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Facebook Places, questo sconosciuto

Tutti o quasi trascorrono parte del proprio tempo libero sui Social Network ma non sempre ne conosco le features più interessanti.

E’ il caso di Facebook Places, che dopo una fase di sviluppo e lancio avvenuti quasi “in sordina” promette grandi risultati, sfruttando le potenzialità della geolocalizzazione unite a quelle del social network, per offrire agli utenti che la utilizzano un’esperienza a 360°. A partire, infatti, da un luogo prescelto si ottiene una lunga lista di consigli e suggerimenti sui luoghi da visitare, le iniziative in corso e, ovviamente, pareri ed opinioni degli amici (o amici degli amici).

Si tratta di un passo in più oltre le funzioni già offerte da Google, perché offre possibilità “ritagliate su misura” per chi desidera informazioni su ristoranti, luoghi di divertimento e cultura e molto altro ancora.

Una feature, insomma, tutta da provare.

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E' addio per Silverlight?

Avevamo già avuto l’impressione che Silverlight non avesse riscosso sul web il successo desiderato ma si rincorrono voci sempre più insistenti che la versione 5 sarà l’ultima rilasciata da Microsoft prima di cessarne lo sviluppo.
Dispiace sempre un po’ quando una tecnologia viene “dismessa” ma in un mondo competitivo come quello attuale, in continua e accelerata evoluzione, realisticamente sussiste il rischio di non riuscire a fare breccia nel mercato e nel cuore degli utenti finali.
Per dovere di cronaca, però, occorre sottolineare che per il momento Microsoft non smentisce e non conferma la notizia.

Per approfondire l’argomento vi rimando ad un articolo di Mary Jo Foley pubblicato l’8 novembre scorso sul sito ZDNet:

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Oggi parliamo di…MotionCAPTCHA

Rieccoci a parlare di CAPTCHA, gioia e dolore di programmatori, utenti e bot.
Dopo i numeri distorti e i banner-immagine, ecco il captcha targato HML5 ovvero il MotionCAPTCHA.
Si tratta di un plugin jQuery che, attraverso l’utilizzo dell’elemento canvas, chiede all’utente di disegnare con il mouse all’interno di un apposito riquadro l’immagine raffigurata (che può consistere in una linea o forma geometrica).
Se il disegno somiglia alla figura iniziale, si può procedere con l’invio dei dati del form.

Chi l’ha sperimentato anche su tablet lo considera più pratico dei captcha tradizionali.
Ovviamente la novità ha suscitato entusiasmi e perplessità, inerenti soprattutto la sicurezza ma, come spiega l’autore stesso, si tratta allo stato attuale di un esperimento, ancora in fase di miglioramento.

Per saperne di più sul progetto vi rimando al progetto dell’autore, Joss Crowcroft, su GitHub:  Via
Per vedere la demo, invece: Via

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E-mail e Social networks sempre più integrati

Parola di Microsoft, che ha compiuto un notevole passo avanti in questa direzione con il suo Outlook Social Connector. Lanciato già nello scorso Novembre, questo programma rappresenta oggi un’ottima piattaforma di integrazione per moltiplicare la quantità di informazioni relative ai nostri contatti (immagini pubblicate, post, attività nei divesri s.n. e molto altro).

Come funziona? Lo spiega abbastanza approfonditamente un video pubblicato su Youtube che trovate in calce al presente post, per cui non mi soffermerò sui dettagli. Basti sapere che, allo stato attuale, Microsoft ha creato partnership con Facebook, MySpace, Linked In e Windows Live Messenger ma nuovi Social Networks potrebbero essere aggiunti in futuro.

É interessante (e soprattutto rassicurante) apprendere che, nel rispetto della privacy, la quantità e la qualità delle informazioni condivise continuerà a dipendere dalle impostazioni che ciascuno avrà settato sui social networks cui ha aderito.

Buona visione!

Ecco a voi Google, sarà il vostro nuovo compagno di scuola

Potrebbe trattarsi di una frase pronunciata da una maestra alla propria scolaresca. Sicuramente è l’ambizioso obiettivo verso il quale tende oggi il colosso del web.

Diciamo la verità, ci stupisce piacevolmente ma non ci sorprende più di tanto l’attenzione che Google ha deciso di dedicare al mondo della scuola: si trattava probabilmente di uno spazio ancora disponibile da riempire con nuovi strumenti e contenuti. Come dire…il web è cresciuto e maturato e si sforza di diventare uno strumento ed un supporto didattico valido (e presente!).

É quanto si evince dalla lettura del Google Student Blog, ideato appositamente per il mondo della scuola e dedicato agli aggiornamenti ed alle novità che interessano più da vicino chi integra i propri studi cartacei con i nuovi strumenti tecnologici messi a disposizione dalla rete.

In particolare parliamo di novità per Google Docs (il sistema di creazione di documenti, fogli di lavoro e presentazioni online by Google), che si è arricchito di nuove funzionalità pensate per chi usa il web per studiare ed elaborare documenti condivisi. Tra le new entries troviamo alcune inedite opzioni per formattazione (principalmente riguardanti la gestione di interlinea e note) e stampa, un’ampia scelta di temi predefiniti (per facilitare il lavoro con tabelle e grafici) ed anche un sistema di traduzione dei testi nelle lingue principali.
Inoltre – qualità che verrà senza dubbio apprezzata dagli utenti – sarà possibile visualizzare il significato delle parole consultando diversi dizionari  e mantenendo aperto il proprio documento di lavoro.

Non dubitiamo che un fattore motivazionale allo sviluppo di Google Docs sia rappresentato dall’onnipresente concorrente Microsoft, che a sua volta lavora alacremente al suo progetto Office Web Apps ma finché la concorrenza incoraggia un miglioramento continuo non possiamo lamentarci…

Per saperne di più vi rimando direttamente al Blog di Google per gli studenti.

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Oggi parliamo di…leggibilità

Come B&G Comunicazione, già da anni seguiamo con interesse il problema dell’usabilità e dell’accessibilità dei siti web. Com’è noto, è possibile migliorare l’esperienza della navigazione per tutti gli utenti attraverso piccoli e grandi accorgimenti da attuare nel corso della realizzazione di un sito.

Tuttavia oggi ho pensato di abbandonare per un momento le vesti dello sviluppatore per mettermi nei panni degli utenti e dedicare qualche riga ad un software – pensato per i navigatori – a mio avviso meritevole di menzione: Readable.

Apprendiamo dal sito ufficiale (che è, come ci si aspetterebbe, molto ben leggibile):

Readable is an application that helps you read more of the web. It transforms text on any website using fonts, colors, and layouts of your choosing. By presenting content in a format that you’re comfortable with, Readable makes the reading experience much more enjoyable — and faster too.”

In sintesi si tratta di un’applicazione che aiuta a migliorare la lettura dei contenuti presenti sul web, grazie alle possibilità di personalizzazione di fonts, colori e layouts che offre ai navigatori. Come precisa ancora il sito ufficiale, l’applicazione è gratuita e di facile utilizzo.
Readable possiede un altro vantaggio: di tratta di un software non intrusivo, che può essere richiamato quando lo si desidera, presentando la pagina corrente in base alle impostazioni stabilite dall’utente.

Per approfondire l’argomento è disponibile su YouTube questo interessante video:

Per i neofiti, infine, può risultare utile consultare il tutorial presente nel sito:

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Google pensa a un nuovo CAPTCHA per difendersi dai BOT

Il buon, vecchio “CAPTCHA” (acronimo di Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) ha ormai fatto il suo tempo, per così dire, dimostrando via via le proprie debolezze nel meccanismo di protezione dei siti web dai tentativi di usi illeciti. Come dire: fatta la legge…trovato l’inganno…

Che fare dunque? La proposta arriva da Google, che suggerisce l’elaborazione di una nuova generazione di CAPTCHA, come ci spiega un interessante articolo di Webnews, a  cura di Giacomo Dotta:

“La proposta odierna di Google parte da tre presupposti. Un CAPTCHA efficiente, infatti, deve essere:

  • facilmente interpretabile dalla maggior parte delle persone;
  • difficilmente risolvibile da bot automatici;
  • di semplice generazione;

L’idea è quella per cui un sistema pratico e valido potrebbe essere quello di usare una serie di fotografie. Invece di richiederne all’utente il contenuto (sistema già bocciato in passato in seguito al miglioramento dei software di riconoscimento), il nuovo approccio potrebbe invece chiedere all’utente di verificare il giusto orientamento dell’immagine secondo quelli che sono i contenuti identificati. Il procedimento mentale è pertanto duplice: il riconoscimento dell’oggetto nel suo contesto in primis, l’interpretazione della sua più logica posizione nello spazio infine.” 

La proposta è sicuramente interessante, anche perché – grazie alla presenza delel immagini – potrebbe alleviare quel senso di fastidio sovente percepito dai navigatori di fronte al sistema di controllo dei CAPTCHA finora usati, poco creativo e avvertito come intrusivo.

Per il momento l’idea è ancora da sviluppare, valuteremo in futuro la sua fattibilità ed efficacia.

map It! recapita le Google Maps a domicilio

Oggi vi segnalo un interessante software freeware (e non è poco) che, sfruttando abilmente le possibilità offerte congiuntamente da AIR + Google Maps API+ moo.rd, consente di consultare e personalizzare le proprie Google Maps preferite direttamente sul desktop del proprio computer.

Come funziona la magia? É presto detto.
Una volta installato, il software offre due importanti funzionalità:

  1. la ricerca della località desiderata (o più di una, ovviamente)
  2. l’aggiunta di quest’ultima all’elenco personalizzato.

La precisione di ricerca arriva fino al numero civico dell’indirizzo, un ottimo risultato (provare per credere). L’interfaccia è esteticamente curata ed intuitiva, di facile utilizzo e praticità.
Al di là delle funzionalità offerte nello specifico, si tratta di un progetto interessante che, ancora una volta, riesce a far sposare il “locale” con il “remoto”, ovvero a portare il web sul nostro desktop, grazie alla preziosa collaborazione di Adobe AIR.

 

Web delle mie brame, qual è il browser più veloce del reame?

In un Web sempre più ricco di contenuti e interattività, in cui applicativi sempre più esigenti la fanno da padroni, risparmiare tempo nella navigazione non è cosa da poco. “Efficienza” sembra essere diventata la parola d’ordine della nuova generazione di browsers, che in un video pubblicato da ICTV sono stati messi a confronto.

Al termine della contesa, svoltasi a colpi di secondi di caricamento, non senza qualche sorpresa Internet Explorer 8 si è rivelato primo classificato nella maggior parte dei test, 12 su 25.
Per quanto riguarda gli altri concorrenti, i nomi sono più che illustri: Firefox 3.05 e Chrome 1.0.

La competizione virtuale si è svolta sui 25 siti più noti della rete che, come suggerito da comScore (Global Internet Information Provider), dovrebbero essere sufficienti per tastare il polso della situazione nel momento attuale; in altre parole il valore del risultato non è ovviamente assoluto ma passibile di (prevedibili) cambiamenti e rimonte da parte degli avversari.

A beneficio di tutti ricordiamo che “comScore maintains massive proprietary databases that provide a continuous, real-time measurement of the myriad ways in which the Internet is used and the wide variety of activities that are occurring online“.

Nel frattempo il vincitore, Internet Explorer, si gode la meritata vittoria proprio alla vigilia dell’uscita della versione ufficiale. Si parla del 18 Marzo 2009 ma è, in ogni caso, ormai davvero prossima.

 

 

Web 3.0 ovvero il trionfo della semantica

Un interessante video di ICTV, racconta con parole chiare le principali caratteristiche del Web 3.0, il cui attributo più ricorrente è sicuramente “semantico”:

“in cui i documenti e le informazioni acquistano significato e si traformano in dati intellegibili alle macchine”.

Partendo dai motori di ricerca, Francesco Caccavella passa in rassegna alcuni esempi pratici di applicazioni del web 3.0, un’intelligenza collettiva in grado di “pensare”, leggere e analizzare i documenti.

La semantica applicata alla rete dovrebbe apportare non pochi benefici, soprattutto in termini di pertinenza dei risultati delle ricerche svolte. A questo proposito tra gli esempi citati troviamo SearchMonkey di Yahoo! che, diversamente da una ricerca tradizionale, aggiunge ai consueti risultati (titolo, estratto, link, etc.) informazioni semantiche aggiuntive, estrapolate direttamente dal contenuto delle pagine analizzate.

I nuovi motori semantici saranno in grado di intepretare anche frasi e domande composte, e non più soltanto keywords, come avviene oggi, avvicinandosi maggiormente al funzionamento del cervello umano.

Viene citato anche Calais,  in grado di eseguire un’analisi semantica di pagine comuni. Ovviamente i risultati sono migliori quando le pagine si presentano già internamente strutturate in senso semantico.
Ma non sembrano essere soltanto i motori di ricerca i principali beneficiari delle nuove tecnologie: anche la pubblicità, come ci spiega sempre Caccavella, potrebbe trarre profitto da applicazioni in grado di analizzare semanticamente le pagine e, in base a tale criterio, assegnare a ciascuna di esse il messaggio pubblicitario più pertinente.

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