Web 2.0

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Internaut Day, 25 anni dopo

C’era una volta il web…

Potrebbe intitolarsi così una moderna favola dedicata al mondo di internet che dai primi passi, mossi il 23 agosto 1991 al CERN di Ginevra, di strada ne ha fatta parecchia, in senso reale e virtuale. In quella data infatti il CERN mise a disposizione di utenti esterni il primo (mini) sito internet, contenente le istruzioni per usare la nuova tipologia di spazio ipertestuale. Fu la nascita del World Wide Web.

Inizialmente concepito per essere utilizzato da atenei e centri di ricerca di tutto il mondo, decollò ben presto per iniziare a vivere di vita propria ed entrare in tutte le case.

Tim Berners-Lee, nome che forse a molti non risulterà troppo familiare, lavorava proprio al CERN e fu, insieme a Robert Cailliau, il “papà” virtuale – è proprio il caso di dirlo – della rete che usiamo noi oggi. Berners-Lee fu tra i fautori dell’universalizzazione libera della rete, nella consapevolezza che si trattava di un passo inevitabile per la sua diffusione capillare. L’anno successivo al primo varo, sempre il CERN rese libero e gratuito il codice per generare pagine web.

Il 23 agosto 2016, a ben 25 anni di distanza da quello storico evento, con orgoglio in tutto il mondo si è festeggiato l’Internaut Day.

Da quel primo embrione hanno infatti avuto origine i 70 milioni di siti attivi e i 3,5 miliardi di utenti (fonte: Repubblica.it).

 

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Un video celebrativo per i 10 anni di Youtube

Verrebbe proprio da dire: “Sembra ieri…”

In effetti sono già trascorsi ben dieci anni dal debutto di YouTube, la piattaforma video probabilmente più nota ed utilizzata dagli utenti di tutto il mondo.
Nel video celebrativo dell’evento, lungo poco più di tre minuti, sono state condensate 200 clip rappresentative dei tanti volti e delle tante sfaccettature di YouTube: volti, colori e argomenti (dai più seri di carattere politico ed informativo ai più divertenti, fino alla satira) che si sono avvicendati in questi dieci anni.

Merita una visione, per ricordarci come eravamo e come siamo diventati.
Il montaggio è a cura di Luc Bergeron. Una curiosità: il primo video citato è intitolato “Me at the Zoo” ed è stato pubblicato da Jawed Karim il 23 aprile 2005 alle 8.27.

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Entro la fine dell'anno il via ai domini personalizzati

Il web così come lo conosciamo dai suoi primordi sarà presto destinato ad una radicale mutazione.

Nell’ottica della liberalizzazione, i domini generici di primo livello (gTLD) che hanno caratterizzato il web 1.0 ed anche 2.0 (.it, .com, .net, .biz etc.) saranno presto affiancati da domini di ogni tipo: è quanto apprendiamo dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN).

L’ICANN ha già cominciato ad accettare le richieste di registrazione provenienti da singole imprese. Questo significa che presto si potranno registrare anche domini con nomi propri o aziendali che presumibilmente finiranno con il costituire una struttura “a quartieri” per aree tematiche o settore, elemento questo che suscita qualche perplessità nei fautori di una rete senza confini.

Com’era prevedibile i grandi brand, come Microsoft, Apple o Amazon, hanno giocato d’anticipo. La sola Amazon ha richiesto per sé 76 nomi.

Le richieste inizieranno ad essere esaminate nel mese di luglio e con il nuovo anno le società aventi diritto potranno cominciare ad usare i nuovi nomi a dominio. Un’annotazione: non solo l’ICANN verificherà l’opportunità di concedere l’uso di un dominio di primo livello ma verificherà anche se il richiedente possiede l’infrastruttura tecnica necessaria per amministrarlo adeguatamente.

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Le 21 professioni del web

Citiamo da Webnews:

“Pubblicati in Italia i primi profili per il Web conformi ai principi dell’Agenda Digitale: 21 professioni europee dell’ITC di terza generazione. La sezione italiana dell’IWA/HWG, associazione internazionale dei professionisti del Web, ha stilato il documento ufficiale dei profili dell’Information Tecnology rispettosi dell’agenda digitale europea. Per una volta il Belpaese – non sempre all’altezza delle sfide dell’innovazione – arriva prima. Nel documento sono definiti 21 profili, i più coerenti e aderenti, che possano permettere una chiara identificazione delle competenze e conoscenze richieste a chiunque operi nel settore.”

Il documento pubblicato (redatto dal gruppo Web Skills Profile e disponibile per la consultazione in formato pdf) si rivolge ai protagonisti del settore ITC e ai responsabili delle risorse umane e si propone come un importante punto di riferimento per definire le competenze spettanti ad ognuna delle ventuno figure professionali individuate ed elencate, che operano nel settore web.

Per una lettura completa dell’articolo vi rimando al sito di Webnews:

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Da Google un nuovo strumento contro lo spam

Nell’ottica del miglioramento continuo, Google annuncia – per bocca di Matt Cutts – l’arrivo di un nuovo tool che sarà possibile utilizzare per bloccare i links in entrata da pagine o domini indesiderati verso il proprio sito.

Il motivo principale per utilizzare lo strumento potrebbe essere sicuramente la lotta allo spam, ma non solo.

Apprendiamo da Webnews:

“Per utilizzare tale strumento sarà sufficiente creare un file di testo utilizzando un’apposita sintassi interpretabile dagli algoritmi del motore di ricerca. Tale file dovrà contenere gli indirizzi dei siti Web dai quali si intende non ricevere alcun link in ingresso, qualunque sia il motivo. Utilizzando il costrutto domain: sarà possibile quindi specificare un intero dominio, mentre inserendo l’indirizzo di una singola pagina si potrà bloccare ogni link verso il proprio sito proveniente dalla stessa.
Una volta creato tale file sarà sufficiente caricarlo sui server di Mountain View mediante l’apposito strumento di upload, suggerendo così a Google di non considerare i link in ingresso provenienti dai siti Web elencati.”

Per la lettura integrale dell’articolo vi rimando al sito di Webnews: Via

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Twitter punta al video hosting

La notizia non è ancora ufficiale ma, nell’articolo intitolato “Twitter Buys Vine, a Video Clip Company That Never Launched“, AllThingsD parla dell’acquisizione, da parte del noto social network Twitter, di Vine, piattaforma di video-hosting non ancora lanciata sul mercato. Questo confermerebbe il progetto di Twitter di dire addio ai servizi di hosting come Yfrog, TwitVid e Vodpod per consentire ai propri utenti di uploadare direttamente i propri video, come già avviene con le fotografie.
Ovviamente si tratta di un progetto ambizioso che richiederà del tempo ma sembra che si sia già “in corso d’opera”.

La landing page di Vine recita:

“The best way to capture and share video on your iPhone”.

AllThingsD ci spiega in sintesi:

“It’s different than the slew of other video apps currently on the market. Usually when you shoot with your smartphone, the camera captures one continuous shot. Vine allows for punctuated recording. Grab a few quick snips of video, and Vine auto-generates a longer cut stitched from those shots. It’s a novel idea, and hones in on the sweet spot of our ever-dwindling attention spans.”

La novità rispetto alle applicazioni  attualmente sul mercato per smartphone risiederebbe quindi nella funzione di auto-generazione di un video a partire da piccoli “spezzoni” catturati in modo non continuativo mentre, attualmente,  è possibile effettuate solo un’unica ripresa continuativa.

Per la lettura dell’articolo vi rimando al sito di AllThingsD.

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Video virale: World Music Experiment

Un video virale che viene dalla Russia, un singolare esperimento di interconnessione e creatività. Da vedere.

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I media siamo noi

Che le nostre vite fossero ormai strettamente legate alla rete era sotto gli occhi di tutti ormai da tempo, ma il CENSIS ci offre dati statistici su cui riflettere grazie al 10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.
Tra i dati più interessanti apprendiamo che il 62,1% degli italiani frequenta il web (+9% in un anno), 1 su 2 è presente su Facebook. Complici di questa escalation, ovviamente, i dispositivi mobili e i social network.

Il dato che forse induce alle maggiori riflessioni è che il numero dei lettori di quotidiani, che solo cinque anni fa arrivava al 67%, si ferma oggi al 45% e che ad un titolo di studio più alto non corrisponde maggiore interesse nei confronti della lettura di libri e giornali.
In particolare gli italiani appaiono sempre più interessati ad una informazione “su misura”, personalizzata se non addirittura auto-prodotta e pubblicata (su Facebook, Twitter o Blog):

“Si riducono i consumi di quotidiani, ma i portali web d’informazione generici sono utilizzati ormai da un terzo degli italiani (il 33% nel 2012). Non è il bisogno d’informazione a essere diminuito, ma le strade percorse per acquisire le notizie sono cambiate.”

Il rischio insito in questa tipologia di comportamento, purtroppo, è che l’utente si informi esclusivamente sulle notizie di suo interesse e non sul resto.

Per queste ed altre ragioni il CENSIS parla a giusto titolo di “era biomediatica”.
In merito ai dispositivi mobile apprendiamo che:

“Proprio i telefoni cellulari (utilizzati ormai dall’81,8% degli italiani) aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3%), anche grazie agli smartphone (+10% in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15% al 27,7% della popolazione e oggi si trovano tra le mani di più della metà dei giovani (54,8%). Questi ultimi utilizzano anche i tablet (13,1%) più della media della popolazione (7,8%).”

Per una lettura integrale vi rimando all’articolo del CENSIS

Ma in che lingua Twitti?

Un tempo si era soliti chiedere “Ma in che lingua parli?” intendendo con queste parole che quanto detto o scritto non era comprensibile all’ascoltatore.
Ebbene, oggi potremmo a giusto titolo modificare la frase in “Ma in che lingua Twitti?”

Oggi i Social networks fungono da termometro della salute della società e delle sue abitudini, tant’è vero che si parla spesso di “misurare l’umore” degli utenti della rete sulla base di ciò che scrivono o pubblicano.
Per quanto riguarda Twitter, stretto parente degli SMS per la necessaria brevità dei messaggi che consente di pubblicare, l’ago della bussola sta però pericolosamente andando verso la deriva grammaticale e sintattica.

Non soltanto le preposizioni vengono per brevità (com’è consuetudine tra i più giovani) sostituite dai corrispondenti simboli matematici ma via via – ad esempio – gli accenti si sono tristemente perduti lungo la strada, in compagnia dei tempi verbali corretti (il congiuntivo, questo sconosciuto…) e degli avverbi al posto giusto.

Certo, i ”twoosh’ (ovvero i 140 caratteri al massimo che compongono un tweet) non consentono di comporre una nuova Divina Commedia ma quando anche il senso della comunicazione si perde viene da chiedersi se non valga la pena di riflettere un attimo in più se quanto stiamo pubblicando risulti comprensibile.

Non a caso, credo, le persone non più giovanissime faticano a familiarizzare con un mondo digitale che riflette come uno specchio una società in perenne corsa, che per l’ansia di comunicare in fretta rischia di non comunicare affatto.
Per chi era abituato alla lettura di un buon libro o di una rivista può risultare congestionato il susseguirsi dei tweets che si aggiornano a tempo di record, senza permettere al navigatore di fare il punto della situazione.

Comunicare sì ma…”con juicio“.

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Quando il Social Network ti cambia la vita…

Ebbene sì, torniamo a parlare ancora una volta di Social Networks.

In occasione delle festività appena trascorse sono fioccati un po’ ovunque articoli che tiravano le somme dell’anno passato in termini di comunicazione via web.
E cosa scopriamo? Che Facebook viene citato sempre più spesso nelle cause di separazione tra coniugi mentre Twitter (bontà sua) tende a mettere meno il dito tra moglie e marito. Diversi aspetti di Facebook, in effetti, tra cui la condivisione di aspetti più personali con tante persone, si prestano a far “scoppiare le coppie”.
D’altro canto apprendiamo che i Social Networks per la prima volta hanno fatto passare in secondo piano lo scambio di SMS nei giorni (e nelle notti) di festa, con comprensibile disappunto delle compagnie telefoniche.
In sintesi, perché darsi la pena di pagare tanti SMS quando basta un post su Twitter & Co. per raggiungere decine di utenti a costo zero? Non ci addentriamo in questa sede sugli aspetti più propriamente “sociali” di tale cambio di abitudini, perché si potrebbero utilizzare fiumi di inchiostro per analizzare la progressiva spersonalizzazione dei rapporti tra gli individui, che tendono sempre più spesso ad affidare all’informatica messaggi e comunicazioni che un tempo si scambiavano di persona.

In altri casi è stato invece Youtube (che per l’occasione ha vestito i panni del social network) a cambiare la vita alla gente. La fortunata  famiglia Howard David-Carr, ad esempio, ha pensato bene di pubblicare un simpatico video di soli 57 secondi (dal titolo “Charlie bit my finger“) dei propri bebé in cui il figlio più piccolo morde il dito del fratello  e, grazie a ben 400 milioni di visite (e al YouTube Partner program) ha guadagnato, come si suol dire, “soldi a palate” (si parla di più di 100.000 sterline).

Per venire a due casi italiani, i noti Youtubers Willwoosh (al secolo Guglielmo Scilla) e Clio (Clio Zammatteo) sono approdati rispettivamente al cinema e alla televisione dopo aver guadagnato visibilità grazie ai propri canali Youtube.

Tra vizi e virtù, dunque, la rete si propone sempre più come elemento-chiave che può dare una svolta alla vita della gente, soprattutto dei più giovani. Fin qui è storia nota.
Ora non ci resta che aspettare di conoscere quali nuove storie e bizzarre tendenze  ci proporrà il 2012…