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E-mail e Social networks sempre più integrati

Parola di Microsoft, che ha compiuto un notevole passo avanti in questa direzione con il suo Outlook Social Connector. Lanciato già nello scorso Novembre, questo programma rappresenta oggi un’ottima piattaforma di integrazione per moltiplicare la quantità di informazioni relative ai nostri contatti (immagini pubblicate, post, attività nei divesri s.n. e molto altro).

Come funziona? Lo spiega abbastanza approfonditamente un video pubblicato su Youtube che trovate in calce al presente post, per cui non mi soffermerò sui dettagli. Basti sapere che, allo stato attuale, Microsoft ha creato partnership con Facebook, MySpace, Linked In e Windows Live Messenger ma nuovi Social Networks potrebbero essere aggiunti in futuro.

É interessante (e soprattutto rassicurante) apprendere che, nel rispetto della privacy, la quantità e la qualità delle informazioni condivise continuerà a dipendere dalle impostazioni che ciascuno avrà settato sui social networks cui ha aderito.

Buona visione!

Twitter dice Ciao al Mondo ed apre all'advertising

Com’era prevedibile, dopo la fase iniziale di crescita del noto servizio di microblogging, è giunto anche per Twitter il momento di monetizzare il lavoro svolto.

Dal tono dell’annuncio (intitolato Hello World) si evince una certa resistenza da parte del team ad aprire le porte alla pubblicità, tant’è vero che – almeno in questa prima fase del progetto – i Promoted Tweets” compariranno soltanto nelle pagine di ricerca e tenteranno, nei limiti del possibile, di non risultare eccessivamente invadenti.
E questo non è poco, considerando il panorama generale del web.

Già si prevede, però, di inserirli in futuro anche nelle pagine degli utenti.
Come tutti gli altri Tweets, anche quelli pubblicitari consentiranno i retweets e l’interattività.

Via

Tutti per Avatar, un Avatar per tutti

E’ quanto mai di attualità in queste settimane il termine Avatar, scelto dal regista James Cameron quale titolo per la sua recentissima produzione cinematografica che tanto successo sta riscuotendo nelle sale di tutto il mondo.

Questa è storia nota ma…quanti conoscono la vera origine della parola?
Facciamo un po’ di chiarezza a beneficio di tutti.

Il termine “Avatar”, derivante dal Sanscrito, nella tradizione induista riveste il significato di “incarnazione”, con riferimento all’atto compiuto da un dio di assumere un corpo fisico. Il termine stesso significa, infatti, “colui che discende”.

Come spesso accade nelle lingue, il significato della parola ha poi subito una traslazione fino ad indicare, ai giorni nostri, la rappresentazione di sé che una persona sceglie  per mostrarsi agli altri nel mondo di internet.

In breve una sorta di alter ego virtuale che un individuo decide di interpretare. Tale immagine può raffigurare – in base alle preferenze personali – personaggi tratti dalla realtà, da fotografie,  films, fumetti o cartoni animati.

Gli avatar vengono principalmente utilizzati in rete in associazione al proprio account dai frequentatori di social networks, communities, messaggistica istantanea, forums, chat-rooms e videogames, ovvero tutte quelle situazioni in cui è richiesta la creazione di una identità virtuale, il più delle volte in tema con l’argomento della community che si frequenta o con il gioco di ruolo a cui si prende parte.

Gli avatar tematici sono usatissimi nelle saghe di genere Fantasy e, di conseguenza, nel mondo virtuale che ruota intorno ad esse.

Google presenta Buzz

Dopo Google Wave, la novità in casa Google è Buzz, un nuovo strumento di condivisione delle informazioni collegato a Gmail.
L’idea è quella di unire tutto quello che interessa l’utente in un Buzz ovvero in un passaparola nella propria rete di amici, colleghi e conoscenti.
Ecco il video di presentazione:

http://www.youtube.com/watch?v=yi50KlsCBio&feature=player_embedded

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Sindrome 2.0, ovvero malati di social network

Non si tratta di uno scherzo né di una provocazione, ahimé, ma un’amara verità.

Le statistiche mediche dimostrano che negli ultimi anni è cresciuto in maniera preoccupante il numero di persone che hanno manifestato i sintomi di una sindrome targata 2.0 denominata Internet Addiction Disorder (IAD), ovvero una pericolosa dipendenza dal web ed in particolare dai social network. E il problema è tanto sentito da aver indotto alla creazione del primo ambulatorio – inaugurato lo scorso 3 novembre al Policlinico Agostino Gemelli di Roma – destinato alla cura della dipendenza ossessiva dal web.

Paradossalmente nell’era della comunicazione sovente si comunica male. I sintomi della malattia si presentano a diversi livelli di gravità e vanno dalle veglie notturne davanti al monitor a varie problematiche relazionali fino all’esigenza impellente di potersi collegare  alla rete sempre e comunque, foss’anche in vacanza e in un luogo sperduto.

Va detto, a onor del vero, che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, come insegna la saggezza popolare e vi sono fortunatamente molti navigatori di internet che invece ne fanno un uso corretto.
Come per ogni cosa della vita, “in media stat virtus“. Tuttavia c’è di che riflettere…

Un anno di tecnologia e di Web

Abbiamo più volte accennato, nel corso del 2009, alla sorprendente rapidità con cui si sta evolvendo la tecnologia e, inevitabilmente, con essa anche il web.
Tra browsers sempre più performanti, nuovi supporti “mobile” e social network di successo è trascorso un altro anno.
Difficile riassumere in poche parole tutte le novità che hanno letteralmente invaso le nostre vite e modificato le nostre abitudini di navigazione e di comunicazione e talvolta un’immagine vale più di mille parole.

Qualcuno ha così pensato creativamente di riassumere in un video (ovviamente pubblicato sull’immancabile Youtube) gli steps salienti delle nuove tecnologie. Come dire…un tentativo di fare il punto della situazione per ripartire con un 2010 che già si preannuncia ricco di idee e progetti oltre ogni immaginazione.

Buona visione!

Facebook e privacy

Come ben sa chiunque abbia un po’ di familiarità con i social networks, non è sempre facile tutelare la propria privacy all’interno di una community che fa dell’interscambio di informazioni il “core” del proprio sistema.
Il problema è che non sempre gli utenti sono coscienti di tutto ciò che viene pubblicato su di loro, talvolta a loro insaputa.
E così si scopre di punto in bianco che le proprie foto sono state “taggate” o inserite in albums di illustri sconosciuti o si ricevono tonnellate di inviti non graditi o richieste di amicizia da persone non ben identificate.
Come in tutti i campi della vita, conoscere le regole del gioco permette di difendersi meglio ed è per questo motivo che ho pensato valesse la pena di segnalare un’interessante guida alla privacy su Facebook realizzata da HTML.IT. Magari mettete già in atto questi buoni consigli ma in certe situazioni conferma la propria validità il saggio detto latino “melius abundare quam deficere”.
Tengo a precisare che occorre attenzione nell’utilizzo di qualunque social network: oggi parliamo di Facebook esclusivamente in relazione a questa ottima pubblicazione di HTML.IT.

Vai alla Guida sulla privacy in Facebook

L'evoluzione del Microblogging

I tempi cambiano e con quale velocità!
Dal 2006 ad oggi, ovvero dalla nascita di Twitter ai giorni nostri, il mondo del Microblogging è cresciuto e da quell’iniziale idea, da quel nucleo primordiale si è sviluppato – continuando la metafora – un microuniverso di microblogging, appunto.
I servizi più diffusi differiscono tra loro per piccole e grandi peculiarità, che evidenziano la volontà di differenziarsi e di offrire al pubblico servizi innovativi e soprattutto flessibili, come flessibili sono le vie attraverso le quali chi pubblica su un Microblog può mantenersi in contatto con la sua rete di contatti (via web, cellulare, Messenger, etc.).

Vale la pena di spendere due parole per ricordare cosa si intende per Microblogging. Ecco cosa ci racconta in merito la sempre informata Wikipedia:

“Il micro-blogging (o microblogging o micro blogging) è una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in Rete, sotto forma di messaggi di testo (normalmente fino a 140 caratteri), immagini, video, audio MP3 ma anche segnalibri, citazioni, appunti. Questi contenuti vengono pubblicati in un servizio di Social Network, visibili a tutti o soltanto alle persone della propria community.”

(altro…)

Google prova ad acquisire Twitter

Ancora una volta Google dimostra la sua insaziabilità: l’ultima novità, pubblicata oggi sul sito de Il Sole24 ore è il suo tentativo di acquisizione del portale di microblogging Twitter.
Personalmente temo molto il monopolio di Google, anche perchè non ho apprezzato alcune azioni intraprese da questa società negli ultimi tempi.
La prima azione di cui vi avevo parlato tempo fa è stata quella di cercare di bypassare le agenzie pubblicitarie contattando direttamente i clienti che avessero intenzione di utilizzare gli strumenti di Adwords, tramite una rete di suoi consulenti diretti.
La seconda azione è stata invece a discapito dei piccoli inserzionisti che aderiscono al programma Adsense, che si sono visti diminuire notevolmente gli introiti dei banners/inserzioni pubblicati sui loro siti, a causa di una diminuzione dei valori del pay per click decisa da Google (vuoi anche motivata dalla crisi, ma non essendoci alternative realmente efficaci non c’è stato modo per gli inserzionisti di seguire altre strade).

Insomma un monopolio di Google danneggia tutti, inserzionisti, publisher e per altri aspetti anche la generica categoria degli utenti della rete internet.
Ecco perchè sono assolutamente contrario a questa acquisizione.

BuzzMetrics sbarca in Italia

No, non è il protagonista di un nuovo film di animazione per bambini, bensì lo strumento di analisi del “passaparola” in rete elaborato dalla celebre società di rilevazione Nielsen.

Non a caso il nome “BuzzMetrics” deriva  dal sostantivo buzz, che si riferisce al passaparola che si genera tra gli utenti, i quali spesso forniscono spontaneamente opinioni o consigli su un determinato prodotto o marchio. É d’obbligo ricordare che l’attuale proliferare di social networks e communities in rete genera un traffico di informazioni ed opinioni che non poteva passare inosservato agli occhi attenti delle aziende.

É in qualche modo possibile, prestando attenzione a quanto viene scritto sul web, farsi un’idea delle tendenze e preferenze del pubblico. E non è poco, considerando che conoscendone i desideri diviene più facile orientare le campagne di marketing, rendendole “ad hoc” per il target desiderato.

Non è un caso, quindi, che Nielsen abbia pensato (dopo i felici esperimenti condotti in U.S.A., Gran Bretagna, Germania ed altri paesi negli anni passati), di avviare anche il monitoraggio dei contenuti del Web italiano, mettendo a disposizione il proprio strumento di rilevazione già ampiamente testato e perfezionato nel corso dei passati 10 anni. Un know-how nel settore che può davvero “spendere” bene.