigliamento Superette “timbrano” temporaneamente le gambe di chi vi si siede grazie ad una scritta in rilievo. A patto (beninteso) che la persona indossi pantaloni corti e rimanga seduta per un tempo ragionevole.
Pur riconoscendo i limiti – e lo ripeto – dell’iniziativa, non si può non sottolineare come le declinazioni del marketing si rivelino praticamente infinite…
Molti li chiamano slogan ma con termine piĂš preciso andrebbero chiamati baseline o pay off, ovvero quelle brevi frasi che riassumono un’idea, un concetto, un posizionamento associato a un marchio. Possono rimanere affiancati a un’azienda o a un prodotto per molti anni e per molte campagne.
Il loro scopo è dare un denominatore comune ai diversi annunci di una o piÚ campagne multisoggetto, facendo da filo conduttore e da vero e proprio elemento identificativo forte per la marca.
Ne ho raccolti diversi che hanno avuto particolare successo: (more…)
Sembra essere questa la promettente nuova frontiera del captcha, ovvero gli amati-odiati codici testuali da inserire in molte pagine Web e utilizzati al fine di determinare se il visitatore che interagisce con il sito è un essere umano oppure un bot.
Tra fautori e detrattori dell’utilizzo del captcha, la proposta innovativa è quella di utilizzare come codice parole contenute in un banner pubblicitario al posto dei tradizionali caratteri alfanumerici, spesse volte barrati o deformati fino a risultare incomprensibili.
Un articolo interessante a questo proposito è stato pubblicato su Webnews da Floriana Giambarresi.
Ă questo il quesito trattato in un interessante articolo di Andrea Boaretto, del MIP Politecnico di Milano, pubblicato sul sito di Comunicazione Italiana e intitolato: “Nel contesto multicanale lâinformation overload aumenta o diminuisce?”
A beneficio di tutti ricordiamo che il termine overload indica un sovraccarico (in questo caso di informazioni – che giornalmente investono il pubblico – volte a spingere i consumatori all’acquisto). Con la proliferazione e la crescita esponenziale del numero di messaggi, è diventato francamente difficile gestire la mole di informazioni in circolazione ed orientarsi.
SĂŹ ma…quanto difficile?
A questo proposito l’autore ci rassicura:
“Ă altrettanto vero, però, che i consumatori, in vero stile darwiniano, si sono progressivamente adattati a questo ambiente e hanno imparato a gestire il sovraccarico informativo.”
E poi ci fornisce alcuni numeri meritevoli di riflessione:
“Come testimoniato dai dati presentati nellâOsservatorio MulticanalitĂ 2009, infatti, dal 2007 al 2009 il numero di persone che affermano che il numero di messaggi pubblicitari è diventato troppo alto è diminuito dal 48% al 44%. Parallelamente, gli intervistati mostrano di avere anche migliorato la propria capacitĂ di districarsi in questo groviglio di comunicazioni. Nel 2009 il 21% dichiara infatti (a fronte del 17% del 2007) di riuscire facilmente a reperire tutte le informazioni di cui ha bisogno per i propri acquisti.”
Si evince dall’analisi che il fattore vincente che consente l’adattamento è insito nella flessibilitĂ dei flussi di informazione, che consente di personalizzare e filtrare i dati sulla base delle proprie necessitĂ ed interessi.
Per una lettura integrale dell’articolo vi rimando al sito di Comunicazione Italiana:
“Benvenuti nella Tippexperience”, verrebbe da dire guardando il video-spot di Tipp-ex confezionato su misura per il web.
Fin dalla prima visione mi ha ricordato immediatamente alcuni fumetti e racconti degli anni ‘80 a finali multipli, nonchĂŠ il celebre “Subservient chicken” di Burger King.
In breve il gioco consiste in questo: un breve filmato introduttivo in lingua inglese (intitolato “Un cacciatore uccide un orso”) mostra un cacciatore nel bosco alle prese appunto con un orso. Invece di sparargli con il fucile, l’uomo – a sorpresa – cancella con un Tipp-ex virtuale la parola “uccide” nel titolo del video e chiede al navigatore cosa deve fare. Al posto della parola cancellata, infatti, rimane un campo vuoto in cui il navigatore potrĂ digitare delle parole-chiave.
Ad ogni keyword (o quasi) digitata in lingua inglese corrisponderĂ un’azione compiuta dal cacciatore e dall’orso (es. dance, shop, tickle, etc.).
A giudicare dalle visualizzazioni del canale (11410372 allo stato attuale) si direbbe che l’iniziativa abbia riscosso un certo successo di pubblico.
Come dire: uno spot 2.0 a tutti gli effetti, in cui il visitatore non riveste piĂš il mero ruolo di spettatore ma diventa protagonista a tutti gli effetti di quanto accade.
“Una ne fa e cento ne pensa”. à proprio il caso di dirlo quando si tratta di Google.
La notizia, pubblicata oggi sul sito webnews business, è che il prossimo step della pubblicitĂ targata 2.0 sarĂ rappresentato da inserzioni interattive che dovrebbero costituire una fonte di interesse e non piĂš di “disturbo” per il navigatore – come talvolta accade con i tradizionali banner pubblicitari.
Per la veritĂ si sa ancora poco sull’argomento e attualmente non trapelano dettagli. Certo è che “chi si ferma è perduto” ed anche il web marketing contiene nel proprio DNA l’attitudine naturale ad evolversi.
Attenderemo quindi, con una buona dose di curiositĂ , di saperne di piĂš sull’argomento.