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Le 21 professioni del web

Citiamo da Webnews:

“Pubblicati in Italia i primi profili per il Web conformi ai principi dell’Agenda Digitale: 21 professioni europee dell’ITC di terza generazione. La sezione italiana dell’IWA/HWG, associazione internazionale dei professionisti del Web, ha stilato il documento ufficiale dei profili dell’Information Tecnology rispettosi dell’agenda digitale europea. Per una volta il Belpaese – non sempre all’altezza delle sfide dell’innovazione – arriva prima. Nel documento sono definiti 21 profili, i più coerenti e aderenti, che possano permettere una chiara identificazione delle competenze e conoscenze richieste a chiunque operi nel settore.”

Il documento pubblicato (redatto dal gruppo Web Skills Profile e disponibile per la consultazione in formato pdf) si rivolge ai protagonisti del settore ITC e ai responsabili delle risorse umane e si propone come un importante punto di riferimento per definire le competenze spettanti ad ognuna delle ventuno figure professionali individuate ed elencate, che operano nel settore web.

Per una lettura completa dell’articolo vi rimando al sito di Webnews:

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Icone sì, icone no

Icone Home Page

Le icone fanno ormai parte integrante della navigazione in rete “2.0”.

Ci sono diventate familiari: dalla “casetta” della Home Page all’arancio intenso dei feed RSS fino all’occhio tipico dell’approfondimento di un articolo.

Ma fino a che punto queste icone sono chiaramente riconoscibili? É questa l’interessante questione che si pone Lukas Mathis, software engineer e user interface designerper conto di un’azienda svizzera e, pertanto, esperto del settore.

In parole povere la domanda da porsi è la seguente: l’abbondanza di dettagli e l’eccessivo realismo verso i quali ci si è via via orientati in rete (complici l’avanzamento delle tecniche e dei software di elaborazione grafica) aiutano il “riconoscimento”  da parte degli utenti oppure no? Meglio stilizzare gli oggetti o riprodurli dettagliatamente?

Attraverso alcuni interessanti esempi, l’autore ci conduce in pochi passi (e simpaticamente, aggiungerei io) nel mondo del design e dei suoi significati e ci induce ad interrogarci su alcuni assunti che  diamo spesso per scontati.

Buona lettura!

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YouTube inaugura una nuova era per i sottotitoli

Oggi parliamo di comunicazione.

Siamo ormai abituati ad usufruire dell’archivio sterminato offerto in rete da Youtube ma non di rado ci imbattiamo in filmati con l’audio originale in lingua straniera.

Questo può rappresentare un ostacolo nella comprensione da parte di coloro che non masticano molto gli altri idiomi, senza considerare la fetta di navigatori che soffrono di diverse problematiche di udito.

Dunque, che fare? Dopo un periodo sperimentale, Youtube ha deciso di varare ufficialmente un nuovo sistema di sottotitoli generati automaticamente grazie ad un algoritmo che decifra l’audio e lo trasforma in sottotitoli che possono, poi, essere editati dall’autore del video, correggendo eventuali errori presenti.

La nuova funzionalità lavorerà presto automaticamente su filmati in lingua inglese ma, grazie alle funzionalità di Google Translate, sarà possibile ottenere anche una traduzione dei sottotitoli nelle ben 50 lingue supportate.

Come è facile immaginare, il servizio lavora al meglio su video dall’audio chiaro e non eccessivamente disturbato da fruscii di fondo e la fedeltà di riproduzione rispetto all’originale è proporzionale alla qualità dell’audio.

Un interessante passo avanti nella direzione di una comunicazione migliore e a 360°.

Oggi parliamo di…leggibilità

Come B&G Comunicazione, già da anni seguiamo con interesse il problema dell’usabilità e dell’accessibilità dei siti web. Com’è noto, è possibile migliorare l’esperienza della navigazione per tutti gli utenti attraverso piccoli e grandi accorgimenti da attuare nel corso della realizzazione di un sito.

Tuttavia oggi ho pensato di abbandonare per un momento le vesti dello sviluppatore per mettermi nei panni degli utenti e dedicare qualche riga ad un software – pensato per i navigatori – a mio avviso meritevole di menzione: Readable.

Apprendiamo dal sito ufficiale (che è, come ci si aspetterebbe, molto ben leggibile):

Readable is an application that helps you read more of the web. It transforms text on any website using fonts, colors, and layouts of your choosing. By presenting content in a format that you’re comfortable with, Readable makes the reading experience much more enjoyable — and faster too.”

In sintesi si tratta di un’applicazione che aiuta a migliorare la lettura dei contenuti presenti sul web, grazie alle possibilità di personalizzazione di fonts, colori e layouts che offre ai navigatori. Come precisa ancora il sito ufficiale, l’applicazione è gratuita e di facile utilizzo.
Readable possiede un altro vantaggio: di tratta di un software non intrusivo, che può essere richiamato quando lo si desidera, presentando la pagina corrente in base alle impostazioni stabilite dall’utente.

Per approfondire l’argomento è disponibile su YouTube questo interessante video:

Per i neofiti, infine, può risultare utile consultare il tutorial presente nel sito:

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Le due facce della navigazione: utente o webmaster?

Navigare in un sito web mai visitato è come muoversi in un territorio sconosciuto, con il quale occorre prima di tutto prendere dimestichezza. La maggiore o minore facilità con cui questo può avvenire dipende in gran parte dai criteri in base ai quali tale sito è stato progettato.

Agli albori del web la tecnologia non offriva molte alternative e i siti erano essenzialmente composti da pagine contenenti testo, immagini e gruppi di links che garantivano la navigazione. Questi ultimi potevano forse risultare non particolarmente creativi ma certamente erano utili e vantaggiosi in termini di risparmio di tempo nella ricerca dei contenuti desiderati.

Tale meccanismo di navigazione “essenziale” offriva al visitatore un quadro immediato dei contenuti disponibili. Poi la rete si è evoluta e i siti si sono via via arricchiti di nuove applicazioni e script, effetti rollover e menu a comparsa e scomparsa che hanno magari migliorato esteticamente le pagine ma anche posto nuove problematiche di usabilità di cui non sempre i webmasters hanno tenuto conto.
Lo ricorda sempre con convinzione Jacob Nielsen, che sottolinea volentieri come i siti web si siano evoluti privilegiando il primo aspetto a discapito del secondo, senza tener conto del fatto che i navigatori desiderano soprattutto entrare in un sito per uscirne rapidamente, una volta trovato ciò che cercano.

Effettivamente le RIA (ma non soltanto quelle), permettono oggi di costruire strutture fino a qualche tempo fa impensabili, che ben si prestano a trasformare in realtà tangibile anche i progetti più creativi. E gli utenti?
Il rischio, sottolineato da molti, è quello di perdere di vista l’obiettivo finale, ovvero la fruizione dei contenuti da parte dei navigatori. In altre parole: siamo certi che la struttura mentale dei web designers coincida con quella degli utenti finali? Dall’iniziale navigazione minimalista si è adesso arrivati ai cosiddetti “blocchi parlanti”, ovvero blocchi visivi di immagini e testo mirati a guidare il navigatore all’interno di un percorso ideale. Ma è davvero in quella direzione che il navigatore desidera andare oppure il webmaster rischia di condurlo per strade indesiderate o di scarsa utilità per i suoi interessi?

E’ un argomento impossibile da trattare in modo esaustivo in poche righe ma che sicuramente merita una riflessione da parte di chi immagina e progetta i siti e che dovrebbe riuscire a immedesimarsi nell’utente finale per fornire un prodotto veramente valido e pienamente usabile.

Codiceinternet.it: la rete per tutti

Si parla moltissimo di web, sia su internet che al di fuori della rete. Internet è altamente autoreferenziale, ama parlare di sé ed autoanalizzarsi. Ma quante persone, soprattutto in Italia, conoscono davvero il mondo di Internet, le sue caratteristiche e le sue potenzialità?
Non di rado capita di sentire persone che ancora confondono gli indirizzi web (o URL) con gli indirizzi di posta elettronica, e posso portare la mia personale testimonianza in merito.
Fortunatamente anche “chi di dovere” è cosciente della situazione ed è questo uno dei pilastri del progetto Codiceinternet.it, di cui vale sicuramente la pensa di leggere il programma, di cui estrapoliamo uno dei passaggi (a mio avviso) più significativi:

“La rete offre quindi una ricca serie di opportunità e molti esperti sostengono la tesi secondo la quale chiunque resti “escluso dalla rete” nel prossimo futuro rischia di essere svantaggiato nella propria carriera lavorativa e scolastica, ma anche nella vita sociale e nella sfera dei servizi della new society. Nei prossimi anni, ma già ora, Internet cambierà quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana: l’istruzione, il sistema sanitario, le attività lavorative e di svago. Le popolazioni più isolate potranno far parte della comunità globale, come mai è successo in passato.”

(altro…)

Anche WordPress e The Guardian decretano la fine dei Captcha

Captcha Guardian
Qualche tempo fa avevo scritto un articolo in cui sottolineavo la completa inutilità dei codici CAPTHCA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart), quei famosi codici che spesso dobbiamo decifrare per poter iscriverci a un servizio o per postare su un forum o un blog.
Oggi questa teoria è descritta anche in un articolo pubblicato sul Guardian in cui viene sottolineata l’inutilità di questo filtro antispam. Lo stesso Matt Mullenweg gestore di WordPress (la più importante piattaforma per il blogging), lo definisce come il “male” del web: “Captcha is the bane of the internet“.

Ormai è evidente come si debbano cercare altre strade e soluzioni per arginare il problema. L’aspetto preoccupante è dato dal fatto che tantissimo spamming non viene più creato dai dei computer bot, ma bensì da umani che, quindi, sono in grado di bypassare qualsiasi forma di filtro. Insomma, al momento non possiamo fare altro che rassegnarci e sperare in qualche nuova soluzione.

You tube sottotitolato per migliorare l'accessibilità

Buone notizie dal mondo di YouTube: il colosso dei video online strizza l’occhio all’accessibilità e consiglia vivamente a chi ricorre ai suoi servizi di inserire nei propri video didascalie e sottotitoli per facilitare la fruizione dei contenuti da parte di tutte le categorie di utenti.

Ecco quanto riportato sul sito stesso di You Tube nel Centro Assistenza:

“Video Captions: Definizione di sottotitoli in lingua originale e sottotitoliI sottotitoli sono i dialoghi di un video riportati in forma scritta. Possono essere nella stessa lingua del video oppure tradotti in un’altra lingua. Talvolta includono anche informazioni per aiutare gli utenti a seguire i dialoghi, come indicazioni relative alla musica, a un telefono che squilla e ad altri suoni nella traccia audio di un video.

I sottotitoli (in lingua originale o in altre lingue) rendono i video accessibili a un pubblico più vasto consentendo alla gente che altrimenti non riuscirebbe a comprendere la traccia audio di seguire il discorso. Ciò vale in particolare per chi ha problemi di udito e per chi parla una lingua straniera. I sottotitoli in lingua originale sono nella stessa lingua della traccia audio del video. I sottotitoli sono in un’altra lingua.

Puoi aggiungere sottotitoli ai video che hai caricato. Rendere disponibili i tuoi video a quante più persone possibile è facoltativo ma altamente raccomandato.”

Certo, è consigliabile leggere attentamente le istruzioni prima di avventurarsi nell’impresa, anche per sbrogliare la matassa relativa al formato di sottotitoli correttamente supportato da YouTube ma i consigli utili non mancano.
Dulcis in fundo non è da escludere che l’aggiunta di elementi testuali all’interno dei video possa rivoluzionare il posizionamento degli stessi: è noto infatti che i motori di ricerca gradiscono le informazioni di carattere testuale, che potrebbero facilitare l’indicizzazione del contenuto.

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Zac Browser per i bambini autistici

Zac BrowserA volte i computer possono essere d’aiuto nella cura di determinate patologie. Oggi vi presento Zac Browser, uno strumento assolutamente gratuito che permette ai bambini autistici di poter interagire con il Pc; al suo interno sono presenti molti giochi e molti filmati selezionati appositamente per aiutare il bambino. Il browser si apre con una rilassante schermata ad acquario e è diviso in quattro sezioni: una dedicata ai video con filmati della Disney e di altre case cinematografiche, una alle filastrocche recitate da un uccellino con il quale si può interagire, una ricca di giochi interattivi e una musicale dove è possibile interagire con gli strumenti virtuali.

Download: Zac Browser

Microsoft per l'Accessibilità

Della serie “forse non tutti sanno che…” esiste una sezione del sito di Microsoft appositamente dedicata al problema dell’accessibilità. Si tratta dell’ Accessibility Developer Center:

“A centralized location for the accessibility developer community. Here you’ll find guidance, essential information, and tools for developing accessible applications and writing accessible code.”

Il sito è ricco di contenuti e merita una visita. Lo scopo primario del progetto è quello di creare una comunità di sviluppo specializzata nell’accessibilità, migliorando al contempo anche la capacità di condivisione fra tutti gli sviluppatori per giungere alla creazione di applicazioni desktop, server e web più accessibili. Questi in sintesi i propositi di Microsoft, come esplicitato da Norm Hodne, dirigente del Dipartimento Windows Accessibility di Microsoft. Tra le funzioni atte alla condivisione, infatti, troviamo il blog dedicato (Microsoft Accessibility Labs Blog) per essere sempre aggiornati sullo “stato dei lavori” dell’accessibilità e il Forum (Development for Windows Accessibility and Automation Forum).
Per quanto riguarda invece le novità, meritano certamente una menzione due nuovi strumenti: AccChecker e UI Automation Verify (UIA Verify) che, secondo Microsoft, consentiranno agli sviluppatori di testare l’implementazione delle tecnologie Microsoft Active Accessibility (MSAA) e Microsoft User Interface Automation (UIA) all’interno nelle proprie applicazioni. Entrambi i programmi sono stati sviluppati in seno alla comunità CodePlex, ed il rispettivo codice è disponibile sotto licenza Shared Source.

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