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Quando un buon nome a dominio è un investimento…

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Ormai lo sappiamo tutti, la scelta del nome a dominio è fondamentale per la buona riuscita di un sito. Alcuni sostengono che in certi casi sia addirittura un investimento.
Potrebbe essere il caso di Mr Cholerton di Tiddington vicino a Stratford in UK. Dieci anni fa, infatti, comprò il dominio http://www.guitars.co.uk/ per la già consistente cifra di £ 10,000 e, come lui stesso racconta, fu preso per matto da amici e conoscenti.
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Cholerton in questi dieci anni è riuscito a ritagliarsi un mercato di nicchia per le sue rarissime chitarre e, oggi, ha un fiorente shop on line, ma non solo, si è anche visto offrire per il nome a dominio di sua proprietà da un’azienda del settore la ragguardevole cifra di £ 35,000 , lasciando a bocca aperta per la seconda volta chi lo aveva criticato tanti anni fa.
Nel caso foste interessati ad acquisire
http://www.guitars.co.uk/ vi dico subito che la cifra da cui partirebbe Mr Cholerton è di ben £ 100,000, perchè grazie a questo nome a dominio, senza fare nessuna pubblicità né on line, né sui mezzi tradizionali, il suo shop riesce a vendere ben 20 chitarre al mese, di cui alcune sono fatte artigianalmente con prezzi che partono dalle £ 3,500.

Via: Coventry Telegraph

Con Pixazza compri…quel che vedi!

Letto così il nome non suggerisce con immediatezza il contenuto, ma il mondo che ruota intorno a questa nuova realtà appare piuttosto interessante.

Pixazza rappresenta la trasposizione del servizio AdSense nel settore delle immagini, in modo tale da offrire al navigatore un’esperienza d’acquisto a dir poco inconsueta. Passando con il mouse sopra una fotografia inserita in una pagina web, infatti, si possono veder comparire boxini informativi contenenti dettagli sull’oggetto raffigurato, compresi il prezzo e il link per passare immediatamente all’acquisto.

É evidente che la novità maggiore risiede nella possibilità di effettuare l’acquisto con un solo clic, senza dover cercare in rete, nei vari portali, l’oggetto “dei propri desideri”.

Ovviamente, se da una parte vi è il comprensibile desiderio di acquistare da parte del navigatore, dall’altra deve esservi una schiera di siti di ecommerce desiderosi di promuovere i propri prodotti.
La novità promette bene, se è vero (come è vero) che un colosso come Google vi ha già investito una considerevole somma.

Incorporare gli annunci di Pixazza è semplice come incorporare annunci di Adsense: un piccolo codice Javascript e il gioco è fatto.
Ovviamente il tutto è ancora in fase di rodaggio, come si suol dire e occorrerà ancora del tempo perché “vada a pieno regime”, come per tutte le cose. Vedremo se i numerosi investitori saranno stati lungimiranti.

Via

Yahoo vende Kelkoo

La situazione di Yahoo non è certo delle più rosee, come dimostra l’ondata di licenziamenti a cui è stata costretta la compagnia.
L’obiettivo ora è fare cassa e per farlo è stato deciso di vendere Kelkoo, il portale per la comparazione dei prezzi. La notizia è stata ufficializzata da Pierre Chappaz, ex-CEO di Kelkoo che, sul suo blog, parla della vendita a favore di un fondo di investimento britannico, Jamplant Ltd, associato al fondatore del comparatore USwitch.
Chappaz riserva anche delle pesanti critiche al managment di Yahoo, accusandolo di non essere al passo con i tempi, poichè segue ancora una filosofia basata sul CPM (viene addebitato un certo importo ogni 1000 impressioni ricevute dall’annuncio) e non sul CPC (costo per click).

Il camerino comodamente a casa

Fitting Box

Uno dei grossi limiti degli e-commerce nel settore della moda è sempre stato dato dall’impossibilità di provare i capi o gli oggetti prima dell’acquisto.
Ora è possibile superare in parte questo limite grazie alla diffusione della banda larga e alle applicazioni basate su Flash.
A tale proposito è molto in voga il software Fittingbox dedicato alla prova virtuale degli occhiali.
E’ già stato utilizzato con successo sia dalla Ray-Ban che dalla Lacoste, dove sui rispettivi siti è possibile testare i diversi modelli  comodamente seduti davanti alla propria webcam.
Non mi stupirebbe se in futuro si creasse un qualcosa di simile per poter indossare virtualmente anche gli abiti.

You Blue Viral Contest: il concorso per i video virali sponsorizzato da Derby Blue e Future Film Festival

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Viral videos a tutto gas!
Piacciono, e molto. Lo si era già capito ma ecco arrivare un “riconoscimento ufficiale” con un concorso tutto dedicato a loro e promosso da Derby Blue e Future Film Festival.

Scopriamo qualcosa di più consultando il sito ufficiale dell’iniziativa:

“Il concorso è nato con l’obiettivo di sviluppare la creatività giovanile nel settore della comunicazione virale, sostenendo la produzione di brevi spot, realizzati da giovani autori. Le opere realizzate per il concorso verranno messe on-line nel sito in modo da poter essere giudicate dal pubblico della rete oltre che da una giuria di esperti. Due sono quindi le giurie del concorso You Blue Viral Contest: la giuria popolare e la giuria di esperti.”

Il tema del concorso è “Derby. Fruit as ultimate transgression.” e gli strumenti da utilizzare sono:

“la tua creatività, la classica bottiglietta blu da 200 ml, irriverenza e gioco.”

I video in concorso sono disponibili e visibili a tutti nella sezione “Vedi e vota”, ma per poter votare è necessario essere registrati nel sito. Interessante notare la presenza di una sezione denominata “Viral News” e interamente dedicata a video virali presenti in rete (estranei all’iniziativa del Concorso) che vengono portati ad esempio come strumento di marketing non convenzionale.

Si tratta dell’ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, delle potenzialità di questo innovativo strumento pubblicitario.
Per chi fosse interessato a votare i video in concorso, è bene ricordare che le votazioni termineranno il 30 ottobre 2008.

Vai al sito del Concorso: Via

L'aumento della benzina favorisce l'e-commerce

Secondo analisi statistiche condotte dalla società statunitense eMarketer l’aumento del costo del petrolio sta favorendo l’incremento dell’e-commerce nei paesi europei, soprattutto per i beni di largo consumo. Pare infatti che gli acquisti on line siano in notevole crescita, soprattutto per le grandi catene di distribuzione. Un tempo si acquistavano on line soprattutto libri, musica, biglietti e vestiti, ora si passa sempre di più ai beni di prima necessità, con punte come a Londra dove la metà dei cittadini ha fatto almeno un acquisto su internet di questa tipologia di beni.
La previsione di crescita è quindi elevatissima. Per gli UK, ad esempio, si prevede di passare dagli attuali 14,7 bilioni  a 44,9 bilioni di sterline nel 2012.
E-marketer previsioni e-commerce
Ma il trend di crescita coinvolgerà un po’ tutti i paesi europei.
Come si può vedere dal grafico, la Spagna dovrebbe passare dall’attuale bilione di euro a 4,2 bilioni, mentre la Francia dovrebbe addirittura triplicare passando da 7,0 a 21,4 bilioni.
E-marketer previsioni e-commerce 2012

L'importanza della pubblicità

La pubblicità è uno degli strumenti di marketing maggiormente utilizzati per attirare l’attenzione di potenziali clienti su un’attività, i suoi prodotti e i suoi servizi. Più una campagna pubblicitaria è efficace e più essa è in grado di attirare i clienti.

Se si pensa alla pubblicità come ad un fenomeno moderno si rischia di prendere un grosso abbaglio: infatti le prime forme di pubblicità erano costituite, com’è facile immaginare, dal cosiddetto “passaparola”. Inoltre diversi documenti storici ritrovati testimoniano che essa era già in auge nell’Antico Egitto, in Grecia e a Roma.

Esempi di “pubblicità” di tipo commerciale o politico sono stati ritrovati anche tra le rovine di Pompei, città distrutta, com’è risaputo, in seguito all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
La grossa rivoluzione giunse però con l’introduzione della stampa, a partire dal XV e XVI secolo. Inizialmente le merci più pubblicizzate erano farmaci e libri, in seguito il fenomeno si estese anche ad altre tipologie di prodotti.

Sembra che la prima agenzia pubblicitaria sia nata negli Stati uniti, per la precisione a Philadelphia, nel lontano 1843 e da allora di strada ne è stata fatta molta. Con il tempo agli strumenti tradizionali se ne sono aggiunti di nuovi e molto efficaci: a riviste, quotidiani, stampe e affissioni si sono affiancati radio, televisione e internet. La rete, in particolare, ha aperto nuove frontiere all’advertising: tramite strumenti nuovi quali banner, pop-ups, siti di E-Commerce, e-mail advertising o advergaming (giochi per computer usati per promuovere una società oppure un prodotto) si possono comunicare i propri messaggi, mirati ad pubblico “giusto” e selezionato.

Anche se il dibattito sull’efficacia della pubblicità è aperto da tempo ormai immemorabile, e sembra destinato a rimanere perennemente irrisolto, una cosa è certa: nel bene o nel male essa influenza profondamente le abitudini di acquisto del pubblico.
Se una volta si tendeva a voler raggiungere la maggiore fetta di popolazione possibile, oggi la tendenza sembra essersi invertita:
l’advertising si è sempre più specializzato ed è oggi in grado di raggiungere nicchie di pubblico anche esigue, ottenendo risultati un tempo impensabili. Identificando i diversi profili dei targets da raggiungere, il contenuto viene comunicato a porzioni di pubblico numericamente meno rilevanti ma più chiaramente definite.

Questo, dunque, è il nuovo volto della pubblicità, e molti sono i motivi per affidarsi ad un’agenzia professionale e competente per promuovere il proprio Brand. A livello teorico il discorso non fa una grinza; purtroppo però quando si passa dalla teoria alla pratica il più delle volte si presenta per l’Agenzia un enorme scoglio da superare: far percepire l’importanza e la qualità del propro lavoro.

Un’Agenzia di Comunicazione non offre prodotti ma servizi e questi ultimi non sono, sfortunatamente, sempre tangibili: se un’Agenzia è veramente seria, i suoi servizi vengono “tagliati su misura” per ogni Cliente, con precisione e dedizione oserei dire sartoriale; tuttavia il loro valore difficilmente viene realmente percepito, diversamente da quanto accade per un’auto di lusso o un abito firmato.

Finché la pubblicità verrà percepita soltanto come un costo e non come un investimento sul proprio futuro e sulla propria Azienda,
sarà sempre difficile per chi Crea la pubblicità, farne comprendere il valore. E questo è tanto più vero nelle piccole e medie città, in cui i soldi non spesi vengono percepiti come soldi guadagnati. Anche se non sempre questo risponde a verità…

Amazon Mp3 presto in Europa

Amazon Mp3La vendita di brani musicali on-line ormai è ordinaria routine e il grande protagonista, come tutti ben sappiamo, è i-Tunes, che trainato dall’iPod ormai domina quasi incontrastato il mercato. Negli USA è nato quello che forse potrà essere l’unico concorrente reale di i-Tunes e cioè Amazon Mp3. Il punto di forza di Amazon, oltre ovviamente al grande nome della società, che è un punto di riferimento nell’e-commerce internazionale, sarà la possibilità di comprare brani DRM free, cioè saranno liberi da Digital rights management, ovvero sarà possibile copiarli infinite volte su qualsiasi tipo di dispositivo che legga il formato del file. Nello specifico i files venduti su Amazon sono gli Mp3, come suggerisce il nome dello shop.
E’ prevista l’apertura di un e-commerce Amazon Mp3 anche in Europa, con l’Inghilterra come paese pilota. Per quanto riguarda noi italiani è difficile prevedere l’apertura di un e-shop nazionale, dato che Amazon non si è mai interessata direttamente al nostro paese, benchè sul suo sito vengano venduti prodotti anche per l’Italia, ad eccezione di alcuni componenti hardware.

Visa PIN Card

Uno dei motivi che limita la grande diffusione dell’e-commerce è la percezione che hanno gli utenti di una scarsa sicurezza degli acquisti on line, soprattutto per quelli eseguiti con carta di credito.
Visa, uno dei principali circuiti di  pagamento tramite carta di credito al mondo, sta cercando di rimediare a questa problematica tramite l’innovazione e lo fa con un prodotto particolare: le prime carte in grado di produrre per ogni singolo acquisto un codice da inserire al momento del pagamento, in modo che non vi possa essere una frode causata dal furto del numero della carta.
Il meccanismo è molto semplice ed è simile a quello già utilizzato da diverse banche per accedere ai servizi on line, tramite una chiavetta che produce un codice univoco da digitare al momento dell’accesso e della durata di un certo numero di secondi. In questo caso il codice sarà generato direttamente tramite un pulsante sulla carta e visualizzato su un display presente sulla stessa, come è possibile vedere nell’immagine sottostante:
Visa PIN Card

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Quanto si può perdere se un sito va down?

Server downNon chiedetelo ad Amazon, che all’inizio del mese ha avuto un downtime dei propri server di ben 90 minuti, con una perdita di introiti stimata intorno a 1,8 milioni di dollari.
Certo stabilire approssimativamente le perdite che può subire un sito di e-commerce è piuttosto semplice, basta fare una stima di quanti introiti ha portato in quella fascia oraria nei giorni o nei mesi precedenti; più difficile invece è individuare la perdita per un sito aziendale il cui unico scopo è quello di essere una vetrina per presentare la società e le sue attività.
Oltre a questo è anche importante individuare per quanto tempo il sito rimane non raggiungibile. Ovvio che se sono pochi istanti probabilmente il navigatore penserà ad un problema della propria linea e cercherà di fare un refresh sul browser, ma se il downtime si dilata allora iniziano a sorgere i problemi. Un sito non raggiungibile o particolarmente lento è sicuramente un pessimo biglietto da visita che invece di valorizzare l’azienda, la presenta nel peggiore dei modi. Quantificare il danno subito in questo caso è piuttosto difficile: vi sarà una perdita nel numero dei contatti, un abbandono immediato del sito che potrebbe favorire la concorrenza, un’ immagine negativa a livello inconscio per il navigatore, con una possibile diminuzione della percezione positiva che aveva dell’azienda.
Il tutto va rapportato al numero medio dei navigatori per un determinato sito e al numero di persone interessate ai servizi o prodotti di quel determinato settore commerciale.
Ad esempio se un navigatore sta pianificando una vacanza e sta cercando un albergo, è scontato pensare che se il sito del vostro albergo è off-line proprio nel momento in cui lui vi accede, avrete un cliente in meno quest’estate, perchè probabilmente passera immediatamente al sito successivo.
Meno probabile, invece, è perdere un cliente per una casa automobilistica il cui sito va off line, perchè se il potenziale cliente è interessato a un determinato modello di macchina e non riesce ad accedere al sito aziendale, cercherà altri canali per informarsi.

Nei prossimi giorni parlerò del perchè un server su cui risiede un sito può andare off line e come cercare di evitare di incorrere in questo inconveniente, che, come dimostra il caso di Amazon, può accadere a qualunque azienda, grande o piccola che sia.