La storia ha avuto inizio in tempi “non sospetti”, per così dire, ovvero quando il viral marketing non era ancora così diffuso, soprattutto in rete.
Grazie al sempre efficace passaparola, si vociferava giĂ anni fa dell’esistenza di un sito in cui un personaggio mascherato da pollo eseguiva tutte le azioni che gli venivano richieste.
Qualcuno era addirittura arrivato ad immaginare che il curioso personaggio trascorresse effettivamente tutto il suo tempo in piedi davanti alla telecamera, a disposizione degli utenti di internet.
Queste le leggende di corridoio. La realtà è che esiste effettivamente un sito virale in cui, in risposta agli input (inseriti prevalentemente in lingua inglese) digitati in un campo apposito, vengono caricati dei video con azioni corrispondenti.
Ad esempio, digitando “run” il personaggio inizia a correre in giro per la stanza; digitando “drink” beve una bibita, digitando “switch on television” accende la tv e così via.
Il tutto è stato progettato tempo fa da Burger King ma è ancora visitabile all’indirizzo:
Molti ricorderanno lo storico “intervallo” trasmesso sui canali RAI costituito da una serie di immagini di varie cittĂ italiane con il sottofondo di una musica immediatamente riconoscibile.
In questo periodo Sanbittèr ha rispolverato la struttura dell’ “intervallo” e l’ha aggiornata inserendo brevi video girati in diverse cittĂ italiane al momento dell’aperitivo.
Il claim è accattivante: “Goditi i tuoi intervalli“.
Il risultato è questo efficace spot di natura virale che è subito stato premiato dal pubblico con diffuso apprezzamento:
Ma non finisce qui. Accedendo al sito www.sanbitter.it si scopre che è possibile proseguire la visita “virale” accedendo ad un colorato portale (www.barlovers.it) in cui ci si può registrare e diventare protagonisti caricando filmati “amatoriali” girati nella propria cittĂ aventi come leitmotif l’aperitivo Sanbittèr e caricare foto.
E ancora…si può scaricare la suoneria con la musica dello spot per il proprio cellulare e leggere le recensioni dei migliori locali da aperitivo in giro per il “Bel Paese”.
Insomma, una campagna viral ben studiata ed efficace, opportunamente targettizzata per i giovani ma piacevole per tutti. Buona visione!
Vi segnalo un video virale realizzato da Honda per promuovere un nuovo modello di auto. Personalmente, a parte l’abilitĂ del ragazzo con la particolare pallina usata, lo trovo uno dei viral peggiori mai pubblicati, per la sua terribile monotonia.
Se non bastasse, la Honda ha dato la notizia della pubblicazione del video sui social network anche sul suo sito ufficiale.
Così facendo non si perde un po’ la forza di questa forma di pubblicitĂ ? E’ vero che alcuni (come mi obiettò l’avvocato Giacopuzzi a un convegno di Confindustria di qualche anno fa) potrebbero considerarla pubblicitĂ ingannatoria, in quanto non viene esplicitamente detto che si tratta di pubblicitĂ , ma forzare così l’iniziativa mi sembra essere il modo migliore per togliere forza ed efficacia al viral marketing.
Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.
Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicitĂ non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.
Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualitĂ e creativitĂ delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:
Non sempre la pubblicitĂ virale apporta benefici alle aziende, soprattutto quando non sono le aziende a realizzarla.
Eh, giĂ , stiamo parlando del fenomeno del Viral Fake, ovvero falsi video virali messi in rete da terzi senza l’autorizzazione dei marchi chiamati in causa, come è accaduto per Citroen, Volkswagen e addirittura per il WWF.
Nel caso delle note case automobilistiche i video rappresentavano finti tentativi di suicidio e non potevano che sollevare aspre polemiche e comprensibili riflessioni sulla mancanza di buon gusto dei realizzatori oltre che sulla gravitĂ dell’operazione. Nel caso del WWF si è addirittura fatto ricorso al tragico video dell’11 settembre 2001 per aggiungervi ipotetici messaggi ambientalisti, con inevitabili ripercussioni per il World Wildlife Fund.
Simili azioni, ben lungi dall’essere positive o simpatiche, si rivelano nella maggior parte dei casi una vera spina nel fianco non solo per le aziende colpite ma anche per i veri creativi, che vedono il proprio lavoro danneggiato dal pessimo utilizzo degli stessi strumenti che rappresentano per loro una via preferenziale per l’espressione della propria creativitĂ .
C’è però, puntualmente, l’eccezione che conferma la regola.
Per concludere “in bellezza”, segnalo un simpatico FAKE  iPhone commercial che, grazie anche all’estremo interesse legato al prodotto, non ha tardato a diffondersi in rete con un certo divertimento dei navigatori:
Non è la prima volta che assistiamo alla trasformazione dell’interno dei bus in simpatiche vetrine per il viral marketing.
Dopo l’iniziativa dedicata agli orologi IWC Pilot (foto sopra) è comparsa a Stoccolma una campagna dedicata agli orologi della Triwa (foto sottostante).
L’idea è tanto semplice quanto geniale: le consuete maniglie a cui si possono tenere i passeggeri sono state trasformate in altrettante simulazioni di orologi diversi per forma e colore. In tal modo il pubblico si può divertire ad “indossare” i modelli per orientarsi in previsione di un’eventuale acquisto. I piĂą attenti hanno immediatamente associato le due campagne, ma gli orologi non sono stati gli unici protagonisti di questo genere di ambient advertising.
In giro per il mondo, infatti, tra il 2007 e il 2009 sono comparse sui mezzi pubblici simpatiche trecce per pubblicizzare prodotti per capelli. Anche in questo caso l’idea originale è stata in seguito rivisitata da altre aziende del settore.
Si sa, stupire il pubblico è uno degli scopi della pubblicitĂ . Tutto ciò che può risultare insolito, innovativo o particolarmente creativo agli occhi della gente contribuisce ad attirare l’attenzione di potenziali clienti.
Ma (c’è sempre un ma) cosa può accadere quando il messaggio è talmente sottile da passare inosservato o addirittura da poter essere frainteso? É il caso di alcune affissioni, comparse recentemente nell’area di Roma, che pubblicizzano l’acqua minerale Gaudianello.
La grafica essenziale, costituita dalla sola bottiglia accompagnata da qualche parola, accentra l’attenzione sul messaggio:
“Effervesciente naturale. L’acqua con qualcosa in piĂą”
Notate qualcosa di strano? Avete qualche sospetto su cosa sia quel “qualcosa in piĂą”?
La tentazione di ricorrere a un dizionario è forte ma poi prevale quanto appreso sui banchi di scuola: effervescente, nel manifesto, ha una “i” di troppo. Svista o messaggio? Grammatica o genialitĂ ?
É il problema che si è posto Mattia Camellini nel suo articolo intitolato “Pubblicitariamente corretta?” e pubblicato ieri sul sito di Comunicazione Italiana.
Personalmente ho trovato la domanda interessante e vi consiglio di leggere il suo articolo che, giustamente, sottolinea come chi non mastica molto l’Italiano potrebbe non solo non comprendere il messaggio ma addirittura pensare che la parola”effervescente” si scriva effettivamente con la “i”. Poco male, direte voi, oppure no? Che altro aggiungere se non l’immancabile “meditate, gente, meditate”?
Vi segnalo oggi un articolo, non nuovissimo ma sempre interessante, pubblicato da Streetmarketing a proposito dell’Ambient Marketing: sette sempi emblematici, che vanno dalle fontane e gli alberi vestiti di tutto punto alla scala mobile col corrimano in liquirizia, fino al palazzo-videogame. Una simpatica raccolta, tutta da sfogliare.
Le azioni di marketing non convenzionale non soltanto si moltiplicano ma si fanno anche piĂą ardite e fantasiose.
É il caso della Swiss Skydive, scuola svizzera di paracadutismo, che ha decorato un ascensore in modo da simulare la sospensione nel vuoto. Un unconventional che mette i brividi!
Altra operazione di ambient marketing estremamente inquietante è stata quella predisposta da M&M’s che ha ricostruito in strada una “scena del crimine” in perfetto stile C.S.I. con tanto di sagoma della vittima tracciata sull’asfalto e area precauzionalmente circoscritta dal nastro con la dicitura “Do not cross the line”.
L’ unica differenza è da ricercare nella natura della vittima: per fortuna non si tratta di un essere vivente bensì di un colorato confetto M&M’s. Chi sarĂ il colpevole? Le indagini continuano…