Riconoscete questo oggetto? Alzi la mano chi non ci ha giocato almeno una volta.
Nessuno? Non stupisce affatto.Â
Il Cubo di Rubik, che vedete in figura, è infatti di un celebre rompicapo (di fatto un gioco di logica) ideato dal professore e scultore ungherese ErnĹ‘ Rubik negli anni ‘70. Per i pochi che non lo conoscessero, Il Cubo di Rubik presenta 9 quadrati su ogni faccia, per un totale di 54 quadrati. Tali quadrati differiscono tra loro per il colore: solitamente bianco, giallo, rosso, blu, verde e arancio. Lo scopo del gioco è quello di risalire (ruotando in vario modo le facce del cubo) alla posizione originale in modo tale da ottenere un colore uguale per ogni faccia.
Detto questo, veniamo al tema del post. La curiosa struttura del cubo è stata ispiratrice di alcuni spot pubblicitari, con particolare attenzione al mondo delle auto.
Prima Citroen ed ora Audi hanno realizzato una versione rivisitata del celeberrimo Cubo e, in entrambi i casi, con risultati decisamente fantasiosi e, a dir poco, lodevoli.
Si è tenuto ieri, 18 Giugno 2009, presso l’Auditorium di Confindustria Genova, il Convegno “CreativitĂ e legalitĂ ”.
L’evento ha raccolto la preziosa collaborazione (oltre che della stessa Confindustria Genova) di persone autorevoli in materia di creativitĂ (del calibro di Oliviero Toscani e Giampietro Vigorelli) e di legalitĂ (Vincenzo Guggino, Marina Catallozzi, Fiammetta Malagoli, Silvia Stefanelli e Silvia Terracciano).
Il Convegno vuole essere il punto di partenza di un percorso volto ad approfondire il delicato rapporto che lega CreativitĂ e legalitĂ Â nel settore della Comunicazione. A tale scopo la B&G Comunicazione ha realizzato il sito www.creativita-legalita.it, destinato a contenere contributi fotografici, video e testuali, case histories e testimonianze sull’argomento.
Citiamo in particolare un passaggio – preso dal sito – che riassume l’intento e lo scopo dell’intero progetto:
“Nella vita non si finisce mai di imparare” recita un noto proverbio. Parole sante! Eccoci infatti alle prese con una nuova espressione con cui sarĂ bene familiarizzare: il concetto del Brand Seeding. Di cosa si tratta?
I sistemi usati per il brand seeding fondamentalmente sono:
operazioni di lancio con distribuzione altamente selettiva;
una costruzione d’immagine volta a generare visibilitĂ e passaparola, con particolare attenzione agli opinion leaders.
Quali gli obiettivi?
coltivare un segmento di mercato di fascia alta cercando di diventarne l’azienda-leader;
Mantenere comunque una buona posizione anche quando i vari segmenti di mercato si fondono.
Una particolare declinazione del Brand seeding è il video seeding. Per approfondire questo interessante argomento vi consiglio la lettura di questo documento (in formato pdf) realizzato da NinjaMarketing intitolato “Video Seedig – Il dietro le quinte dei viral video”:
Veramente grazioso il nuovo Spot di Coca Cola, che riscopre una nuova dimensione di umanitĂ mettendo a confronto due generazioni lontane nel tempo.
I protagonisti non potrebbero essere piĂą diversi: un anziano signore di ben 102 anni e una bimba in procinto di nascere. Eppure le due figure sono unite dal solido legame dell’attaccamento alla vita.
Giuseppe, l’uomo, con una lunga vita alle spalle, fatta di affetti e immortalata in pochi significativi scatti, sorseggia una bottiglia di Coca Cola lungo il viaggio che lo porterĂ a fare visita alla bambina. Scopriamo così che proprio a lei sono rivolte le sue parole ovvero quelle della voce narrante: a lei l’uomo si rivolge con tenerezza, facendole dono della propria saggezza e spiegandole il valore della vita, nonostante le difficoltĂ che inevitabilmente la caratterizzano.
Un taglio nuovo, interessante, che trasmette efficacemente calore e significati profondi.
Vi segnalo oggi un interessante articolo scritto da Mattia Camellini (di Consodata spa)e pubblicato il 16 gennaio scorso sul sito di Comunicazione Italiana.
L’argomento della sua riflessione è la scelta, per taluni versi inaspettata, di Sarkozy di eliminare (attualmente soltanto nelle ore notturne) gli spot pubblicitari dalla televisione pubblica francese. I sondaggi effettuati tra i telespettatori sembrano dargli ragione: la maggior parte di essi, infatti, si è dichiarata favorevole all’iniziativa.
La comprensibile domanda che si pone l’autore è la seguente:
“Dove andrĂ a finire la pubblicitĂ cacciata dalla TV pubblica?”
Per il momento si possono fare congetture basate sull’osservazione e sulla logica.
Infatti Camellini prosegue:
“Solo in piccola parte sulle TV commerciali, giĂ ai limiti della soglia di saturazione, oltre la quale perderebbero audience; in parte tornerebbe alla carta stampata, dando una boccata d’ossigeno ai quotidiani e ai periodici in perenne affanno; ma la fetta piĂą importante, probabilmente, andrebbe su Internet, sul web e nelle nuove tecnologie.”
“A proposito di internet, sembra che qui al contrario si stia verificando il paradosso opposto. Un’invasione senza precedenti della sfera privata, a fini pubblicitari. (…) Dai contenuti delle email, per inviare pubblicitĂ correlata alle parole chiave utilizzate nella corrispondenza privata (come fa Gmail di Google), alla memorizzazione dei siti visitati per conoscere gusti e preferenze personali e proporre, con ’sorprendente’ tempismo, i banner piĂą attinenti.”
L’articolo prosegue con l’analisi del fenomeno delle social networks, terreno “appetitoso” per chi mira a sfruttarle a fini commerciali. Per una lettura integrale, vi rimando al sito di Comunicazione Italiana.
“Follow the blast of freshness” recita lo slogan di Vigorsol che accoglie i navigatori della rete intenzionati a scoprire le avventure di Cippi, la nuova Mascotte aziendale.
Cippi.net, infatti, è un microsito creato da Vigorsol (e personalizzato per diversi paesi del mondo) avente per protagonista il simpatico scoiattolo Cippi, divenuto famoso grazie ad uno spot in cui l’animaletto riusciva a salvare la foresta grazie a metodi…come dire…non proprio ortodossi.
Nel sito sono disponibili diversi cartoons da guardare ed anche giochi interattivi piuttosto divertenti e perfettamente “in linea” con le caratteristiche del personaggio.
Cavalcando la fortunata onda degli “advergames” e dell’interattivitĂ , il simpatico Cippi esce così dal televisore per avventurarsi coraggiosamente nella rete.
Devo ammettere che lo spot televisivo e radiofonico della Nuova Volkswagen Golf “Born with experience” è riuscito a stupirmi. In un settore in cui, come abbiamo evidenziato in uno dei passati post, la capacitĂ di sorprendere con l’insolito, l’imprevisto e il tecnologico fa scuola, ecco che Volkswagen va in controtendenza scegliendo il ritorno alla tradizione e ai valori dell’esperienza. E tuttavia il risultato è tutt’altro che scontato: i numeri parlano chiaro…
L’attenzione dello spettatore viene immediatamente attratta da alcune cifre proposte che non coincidono con l’idea tradizionale che si ha dello spot automobilistico: lĂ dove solitamente le case produttrici si confrontano a colpi di chilometraggio, sprint e risparmi economici troviamo qualcosa di ben diverso.
I dati forniti sull’auto sono questi:
 Vendesi auto di 34 anni
Con 57.864.962.420.050 Km (e giĂ Â a questo punto all’osservatore attento può venire qualche sospetto sulla reale natura del messaggio dello spot)
Oltre 50 milioni di proprietari (questa affermazione fuga ogni dubbio in merito al vero significato del video)
Condizioni perfette
L’aspetto probabilmente piĂą interessante dello spot è l’utilizzo della tecnica del “crescendo” che dall’iniziale (e voluto) equivoco, costruisce una impressionante piramide numerica per giungere alla “rivelazione” finale, quando lo spettatore comprende che non può trattarsi evidentemente di una sola autovettura reale bensì del concetto astratto dell’auto “Golf”.
E’ risaputo che vi sono, tra un paese e l’altro, diversitĂ piĂą o meno marcate, legate alla lingua, alla storia, alla cultura.
Questo fattore, estremamente rilevante quando si tratta di comunicazione, influenza inevitabilmente le scelte della tipologia di messaggio da trasmettere ed anche il metodo usato per comunicare con il pubblico di destinazione.
Mi ha incuriosito, a questo proposito, il confronto tra lo spot italiano e il corrispondente francese per il lancio di Fiat Fiorino Qubo.
La versione italiana del Commercial gioca l’intero messaggio sul contrasto fra modi di vivere contrapposti, tra i quali si impone una scelta. Qualche esempio di queste dicotomie è rappresentato dal dualismo tra:
semplicitĂ – clamore;
misura – esibizione;
essenza – finzione;
che si possono sintetizzare nell’ultimo dualismo, quello fondamentale tra essere e apparire, che viene sorprendentemente risolto con l’unione degli opposti nel messaggio: “io preferisco apparire…come sono“.
Come dire, gli opposti convergono…fino a giungere alla sintesi finale, ovvero il geniale gioco di parole “Status simple”, il trionfo della semplicitĂ che diviene uno status symbol. Una scelta estremamente intellettuale, per non dire filosofica, per la versione italiana.
Fiorino Qubo – Status Simple
Che dire invece dello spot dedicato ai cugini d’oltralpe?
Di tutt’altro tenore è invece la versione francese dello spot, che punta piuttosto sull’effetto “transformers“, in cui l’auto si compone grazie ad un dinamico assemblaggio di cubi (che richiamano il nome dell’auto). Decisamente piĂą spettacolare e immediato questo messaggio, che esercita un’attrazione piĂą cinematografica che filosofica sul target di riferimento.
Fiorino Qubo – Spot francese
Personalmente trovo entrambi gli spot efficaci ed estremamente gradevoli, sicuramente funzionali allo scopo.
Rimane interessante il diverso approccio nei confronti di un medesimo prodotto, che offre piĂą di uno spunto di riflessione.
É tornato sugli schermi TV in questi giorni uno spot per la nuova Mercedes Classe C SW che ha attirato la mia attenzione in quanto è caratterizzato da un taglio “controcorrente”.
Niente viaggi spettacolari tra scenari impressionanti o curve e controcurve su strade provinciali e statali, come nella maggior parte degli spot dedicati alle auto: il leitmotif in questo caso è rappresentato dall’auto ferma, mentre il background si modifica e si costruisce intorno ad essa.
Posizionata sul palcoscenico di un teatro (al centro della scena, quindi), la Mercedes “attraversa” virtualmente prima un ambiente urbano e poi un bosco di alberi spettrali mentre la sensazione di movimento è sottolineata da un panno bianco che “svolazza” alle spalle dell’auto.
L’aspetto piĂą interessante a mio avviso è costituito, come giĂ sottolineato, dalla scelta di andare “controcorrente” rispetto alla maggioranza degli altri commercials del settore, proponendo la macchina ferma e lo sfondo in movimento, all’interno di una location indoor.
Vi lascio alla visione dello spot: