Le due facce dell’Advergame
postato da G.C.É ormai noto – ma non fa male ricordarlo – che il cosiddetto ”Game Advertsing” o “AdverGame” consiste nella pratica di utilizzare videogames (siano essi realizzati in Flash o esplicitamente progettati per le consoles) come parte integrante di campagne di marketing.
Volendo essere più precisi, all’interno della macrocategoria degli advergames è possibile distinguere due categorie fondamentali:
- i giochi esplicitamente progettati per veicolare messaggi pubblicitari;
- giochi che, nati in modo autonomo, recano al proprio interno messaggi pubblicitari.
Gli esempi di giochi appartenenti alla seconda categoria non mancano di certo e tra i tanti spiccano sicuramente i videogames dedicati al calcio e alle gare di velocità , che maggiormente piacciono al pubblico maschile. Le ambientazioni in cui si muovono i personaggi sono ricche di pannelli e cartelli recanti nomi di aziende. Ovviamente la strategia adottata per questo genere di promozione non è univoca, poiché diverse sono le variabili che “entrano in gioco”, non ultimi il target cui è destinato il messaggio e il risultato che si desidera ottenere.
In sintesi, ciò che varia è la relazione in essere tra il gioco e il brand da promuovere.
Tra i casi più emblematici troviamo:
- Giochi associativi (ad es. contenenti brands pubblicizzati sui cartelloni che figurano all’interno dei videogames);
- Giochi rappresentativi del marchio in cui il prodotto diventa parte del gioco, se non addirittura il suo obiettivo ultimo (ne sono esempio i giochi online realizzati in Flash);Â
- Giochi dimostrativi che riprendono pedissequamente le caratteristiche di un brand;
- Giochi competitivi progettati per modalità multiplayer;
- Giochi educativi o divulgativi, in cui il “core” è il messaggio da veicolare e lo scopo la vendita di un prodotto.
Il potenziale di queste tipologie di giochi è estremamente interessante. Ciò che, però, occorre non perdere mai di vista è il corretto equilibrio fra aspetto “ludico” e aspetto commerciale: il prevalere dell’uno sull’altro, infatti, potrebbe produrre risultati non desiderati quali, ad esempio, l’indebolimento del messaggio pubblicitario in un caso, o del divertimento nell’altro.