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Quando il brand diventa un gioco

Si parla spesso di riconoscibilità dei brand. I marchi ci circondano, popolano le nostre giornate, ci ammiccano dalle vetrine, dalle auto, dai giornali, dal web. Siamo quindi abituati a vederli, con le loro forme e colori. Cosa accadrebbe, però, se qualcuno ce ne mostrasse soltanto una parte?
Saremmo davvero in grado di riconoscerli?

E’ la sfida che ci lancia un nuovo gioco disponibile su Facebook (ed anche su mobile), il cui nome evoca già il contenuto: “Hi Guess the Brand“.

Non è sempre così facile vincere, provare per credere!

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Separazione in vista in casa Mountain View tra Youtube e Google+

La notizia del giorno è l’annuncio che da qui a breve (anche se non immediatamente) le strade di Youtube e Google+ si separeranno e i due progetti proseguiranno la propria vita in maniera indipendente.

In sintesi non sarà più necessario essere iscritti al social network Google+ per poter caricare filmati su Youtube: sarà sufficiente un normale account Google, come per altri servizi offerti dal colosso di Mountain View.
Sembra che la scelta del “divorzio” virtuale sia dovuta ai feedback non proprio positivi ricevuti da parte della community che evidentemente non ha apprezzato il convergere delle due realtà.
Come dire, Google riconosce di aver commesso un passo falso e torna indietro.

Al momento occorre mantenere intatto il proprio account perché la cancellazione da Google+ comporterebbe anche quella da Youtube ma prossimamente si potrà avere lo scorporo delle due piattaforme.

E’ l’ennesima riprova – se mai ce ne fosse stato bisogno – che Google è in continuo fermento, alla costante ricerca di nuovi servizi e soluzioni, anche se non sempre le decisioni prese risultano essere migliorative.
Infatti qua e là qualche sviluppatore rimane talvolta orfano di servizi utili, inaugurati in grande spolvero ma successivamente dismessi per motivi economici o organizzativi, non sempre comprensibili fino in fondo.

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Facebook stacca la spina a FriendFeed

friendfeed-logoBrutte notizie in arrivo per gli appassionati di FriendFeed: Facebook chiuderà infatti questo social network il 9 aprile 2015. Lo ha annunciato lo sviluppatore Benjamin Golub.

Il motivo della decisione è comprensibile: il numero degli utilizzatori era ormai troppo esiguo per giustificare il suo mantenimento.
Vale la pena di ricordare che FriendFeed è stato la piattaforma che ha traghettato la vecchia blogosfera verso i social network così come li conosciamo oggi.

Mentre nascevano Facebook e Twitter (che non erano ancora così noti ed amati e si stavano evolvendo), FriendFeed appariva facile da usare: aggregava infatti i feed personali e quelli di persone e testate di proprio interesse consentendo al tempo stesso di conversare (anche in gruppo) con altri utenti.
Una community in piena regola, quindi.

Una curiosità: in Italia è stato proprio FriendFeed ad ospitare le prime accalorate discussioni sin diretta sulle trasmissioni tv e a dare vita al fenomeno oggi noto come livetwitting.

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Facebook Places, questo sconosciuto

Tutti o quasi trascorrono parte del proprio tempo libero sui Social Network ma non sempre ne conosco le features più interessanti.

E’ il caso di Facebook Places, che dopo una fase di sviluppo e lancio avvenuti quasi “in sordina” promette grandi risultati, sfruttando le potenzialità della geolocalizzazione unite a quelle del social network, per offrire agli utenti che la utilizzano un’esperienza a 360°. A partire, infatti, da un luogo prescelto si ottiene una lunga lista di consigli e suggerimenti sui luoghi da visitare, le iniziative in corso e, ovviamente, pareri ed opinioni degli amici (o amici degli amici).

Si tratta di un passo in più oltre le funzioni già offerte da Google, perché offre possibilità “ritagliate su misura” per chi desidera informazioni su ristoranti, luoghi di divertimento e cultura e molto altro ancora.

Una feature, insomma, tutta da provare.

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Facebook compie 10 anni

Sono trascorsi già dieci anni da quando l’università di Harvard aveva pensato di digitalizzare l’annuario fotografico degli studenti, il cosiddetto “Facebook” appunto, per facilitarne la socializzazione.

E tante cose sono cambiate da allora, dentro e fuori il noto social network.

Vi segnalo a questo proposito un interessante articolo pubblicato sul sito http://www.4writing.it/ che fa il punto della situazione fornendo anche dati e curiosità, senza dimenticare l’utilità sociale che Facebook ha avuto nella lotta all’ analfabetizzazione digitale nel nostro paese.

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#tWeBook, quando il social diventa libro

A volte le idee brillanti nascono senza preavviso.

E’ questo il caso di due utenti di Twitter che hanno avuto l’iniziativa di scrivere una storia composta esclusivamente da tweets, ciascuno dei quali ovviamente di soli 140 caratteri, e uniti tra loro dal filo invisibile dell’hashtag #tWeBook.

Si tratta di @titofaraci e @Angioletto9, che sono i nickname rispettivamente di Tito Faraci e Claudia Maria Bertola.

I due autori hanno iniziato per gioco a pubblicare tweets in versione “botta e risposta” che, pian piano, componevano una storia, che ha preso vita da un evento realmente accaduto alla Bertola e poi sviluppato su suggerimento di altri utenti di Twitter.

L’opera, se così si può chiamare, è stata raccolta in un libro digitale intitolato “#tWeBook. Una storia scritta tweet à tweet” ed è scaricabile gratuitamente (su iniziativa degli stessi autori) in versione pdf al seguente indirizzo:

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Le dimensioni di Internet, facciamo il punto sul 2012

Vi segnalo quest’oggi un interessante articolo di Marco Viviani, pubblicato su Webnews il 17 Gennaio scorso, che offre diversi dati e spunti interessanti di ragionamento sull’andamento della rete mondiale nell’anno appena trascorso.

Apprendiamo così che gli utenti della rete sono stati ben 2,4 miliardi mentre i domini sono arrivati alla ragguardevole cifra di 246 milioni. Inoltre:

“(…) più di due miliardi di persone scrivono 144 miliardi di mail al giorno, il 68% delle quali sono spam, e metà di queste ultime è relativa a prodotti farmaceutici. Il servizio mail più utilizzato è GMail, con 425 milioni di utenti.”

Tra i motori di ricerca spicca Google (e il fatto non ci sorprende) con 1,2 trilioni (ovvero migliaia di miliardi) di ricerche nel 2012.
L’articolo contiene inoltre interessanti informazioni sui social networks e i paesi più attivi in tal senso.
Vi lascio pertanto alla lettura integrale del testo, che troverete sicuramente interessante:

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Twitter punta al video hosting

La notizia non è ancora ufficiale ma, nell’articolo intitolato “Twitter Buys Vine, a Video Clip Company That Never Launched“, AllThingsD parla dell’acquisizione, da parte del noto social network Twitter, di Vine, piattaforma di video-hosting non ancora lanciata sul mercato. Questo confermerebbe il progetto di Twitter di dire addio ai servizi di hosting come Yfrog, TwitVid e Vodpod per consentire ai propri utenti di uploadare direttamente i propri video, come già avviene con le fotografie.
Ovviamente si tratta di un progetto ambizioso che richiederà del tempo ma sembra che si sia già “in corso d’opera”.

La landing page di Vine recita:

“The best way to capture and share video on your iPhone”.

AllThingsD ci spiega in sintesi:

“It’s different than the slew of other video apps currently on the market. Usually when you shoot with your smartphone, the camera captures one continuous shot. Vine allows for punctuated recording. Grab a few quick snips of video, and Vine auto-generates a longer cut stitched from those shots. It’s a novel idea, and hones in on the sweet spot of our ever-dwindling attention spans.”

La novità rispetto alle applicazioni  attualmente sul mercato per smartphone risiederebbe quindi nella funzione di auto-generazione di un video a partire da piccoli “spezzoni” catturati in modo non continuativo mentre, attualmente,  è possibile effettuate solo un’unica ripresa continuativa.

Per la lettura dell’articolo vi rimando al sito di AllThingsD.

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I media siamo noi

Che le nostre vite fossero ormai strettamente legate alla rete era sotto gli occhi di tutti ormai da tempo, ma il CENSIS ci offre dati statistici su cui riflettere grazie al 10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.
Tra i dati più interessanti apprendiamo che il 62,1% degli italiani frequenta il web (+9% in un anno), 1 su 2 è presente su Facebook. Complici di questa escalation, ovviamente, i dispositivi mobili e i social network.

Il dato che forse induce alle maggiori riflessioni è che il numero dei lettori di quotidiani, che solo cinque anni fa arrivava al 67%, si ferma oggi al 45% e che ad un titolo di studio più alto non corrisponde maggiore interesse nei confronti della lettura di libri e giornali.
In particolare gli italiani appaiono sempre più interessati ad una informazione “su misura”, personalizzata se non addirittura auto-prodotta e pubblicata (su Facebook, Twitter o Blog):

“Si riducono i consumi di quotidiani, ma i portali web d’informazione generici sono utilizzati ormai da un terzo degli italiani (il 33% nel 2012). Non è il bisogno d’informazione a essere diminuito, ma le strade percorse per acquisire le notizie sono cambiate.”

Il rischio insito in questa tipologia di comportamento, purtroppo, è che l’utente si informi esclusivamente sulle notizie di suo interesse e non sul resto.

Per queste ed altre ragioni il CENSIS parla a giusto titolo di “era biomediatica”.
In merito ai dispositivi mobile apprendiamo che:

“Proprio i telefoni cellulari (utilizzati ormai dall’81,8% degli italiani) aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3%), anche grazie agli smartphone (+10% in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15% al 27,7% della popolazione e oggi si trovano tra le mani di più della metà dei giovani (54,8%). Questi ultimi utilizzano anche i tablet (13,1%) più della media della popolazione (7,8%).”

Per una lettura integrale vi rimando all’articolo del CENSIS

Ma in che lingua Twitti?

Un tempo si era soliti chiedere “Ma in che lingua parli?” intendendo con queste parole che quanto detto o scritto non era comprensibile all’ascoltatore.
Ebbene, oggi potremmo a giusto titolo modificare la frase in “Ma in che lingua Twitti?”

Oggi i Social networks fungono da termometro della salute della società e delle sue abitudini, tant’è vero che si parla spesso di “misurare l’umore” degli utenti della rete sulla base di ciò che scrivono o pubblicano.
Per quanto riguarda Twitter, stretto parente degli SMS per la necessaria brevità dei messaggi che consente di pubblicare, l’ago della bussola sta però pericolosamente andando verso la deriva grammaticale e sintattica.

Non soltanto le preposizioni vengono per brevità (com’è consuetudine tra i più giovani) sostituite dai corrispondenti simboli matematici ma via via – ad esempio – gli accenti si sono tristemente perduti lungo la strada, in compagnia dei tempi verbali corretti (il congiuntivo, questo sconosciuto…) e degli avverbi al posto giusto.

Certo, i ”twoosh’ (ovvero i 140 caratteri al massimo che compongono un tweet) non consentono di comporre una nuova Divina Commedia ma quando anche il senso della comunicazione si perde viene da chiedersi se non valga la pena di riflettere un attimo in più se quanto stiamo pubblicando risulti comprensibile.

Non a caso, credo, le persone non più giovanissime faticano a familiarizzare con un mondo digitale che riflette come uno specchio una società in perenne corsa, che per l’ansia di comunicare in fretta rischia di non comunicare affatto.
Per chi era abituato alla lettura di un buon libro o di una rivista può risultare congestionato il susseguirsi dei tweets che si aggiornano a tempo di record, senza permettere al navigatore di fare il punto della situazione.

Comunicare sì ma…”con juicio“.

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