Non è una novità che il web e i diritti d’autore non vadano particolarmente d’accordo, tant’è vero che di quando in quando torna in auge il problema, originato almeno all’inizio da un vuoto legislativo in materia.

Internet, infatti, si evolve ed espande molto più velocemente di quanto le leggi riescano a rincorrerlo anche perché è difficilissimo – come si suol dire – aver occhi dappertutto.

La condivisione di contenuti (soprattutto multimediali), fortemente incoraggiata dai social networks, ha portato ad un incorporamento (=embedding) “selvaggio” di files e trailers (in particolare video presi in prestito da Youtube e piattaforme similari). Il problema di fondo è che l’utente che incorpora e condivide un file non sempre conosce i diritti che salvaguardano il video o l’audio condiviso. E’ facile infatti considerare un filmato un “tutt’uno”, sebbene legalmente non sia così.
Nell’articolo dal titolo “Oggi è morto l’embed” di Giacomo Dotta pubblicato da Webnews leggiamo:

“L’utente (…) Ora si trova innanzi ad una scissione che in molti considerano innaturale: le immagini dei trailer, in quanto provenienti dalle case produttrici, sono implicitamente regolari; le musiche della colonna sonora utilizzata sono invece regolari soltanto ove vi sia esplicita licenza. L’ANICA ad esempio ha un regolare contratto con la SIAE e può pertanto ospitare i trailer sui propri siti Web senza problema alcuno. Al tempo stesso v’è un accordo tra la SIAE e YouTube, tale per cui buona parte dei contenuti di qualità sono licenziati e regolari. Ma non tutti. Ci sono musiche per cui, semplicemente, nessuno ha rivendicato diritti espliciti partecipando al programma Content ID. Vi sono inoltre musiche che un domani potranno avere una rivendicazione, ma che ad oggi sono liberamente disponibili. YouTube, insomma, non può garantire a priori la bontà complessiva del proprio archivio, ma funge almeno da cappello per la tutela di parte del totale.”

Insomma, la questione è piuttosto intricata e ciò che vale oggi potrebbe non valere domani.
Il rischio palese è quello di mortificare la condivisione in nome della lotta alla pirateria e molte sono le voci contrarie che si alzano nel mare del web.

La questione, comunque, rimane aperta.