L’Anello Perduto di McDonald’s
postato da G.C.
La notizia non è nuovissima ma ancora ben attuale: McDonald’s ha ideato una curiosa iniziativa (ancor piĂą curiosa in quanto distante dagli abituali stili comunicativi dell’Azienda) strettamente ispirata alle prossime Olimpiadi di Pechino.
Per mettere in atto il progetto, McDonald’s ha scelto un partner di tutto rispetto, ovvero l’International Olympic Committee.
Come ci spiega l’articolo pubblicato sull’argomento dal sito Youmark.it:
“Tutto è iniziato con l’invio a cinquanta blogger di un poster ispirato alle prossime Olimpiadi e l’invito a collegarsi al sito TheLostRing.com, che svelava solo un trailer. Protagonista una donna con un misterioso tatuaggio in esperanto. Solo due giorni dopo sono stati pubblicati i primi indizi ed è apparso in basso a destra il logo della catena di fast food.
L’Alternate Reality Game (Arg), aperto a tutti, è incentrato sulla scomparsa di uno sport olimpico che si giocava bendati e proseguirĂ fino al 24 agosto, giorno di chiusura delle Olimpiadi. Dal virtuale al reale, i partecipanti dovranno cimentarsi in ciò che la leggenda dice avvenisse un tempo. E in occasione della cerimonia finale ci sarĂ un messaggio dedicato a coloro che hanno partecipato.”
Visitando il sito “The Lost Ring” troviamo una breve spiegazione del suo funzionamento:
The Lost Ring è un’avventura globale, una storia interattiva in cui occorre mettere insieme indizi che si trovano sia online che nel mondo reale. Il gioco è gratuito e si può iniziare a partecipare in qualunque momento.
Lo scopo è scoprire un segreto sepolto da circa 2.000 anni.
Ma leggiamo ancora qualche riga dall’articolo pubblicato da Youmark.it:
“Sviluppato da Akqa di San Francisco, il sito è disponibile in sette lingue. Dieci personaggi inviano indizi tramite YouTube, alcuni blog e Flickr. Ma ci sono anche quelli che arrivano nel mondo reale. Ad esempio, alcuni giocatori hanno trovato documenti in una cassetta postale di Tokio e in un caminetto di una libreria a Johannesburg. Ad oggi i partecipanti hanno superato i 150mila, con il 70% fuori dagli Stati Uniti.”
L’idea è sicuramente globale e pertanto adatta per un mondo globalizzato (scusate il gioco di parole), senza frontiere, nĂ© fisiche nĂ© metaforiche. É particolarmente interessante, a mio avviso, la scelta di fondere mondo reale e virtuale all’interno del gioco, facendo sì che la “first” e la “second” life si mescolassero per il raggiungimento di un obiettivo comune.
Qualcuno vuole accettare la sfida?