Si sa, stupire il pubblico è uno degli scopi della pubblicitĂ . Tutto ciò che può risultare insolito, innovativo o particolarmente creativo agli occhi della gente contribuisce ad attirare l’attenzione di potenziali clienti.
Ma (c’è sempre un ma) cosa può accadere quando il messaggio è talmente sottile da passare inosservato o addirittura da poter essere frainteso? É il caso di alcune affissioni, comparse recentemente nell’area di Roma, che pubblicizzano l’acqua minerale Gaudianello.
La grafica essenziale, costituita dalla sola bottiglia accompagnata da qualche parola, accentra l’attenzione sul messaggio:
“Effervesciente naturale. L’acqua con qualcosa in piĂą”
Notate qualcosa di strano? Avete qualche sospetto su cosa sia quel “qualcosa in piĂą”?
La tentazione di ricorrere a un dizionario è forte ma poi prevale quanto appreso sui banchi di scuola: effervescente, nel manifesto, ha una “i” di troppo. Svista o messaggio? Grammatica o genialitĂ ?
É il problema che si è posto Mattia Camellini nel suo articolo intitolato “Pubblicitariamente corretta?” e pubblicato ieri sul sito di Comunicazione Italiana.
Personalmente ho trovato la domanda interessante e vi consiglio di leggere il suo articolo che, giustamente, sottolinea come chi non mastica molto l’Italiano potrebbe non solo non comprendere il messaggio ma addirittura pensare che la parola”effervescente” si scriva effettivamente con la “i”. Poco male, direte voi, oppure no? Che altro aggiungere se non l’immancabile “meditate, gente, meditate”?
Vi segnalo oggi un articolo, non nuovissimo ma sempre interessante, pubblicato da Streetmarketing a proposito dell’Ambient Marketing: sette sempi emblematici, che vanno dalle fontane e gli alberi vestiti di tutto punto alla scala mobile col corrimano in liquirizia, fino al palazzo-videogame. Una simpatica raccolta, tutta da sfogliare.
Le azioni di marketing non convenzionale non soltanto si moltiplicano ma si fanno anche piĂą ardite e fantasiose.
É il caso della Swiss Skydive, scuola svizzera di paracadutismo, che ha decorato un ascensore in modo da simulare la sospensione nel vuoto. Un unconventional che mette i brividi!
Altra operazione di ambient marketing estremamente inquietante è stata quella predisposta da M&M’s che ha ricostruito in strada una “scena del crimine” in perfetto stile C.S.I. con tanto di sagoma della vittima tracciata sull’asfalto e area precauzionalmente circoscritta dal nastro con la dicitura “Do not cross the line”.
L’ unica differenza è da ricercare nella natura della vittima: per fortuna non si tratta di un essere vivente bensì di un colorato confetto M&M’s. Chi sarĂ il colpevole? Le indagini continuano…
É proprio vero che, se ben usato, il web può diventare un ottimo strumento promozionale e di lavoro per un’azienda. Prova ne siano le iniziative di Coca Cola passate per il web, di cui abbiamo lungamente parlato in passato.
Oggi parliamo di M&M’s, per un ottimo motivo. La prima immagine immediatamente evocata dal logo e dal packaging è quella di un mondo colorato, dinamico, ludico, accattivante, soprattutto per i piĂą giovani.
L’attuale sito di M&M’s rispecchia tutto questo e forse anche di piĂą, offrendo non solo informazioni aggiornate sui prodotti ma anche advergames e sezioni largamente interattive, che consentono addirittura di disegnare un proprio avatar M&M’s personalizzato fino al minimo dettaglio: dal colore della superficie agli accessori da indossare. Ovviamente è possibile salvare il proprio piccolo “capolavoro” soltanto registrandosi al sito, un modo come un altro per fidelizzare il cliente e indurlo a visitare nuovamente il portale.
La sezione “Fun & Games” non contiene solo giochi ma, spingendo sul pedale “viral” del passaparola, consente di inviare e-cards coloratissime, scaricare wallpapers e screensavers e guardare videos e ads.
E non è che l’inizio, come si suol dire.
La sezione “Recipes and ideas” offre invece gustose ricette per cimentarsi in cucina mentre, per gli addetti ai lavori può risultare interessante la Case History di M&M’s raccontata dall’azienda stessa con una serie di slides 3D che ripercorrono le tappe evolutive fondamentali del brand, dal lontano 1941 fino ai giorni nostri.
Curiosissimo e innovativo il sistema di video virali ideato da Samsung Canada.
L’idea è la seguente: partendo da un video virale iniziale, grazie ad alcuni “pulsanti interattivi” – implementati da Youtube – che appaiono nei momenti cruciali del video (girato interamente in soggettiva), è possibile far prendere al protagonista decisioni diverse, modificando in tal modo il corso della sua storia. Provare per credere!
La creativitĂ non sembra avere limiti (fortunatamente, aggiungerei io!). In veritĂ Â fa quasi parte del ”ciclo naturale di vita” di un buon viral video la comparsa della sua parodia, altrimenti detta “spoof”.
Ecco quindi apparire all’orizzonte una nuova forma di advertising indiretto, rappresentato proprio dagli “spoof videos”, talora realizzati in forma amatoriale e in altri casi messi invece in linea dai competitors dell’azienda in questione.
É quanto è accaduto ad Heineken, che ha avuto modo di ampliare ulteriormente il successo del suo video del Maxi-frigo grazie ad uno spoof video realizzato da Bavaria. Neanche a dirlo, i due videos sono presenti, sotto forma di “botta e risposta”, sulla piattaforma Youtube.
Iniziamo dal video di Heineken:
Passiamo adesso a quello di Bavaria:
Non si può negare che in taluni casi la parodia supera per fantasia e creativitĂ addirittura l’originale…
La proposta avanzata dall’OPA (Online Publishers Association) è quella di dare via libera a nuovi formati per l’advertising online. Lo scopo dichiarato, ovviamente, è quello di attirare maggiormente l’attenzione dei navigatori, consentendo loro di visualizzare con piĂą facilitĂ (e possibilmente anche interattivitĂ ) gli annunci e le proposte presenti sulle pagine web.
Tre i formati che sono stati individuati dall’OPA:
336×860 pixel per un fixed panel inserito nella pagina, che scorre assecondandone lo scrolling;
468×648 pixel per un box extralarge in grado di contenere anche elementi interattivi (quali filmati o miniature di pagine);
970×418 pixel per un’inserzione piĂą “invadente” ma con possibilitĂ di ridimensionamento per limitare l’impatto visivo sulla navigazione.
In omaggio al miglior spirito di condivisione – ormai imperante in communities e social networks, ecco arrivare anche il fatidico pulsante per condividere un contenuto con altri utenti della rete nella speranza, ovviamente, di ottenere un effetto virale. Una benefica conseguenza del nuovo tipo di advertising, di non secondaria importanza, dovrebbe essere quella di offrire al navigatore un’ esperienza interattiva e informativa che gli consenta di recepire il messaggio pubblicitario senza dover necessariamente abbandonare la pagina che sta visitando per essere reindirizzato altrove.
I primi esperimenti dovrebbero partire con il mese di Luglio 2009.
“Nella vita non si finisce mai di imparare” recita un noto proverbio. Parole sante! Eccoci infatti alle prese con una nuova espressione con cui sarĂ bene familiarizzare: il concetto del Brand Seeding. Di cosa si tratta?
I sistemi usati per il brand seeding fondamentalmente sono:
operazioni di lancio con distribuzione altamente selettiva;
una costruzione d’immagine volta a generare visibilitĂ e passaparola, con particolare attenzione agli opinion leaders.
Quali gli obiettivi?
coltivare un segmento di mercato di fascia alta cercando di diventarne l’azienda-leader;
Mantenere comunque una buona posizione anche quando i vari segmenti di mercato si fondono.
Una particolare declinazione del Brand seeding è il video seeding. Per approfondire questo interessante argomento vi consiglio la lettura di questo documento (in formato pdf) realizzato da NinjaMarketing intitolato “Video Seedig – Il dietro le quinte dei viral video”:
Come abbiamo giĂ avuto occasione di dire in questo Blog, Adidas non è nuova all’utilizzo di tecniche che rientrano nell’ambito del cosiddetto “Marketing non convenzionale”.
Una ghiotta occasione si è presentata con i festeggiamenti per i 60 anni di ADIDAS (portati splendidamente, aggiungerei io!) che con ogni probabilitĂ proseguiranno per tutto l’anno corrente.
É interessante osservare le statistiche relative agli investimenti fatti da Adidas rispettivamente per marketing convenzionale e non convenzionale. Le cifre parlano chiaro: se nel 2008 il rapporto in termine percentuale era di 60 a 40, il 2009 prevede un “pareggio” al 50% per i due contendenti, evidenziando così uno slittamento delle scelte pubblicitarie dell’azienda verso l’unconventional.
Questo è quanto si evince dalla spiegazione di Alegra o’Hare, Head of Style adidas Italy:
“Il nostro marchio sta ’shiftando’ gli investimenti sempre piĂą verso l’unconventional. Lo dimostrano gli investimenti di quest’anno, suddivisi equamente (50% -50%) tra attivitĂ ‘classiche’ ed eventi, mentre lo scorso anno, la percentuale era del 60% contro il 40% “
La campagna non convenzionale attualmente in corso (che terminerĂ il 16 marzo prossimo) si chiama “Metallic Doors” e ha richiesto il contributo di un team di artisti di street art, che il 22 Febbraio scorso hanno decorato ben 18 serrande di negozi milanesi. Le “opere” esposte, come si diceva, resteranno visibili fino al 16 marzo.
L’incipit è piuttosto inquietante e non molto distante dalle piĂą fosche previsioni di George Orwell:
“Appassionato frequentatore di Facebook? Bene: i tuoi dati personali sono probabilmente giĂ stati archiviati dalle aziende di mezzo mondo. Come scrive il Guardian, il social network si è infatti trasformato in un vero e proprio business, avendo a disposizione i dati di 150 milioni di persone: etĂ , sesso, stato civile e relative preferenze in fatto di cinema, prodotti alimentari, musica ma anche opinioni politiche, sessuali, etc…Tutte informazioni che fanno gola ai ricercatori di marketing.”
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