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Sette esempi di Ambient Marketing

Vi segnalo oggi un articolo, non nuovissimo ma sempre interessante, pubblicato da Streetmarketing a proposito dell’Ambient Marketing: sette sempi emblematici, che vanno dalle fontane e gli alberi vestiti di tutto punto alla scala mobile col corrimano in liquirizia, fino al palazzo-videogame. Una simpatica raccolta, tutta da sfogliare.

Fonte: http://www.mediastreet.it/Campagne-di-ambient-marketing_n50.html

Quando l’unconventional…mette i brividi!

Le azioni di marketing non convenzionale non soltanto si moltiplicano ma si fanno anche più ardite e fantasiose.

É il caso della Swiss Skydive, scuola svizzera di paracadutismo, che ha decorato un ascensore in modo da simulare la sospensione nel vuoto. Un unconventional che mette i brividi!

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Altra operazione di ambient marketing estremamente inquietante è stata quella predisposta da M&M’s che ha ricostruito in strada una “scena del crimine” in perfetto stile C.S.I. con tanto di sagoma della vittima tracciata sull’asfalto e area precauzionalmente circoscritta dal nastro con la dicitura “Do not cross the line”.

L’ unica differenza è da ricercare nella natura della vittima: per fortuna non si tratta di un essere vivente bensì di un colorato confetto M&M’s. Chi sarà il colpevole? Le indagini continuano…

 

Philadelphia aggiorna il suo packaging

L’agenzia Holmes & Marchant ha ridisegnato il packaging per il mercato europeo di uno dei prodotti storici di Kraft, il formaggio spalmabile Philadelphia.
La prima immagine è il vecchio packaging, mentre le altre due raffigurano due versioni del nuovo:

Erano ben 20 anni che questo packaging resisteva sul mercato e ho la sensazione che questo aggiornamento sia assolutamente azzeccato, riportando il prodotto al passo con i tempi. La confezione dalla linea morbida e il restyling del logo danno l’idea di un prodotto fresco e piacevole, comunicando molto bene il messaggio che Kraft vuole convogliare verso il consumatore.

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Comunika TV si occupa delle prospettive della comunicazione in tempi di crisi

In attesa del Forum della Comunicazione, Comunika TV intervista Gianfranco Conte, Presidente Iperclub, sulle strategie per rilanciare i brands e aiutare la Comunicazione in questo difficile periodo di crisi economica. Un interessante punto di vista sulla questione.

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M&M's…a tutto web!

É proprio vero che, se ben usato, il web può diventare un ottimo strumento promozionale e di lavoro per un’azienda. Prova ne siano le iniziative di Coca Cola passate per il web, di cui abbiamo lungamente parlato in passato.

Oggi parliamo di M&M’s, per un ottimo motivo. La prima immagine immediatamente evocata dal logo e dal packaging è quella di un mondo colorato, dinamico, ludico, accattivante, soprattutto per i più giovani.

L’attuale sito di M&M’s rispecchia tutto questo e forse anche di più, offrendo non solo informazioni aggiornate sui prodotti ma anche advergames e sezioni largamente interattive, che consentono addirittura di disegnare un proprio avatar M&M’s personalizzato fino al minimo dettaglio: dal colore della superficie agli accessori da indossare. Ovviamente è possibile salvare il proprio piccolo “capolavoro” soltanto registrandosi al sito, un modo come un altro per fidelizzare il cliente e indurlo a visitare nuovamente il portale.

La sezione “Fun & Games” non contiene solo giochi ma, spingendo sul pedale “viral” del passaparola, consente di inviare e-cards coloratissime, scaricare wallpapers e screensavers e guardare videos e ads.
E non è che l’inizio, come si suol dire.

La sezione “Recipes and ideas” offre invece gustose ricette per cimentarsi in cucina mentre, per gli addetti ai lavori può risultare interessante la Case History di M&M’s raccontata dall’azienda stessa con una serie di slides 3D che ripercorrono le tappe evolutive fondamentali del brand, dal lontano 1941 fino ai giorni nostri.

Consiglio vivamente una visita al portale, per fini ludici o didattici, poiché ritengo sia meritevole di nota.

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Le due facce dell'Advergame

É ormai noto – ma non fa male ricordarlo – che il cosiddetto “Game Advertsing” o “AdverGame” consiste nella pratica di utilizzare videogames (siano essi realizzati in Flash o esplicitamente progettati per le consoles) come parte integrante di campagne di marketing.

Volendo essere più precisi, all’interno della macrocategoria degli advergames è possibile distinguere due categorie fondamentali:

  1. i giochi esplicitamente progettati per veicolare messaggi pubblicitari;
  2. giochi che, nati in modo autonomo, recano al proprio interno messaggi pubblicitari.

Gli esempi di giochi appartenenti alla seconda categoria non mancano di certo e tra i tanti spiccano sicuramente i videogames dedicati al calcio e alle gare di velocità, che maggiormente piacciono al pubblico maschile. Le ambientazioni in cui si muovono i personaggi sono ricche di pannelli e cartelli recanti nomi di aziende. Ovviamente la strategia adottata per questo genere di promozione non è univoca, poiché diverse sono le variabili che “entrano in gioco”, non ultimi il target cui è destinato il messaggio e il risultato che si desidera ottenere.
In sintesi, ciò che varia è la relazione in essere tra il gioco e il brand da promuovere.

Tra i casi più emblematici troviamo:

  1. Giochi associativi (ad es. contenenti brands pubblicizzati sui cartelloni che figurano all’interno dei videogames);
  2. Giochi rappresentativi del marchio in cui il prodotto diventa parte del gioco, se non addirittura il suo obiettivo ultimo (ne sono esempio i giochi online realizzati in Flash); 
  3. Giochi dimostrativi che riprendono pedissequamente le caratteristiche di un brand;
  4. Giochi competitivi progettati per modalità multiplayer;
  5. Giochi educativi o divulgativi, in cui il “core” è il messaggio da veicolare e lo scopo la vendita di un prodotto.

Il potenziale di queste tipologie di giochi è estremamente interessante. Ciò che, però, occorre non perdere mai di vista è il corretto equilibrio fra aspetto “ludico” e aspetto commerciale: il prevalere dell’uno sull’altro, infatti, potrebbe produrre risultati non desiderati quali, ad esempio, l’indebolimento del messaggio pubblicitario in un caso, o del divertimento nell’altro.

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Bavaria Vs Heineken, a colpi di spoof video

La creatività non sembra avere limiti (fortunatamente, aggiungerei io!). In verità  fa quasi parte del “ciclo naturale di vita” di un buon viral video la comparsa della sua parodia, altrimenti detta “spoof”.

Ecco quindi apparire all’orizzonte una nuova forma di advertising indiretto, rappresentato proprio dagli “spoof videos”, talora realizzati in forma amatoriale e in altri casi messi invece in linea dai competitors dell’azienda in questione.

É quanto è accaduto ad Heineken, che ha  avuto modo di ampliare ulteriormente il successo del suo video del Maxi-frigo grazie ad uno spoof video realizzato da Bavaria. Neanche a dirlo, i due videos sono presenti, sotto forma di “botta e risposta”, sulla piattaforma Youtube.

Iniziamo dal video di Heineken:

Passiamo adesso a quello di Bavaria:

Non si può negare che in taluni casi la parodia supera per fantasia e creatività addirittura l’originale…

OPA: In arrivo nuove "taglie" per l'advertising online

Non è ormai più un segreto che la generale crisi economica sta avendo, ahimé, effetto su svariati aspetti della nostra vita. Com’era prevedibile, il problema preoccupa ed interessa soprattutto chi si occupa di pubblicità ed advertising.

La proposta avanzata dall’OPA (Online Publishers Association) è quella di dare via libera a nuovi formati per l’advertising online. Lo scopo dichiarato, ovviamente, è quello di attirare maggiormente l’attenzione dei navigatori, consentendo loro di visualizzare con più facilità (e possibilmente anche interattività) gli annunci e le proposte presenti sulle pagine web.

Tre i formati che sono stati individuati dall’OPA:

  1. 336×860 pixel per un fixed panel inserito nella pagina, che scorre assecondandone lo scrolling;
  2. 468×648 pixel  per un box extralarge in grado di contenere anche elementi interattivi (quali filmati o miniature di pagine);
  3. 970×418 pixel per un’inserzione più “invadente” ma con possibilità di ridimensionamento per limitare l’impatto visivo sulla navigazione.

In omaggio al miglior spirito di condivisione  – ormai imperante in communities e social networks, ecco arrivare anche il fatidico pulsante per condividere un contenuto con altri utenti della rete nella speranza, ovviamente, di ottenere un effetto virale. Una benefica conseguenza del nuovo tipo di advertising, di non secondaria importanza, dovrebbe essere quella di offrire al navigatore un’ esperienza interattiva e informativa che gli consenta di recepire il messaggio pubblicitario senza dover necessariamente abbandonare la pagina che sta visitando per essere reindirizzato altrove.

I primi esperimenti dovrebbero partire con il mese di Luglio 2009.

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BuzzMetrics sbarca in Italia

No, non è il protagonista di un nuovo film di animazione per bambini, bensì lo strumento di analisi del “passaparola” in rete elaborato dalla celebre società di rilevazione Nielsen.

Non a caso il nome “BuzzMetrics” deriva  dal sostantivo buzz, che si riferisce al passaparola che si genera tra gli utenti, i quali spesso forniscono spontaneamente opinioni o consigli su un determinato prodotto o marchio. É d’obbligo ricordare che l’attuale proliferare di social networks e communities in rete genera un traffico di informazioni ed opinioni che non poteva passare inosservato agli occhi attenti delle aziende.

É in qualche modo possibile, prestando attenzione a quanto viene scritto sul web, farsi un’idea delle tendenze e preferenze del pubblico. E non è poco, considerando che conoscendone i desideri diviene più facile orientare le campagne di marketing, rendendole “ad hoc” per il target desiderato.

Non è un caso, quindi, che Nielsen abbia pensato (dopo i felici esperimenti condotti in U.S.A., Gran Bretagna, Germania ed altri paesi negli anni passati), di avviare anche il monitoraggio dei contenuti del Web italiano, mettendo a disposizione il proprio strumento di rilevazione già ampiamente testato e perfezionato nel corso dei passati 10 anni. Un know-how nel settore che può davvero “spendere” bene.