« Torna alla pagina precedente

Facebook dà dipendenza, lo dice il Daily Mail

postato da G.C.

In un curioso articolo pubblicato proprio ieri da RaiNews24 si parla di
friendship addiction“, una sorta di “dipendenza dagli amici” che condividono il medesimo Social Network, nella fattispecie Facebook. Il nuovo termine è stato coniato ad hoc dallo psicologo britannico David Smallwood (esperto di dipendenze) per descrivere il nuovo tipo di dipendenza di cui soffrirebbero gli utenti più accaniti del circuito.

Ecco alcuni passaggi chiave – riportati da RaiNews24 – dell’intervento di David Smallwood sul Daily mail che ha pubblicato, appunto, un suo articolo dedicato all’argomento:

“In un articolo pubblicato dal “Daily Mail”, Smallwood afferma che il più diffuso social network alimenta l’insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito. Le donne sono particolarmente vulnerabili perché la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri e Facebook, obbligando gli utenti ad ‘acquisire’ nuovi amici, accentua questa caratteristica.

Il problema con Facebook e’ che l’acquisizione di nuovi amici – ha detto lo psicologo – è per quasi tutti un processo di assuefazione. L’acquisizione di amici è come qualsiasi altra fissazione, solo piu’ competitiva. Si viene giudicati da quanti amici online si hanno”. Lo psicologo ha raccontato come pian piano un utente possa anche ammalarsi per colpa di Facebook. Secondo Smallwood, la ricerca ossessiva dell’amico rischia di aggravare la sensazione di essere respinti e potrebbe isolare ancora di piu’ gli utenti.”

Curioso, a mio avviso, l’utilizzo di termini medici specifici che abitualmente vengono associati a vere e proprie patologie quali “assuefazione”, “fissazione”, “ammalarsi”.
Che la rete producesse in molti utenti una sorta di “addiction” (o dipendenza) non è un fatto nuovo: non a caso si è più volte parlato, in sedi diverse, del problema dello sdoppiamento della vita di alcuni individui, che da un lato continuano a condurre la propria vita reale per poi tuffarsi nel mondo virtuale dove magari, all’insegna dell’anonimato, conducono una vita parallela e priva di inibizioni.

Proseguendo con la lettura dell’articolo apprendiamo, non senza un filo di tristezza, che:

“(…) Stando agli esperti, dietro lo scambio di messaggi, foto e contatti c’è anche dell’altro: “L’enorme sviluppo di Facebook è spia di un grosso problema di solitudine – osserva la Vinciguerra. “Abbiamo costruito la nostra vita su un’immagine capace, vincente, superorganizzata. Ma a 30-40 anni, che gli obiettivi che ci eravamo posti siano stati raggiunti o meno, si fa strada un senso di vuoto, perché più che l’essere abbiamo curato l’apparire”.

Certamente le cifre fanno riflettere, se è vero (e non v’è motivo di dubitarne) che Facebook conta attualmente quasi 60 milioni di utenti nella sola Gran Bretagna, ovvero quasi la metà del totale, con la bellezza di due milioni di nuovi iscritti a settimana.

“Il social networking sta diventando un sostituto per le famiglie nei paesi dove, come in Gran Bretagna, i legami tradizionali sono diventati piu’ deboli. Smallwood ha dichiarato che almeno il 10 per cento della popolazione britannica e’ vulnerabile alla dipendenza da nuovi amici.”

Quindi la friendship addiction avrebbe radici ben più profonde, che sono da ricercare in problematiche sociali ed affettive irrisolte e non si trattarebbe di una semplice moda passeggera. In realtà questo è quasi sempre vero, soprattutto quando si tratta della rete.
Occorre riconoscere che il web ha radicalmente trasformato il nostro modo di comunicare e non soltanto sostituendo alla corrispondenza tradizionale le più rapide ed efficienti e-mail.

Meditate, gente, meditate…

Via

Scrivi un commento