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Wikipedia punta sulla qualità dei contenuti

postato da G.C.

Gran cosa il web aperto, wiki e partecipativo, su questo non v’è dubbio.
Tant’è vero che capita non di rado di chiedersi come facessero le generazioni precedenti a studiare o trovare informazioni sui più svariati argomenti prima della creazione di Wikipedia.

L’altra faccia della medaglia, però – e questo è un argomento che abbiamo già marginalmente trattato negli articoli precedenti – è l’attendibilità delle informazioni inserite.
La chiave del successo di Wikipedia è sempre stata la sua autoregolamentazione, ovvero un meccanismo di auto-controllo in cui ciascuno poteva intervenire per correggere eventuali errori o ampliare un contenuto non sufficientemente trattato.

Però però…il sassolino che rischia di mettere in pericolo questo ingranaggio quasi perfetto (il “quasi” è d’obbligo, in quanto periodicamente vengono ancora pubblicate notizie infondate o non verificate) è l’inattesa concorrenza avanzata dall’Enciclopedia Britannica che, nella nuova versione online di prossimo lancio, accetterà contributi da parte degli utenti. Si sa, la concorrenza fa riconsiderare molti principi…

La posizione della Britannica è però più rigida: ogni contributo inviato, infatti, è destinato ad essere valutato da esperti dell’ente e pubblicato online solo previa approvazione di questi ultimi.

Tempi duri, dunque, per Wikipedia? Sembrerebbe di no, tant’è vero che la più nota enciclopedia Open Source della rete ha già pensato alle contromisure da adottare. Sembra infatti che Wikipedia abbia deciso di intervenire ipotizzando una differenziazione tra gli utenti collaborativi, che verrebbero classificati sulla base della qualità dei loro contributi precedenti. In breve…la fiducia e la libertà vanno conquistate sul campo, nel web così come nella vita reale.  
Una volta conquistata la piena fiducia, però, potrebbero scattare non solo diritti (di pubblicazione pressoché automatica) ma anche doveri nei confronti della community. Come dire, agli onori si accompagnano sovente anche gli oneri…

A questo proposito Webnews ha pubblicato un interessante articolo: Via

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