Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.
Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicitĂ non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.
Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualitĂ e creativitĂ delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:
Non sempre la pubblicitĂ virale apporta benefici alle aziende, soprattutto quando non sono le aziende a realizzarla.
Eh, giĂ , stiamo parlando del fenomeno del Viral Fake, ovvero falsi video virali messi in rete da terzi senza l’autorizzazione dei marchi chiamati in causa, come è accaduto per Citroen, Volkswagen e addirittura per il WWF.
Nel caso delle note case automobilistiche i video rappresentavano finti tentativi di suicidio e non potevano che sollevare aspre polemiche e comprensibili riflessioni sulla mancanza di buon gusto dei realizzatori oltre che sulla gravitĂ dell’operazione. Nel caso del WWF si è addirittura fatto ricorso al tragico video dell’11 settembre 2001 per aggiungervi ipotetici messaggi ambientalisti, con inevitabili ripercussioni per il World Wildlife Fund.
Simili azioni, ben lungi dall’essere positive o simpatiche, si rivelano nella maggior parte dei casi una vera spina nel fianco non solo per le aziende colpite ma anche per i veri creativi, che vedono il proprio lavoro danneggiato dal pessimo utilizzo degli stessi strumenti che rappresentano per loro una via preferenziale per l’espressione della propria creativitĂ .
C’è però, puntualmente, l’eccezione che conferma la regola.
Per concludere “in bellezza”, segnalo un simpatico FAKE  iPhone commercial che, grazie anche all’estremo interesse legato al prodotto, non ha tardato a diffondersi in rete con un certo divertimento dei navigatori:
Riconoscete questo oggetto? Alzi la mano chi non ci ha giocato almeno una volta.
Nessuno? Non stupisce affatto.Â
Il Cubo di Rubik, che vedete in figura, è infatti di un celebre rompicapo (di fatto un gioco di logica) ideato dal professore e scultore ungherese ErnĹ‘ Rubik negli anni ‘70. Per i pochi che non lo conoscessero, Il Cubo di Rubik presenta 9 quadrati su ogni faccia, per un totale di 54 quadrati. Tali quadrati differiscono tra loro per il colore: solitamente bianco, giallo, rosso, blu, verde e arancio. Lo scopo del gioco è quello di risalire (ruotando in vario modo le facce del cubo) alla posizione originale in modo tale da ottenere un colore uguale per ogni faccia.
Detto questo, veniamo al tema del post. La curiosa struttura del cubo è stata ispiratrice di alcuni spot pubblicitari, con particolare attenzione al mondo delle auto.
Prima Citroen ed ora Audi hanno realizzato una versione rivisitata del celeberrimo Cubo e, in entrambi i casi, con risultati decisamente fantasiosi e, a dir poco, lodevoli.
É proprio vero che, se ben usato, il web può diventare un ottimo strumento promozionale e di lavoro per un’azienda. Prova ne siano le iniziative di Coca Cola passate per il web, di cui abbiamo lungamente parlato in passato.
Oggi parliamo di M&M’s, per un ottimo motivo. La prima immagine immediatamente evocata dal logo e dal packaging è quella di un mondo colorato, dinamico, ludico, accattivante, soprattutto per i piĂą giovani.
L’attuale sito di M&M’s rispecchia tutto questo e forse anche di piĂą, offrendo non solo informazioni aggiornate sui prodotti ma anche advergames e sezioni largamente interattive, che consentono addirittura di disegnare un proprio avatar M&M’s personalizzato fino al minimo dettaglio: dal colore della superficie agli accessori da indossare. Ovviamente è possibile salvare il proprio piccolo “capolavoro” soltanto registrandosi al sito, un modo come un altro per fidelizzare il cliente e indurlo a visitare nuovamente il portale.
La sezione “Fun & Games” non contiene solo giochi ma, spingendo sul pedale “viral” del passaparola, consente di inviare e-cards coloratissime, scaricare wallpapers e screensavers e guardare videos e ads.
E non è che l’inizio, come si suol dire.
La sezione “Recipes and ideas” offre invece gustose ricette per cimentarsi in cucina mentre, per gli addetti ai lavori può risultare interessante la Case History di M&M’s raccontata dall’azienda stessa con una serie di slides 3D che ripercorrono le tappe evolutive fondamentali del brand, dal lontano 1941 fino ai giorni nostri.
Curiosissimo e innovativo il sistema di video virali ideato da Samsung Canada.
L’idea è la seguente: partendo da un video virale iniziale, grazie ad alcuni “pulsanti interattivi” – implementati da Youtube – che appaiono nei momenti cruciali del video (girato interamente in soggettiva), è possibile far prendere al protagonista decisioni diverse, modificando in tal modo il corso della sua storia. Provare per credere!
La creativitĂ non sembra avere limiti (fortunatamente, aggiungerei io!). In veritĂ Â fa quasi parte del ”ciclo naturale di vita” di un buon viral video la comparsa della sua parodia, altrimenti detta “spoof”.
Ecco quindi apparire all’orizzonte una nuova forma di advertising indiretto, rappresentato proprio dagli “spoof videos”, talora realizzati in forma amatoriale e in altri casi messi invece in linea dai competitors dell’azienda in questione.
É quanto è accaduto ad Heineken, che ha avuto modo di ampliare ulteriormente il successo del suo video del Maxi-frigo grazie ad uno spoof video realizzato da Bavaria. Neanche a dirlo, i due videos sono presenti, sotto forma di “botta e risposta”, sulla piattaforma Youtube.
Iniziamo dal video di Heineken:
Passiamo adesso a quello di Bavaria:
Non si può negare che in taluni casi la parodia supera per fantasia e creativitĂ addirittura l’originale…
La proposta avanzata dall’OPA (Online Publishers Association) è quella di dare via libera a nuovi formati per l’advertising online. Lo scopo dichiarato, ovviamente, è quello di attirare maggiormente l’attenzione dei navigatori, consentendo loro di visualizzare con piĂą facilitĂ (e possibilmente anche interattivitĂ ) gli annunci e le proposte presenti sulle pagine web.
Tre i formati che sono stati individuati dall’OPA:
336×860 pixel per un fixed panel inserito nella pagina, che scorre assecondandone lo scrolling;
468×648 pixel per un box extralarge in grado di contenere anche elementi interattivi (quali filmati o miniature di pagine);
970×418 pixel per un’inserzione piĂą “invadente” ma con possibilitĂ di ridimensionamento per limitare l’impatto visivo sulla navigazione.
In omaggio al miglior spirito di condivisione – ormai imperante in communities e social networks, ecco arrivare anche il fatidico pulsante per condividere un contenuto con altri utenti della rete nella speranza, ovviamente, di ottenere un effetto virale. Una benefica conseguenza del nuovo tipo di advertising, di non secondaria importanza, dovrebbe essere quella di offrire al navigatore un’ esperienza interattiva e informativa che gli consenta di recepire il messaggio pubblicitario senza dover necessariamente abbandonare la pagina che sta visitando per essere reindirizzato altrove.
I primi esperimenti dovrebbero partire con il mese di Luglio 2009.
“Nella vita non si finisce mai di imparare” recita un noto proverbio. Parole sante! Eccoci infatti alle prese con una nuova espressione con cui sarĂ bene familiarizzare: il concetto del Brand Seeding. Di cosa si tratta?
I sistemi usati per il brand seeding fondamentalmente sono:
operazioni di lancio con distribuzione altamente selettiva;
una costruzione d’immagine volta a generare visibilitĂ e passaparola, con particolare attenzione agli opinion leaders.
Quali gli obiettivi?
coltivare un segmento di mercato di fascia alta cercando di diventarne l’azienda-leader;
Mantenere comunque una buona posizione anche quando i vari segmenti di mercato si fondono.
Una particolare declinazione del Brand seeding è il video seeding. Per approfondire questo interessante argomento vi consiglio la lettura di questo documento (in formato pdf) realizzato da NinjaMarketing intitolato “Video Seedig – Il dietro le quinte dei viral video”:
SarĂ capitato a tutti prima o poi di imbattersi in qualche “Statua umana”, ovvero uno dei fantastici mimi in gradi di rimanere immobili per ore in strada o addirittura su un piedistallo, impersonando un personaggio.
Proprio le Statue Umane sono state protagoniste del nuovo guerrilla marketing di Canon, che ha fatto largamente uso di queste simpatiche presenze, per promuovere – nei pressi di negozi tecnologici – l’ultima Canon PowerShots (in grado di stabilizzare le immagini in movimento).
Neanche a dirlo, l’iniziativa è immediatamente stata riportata su Youtube, con questo video:
Veramente grazioso il nuovo Spot di Coca Cola, che riscopre una nuova dimensione di umanitĂ mettendo a confronto due generazioni lontane nel tempo.
I protagonisti non potrebbero essere piĂą diversi: un anziano signore di ben 102 anni e una bimba in procinto di nascere. Eppure le due figure sono unite dal solido legame dell’attaccamento alla vita.
Giuseppe, l’uomo, con una lunga vita alle spalle, fatta di affetti e immortalata in pochi significativi scatti, sorseggia una bottiglia di Coca Cola lungo il viaggio che lo porterĂ a fare visita alla bambina. Scopriamo così che proprio a lei sono rivolte le sue parole ovvero quelle della voce narrante: a lei l’uomo si rivolge con tenerezza, facendole dono della propria saggezza e spiegandole il valore della vita, nonostante le difficoltĂ che inevitabilmente la caratterizzano.
Un taglio nuovo, interessante, che trasmette efficacemente calore e significati profondi.