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Le 21 professioni del web

Citiamo da Webnews:

“Pubblicati in Italia i primi profili per il Web conformi ai principi dell’Agenda Digitale: 21 professioni europee dell’ITC di terza generazione. La sezione italiana dell’IWA/HWG, associazione internazionale dei professionisti del Web, ha stilato il documento ufficiale dei profili dell’Information Tecnology rispettosi dell’agenda digitale europea. Per una volta il Belpaese – non sempre all’altezza delle sfide dell’innovazione – arriva prima. Nel documento sono definiti 21 profili, i più coerenti e aderenti, che possano permettere una chiara identificazione delle competenze e conoscenze richieste a chiunque operi nel settore.”

Il documento pubblicato (redatto dal gruppo Web Skills Profile e disponibile per la consultazione in formato pdf) si rivolge ai protagonisti del settore ITC e ai responsabili delle risorse umane e si propone come un importante punto di riferimento per definire le competenze spettanti ad ognuna delle ventuno figure professionali individuate ed elencate, che operano nel settore web.

Per una lettura completa dell’articolo vi rimando al sito di Webnews:

Via

Oggi parliamo di…MotionCAPTCHA

Rieccoci a parlare di CAPTCHA, gioia e dolore di programmatori, utenti e bot.
Dopo i numeri distorti e i banner-immagine, ecco il captcha targato HML5 ovvero il MotionCAPTCHA.
Si tratta di un plugin jQuery che, attraverso l’utilizzo dell’elemento canvas, chiede all’utente di disegnare con il mouse all’interno di un apposito riquadro l’immagine raffigurata (che può consistere in una linea o forma geometrica).
Se il disegno somiglia alla figura iniziale, si può procedere con l’invio dei dati del form.

Chi l’ha sperimentato anche su tablet lo considera più pratico dei captcha tradizionali.
Ovviamente la novità ha suscitato entusiasmi e perplessità, inerenti soprattutto la sicurezza ma, come spiega l’autore stesso, si tratta allo stato attuale di un esperimento, ancora in fase di miglioramento.

Per saperne di più sul progetto vi rimando al progetto dell’autore, Joss Crowcroft, su GitHub:  Via
Per vedere la demo, invece: Via

Categories: Curiosità dal web, HTML5, News, Software utili, Usabilità, Web 2.0|

Via libera ai video su Wikipedia

Ebbene sì, sembra proprio che la più celebre Enciclopedia targata 2.0 stia per aprire le porte di casa in grande stile anche ai contributi video caricati da parte degli utenti. Un passo avanti verso l’interattività ed anche, se me lo consentite, nella direzione di un sapere meno “enciclopedico” e più creativo.

La svolta appare promettente.
Se pensiamo all’apporto formativo offerto dalla quantità  di documentari scientifici, storici e naturalistici che vengono trasmessi in televisione, è innegabile riconoscere che non di rado l’apprendimento viene favorito dall’ausilio di audio e video.

Wikipedia, però, porrà dei limiti ai contributi video, per una serie di ragioni.
Prima di tutto per non “alterare geneticamente” il suo DNA di enciclopedia; in secondo luogo per limitare il lievitare dei costi legato alle necessità tecniche dei nuovi contributi, in terzo luogo per salvaguardare l’accessibilità dell’informazione a tutti gli utenti e infine per non diventare un secondo YouTube.

I contenuti, infatti, dovranno avere carattere didattico e non puramente ludico.
Per supportare gli utenti durante il processo di creazione e caricamento dei filmati,  è stato aperto il sito “Video on Wikipedia che offrirà l’assistenza necessaria.

Quali i passaggi da seguire? Ce li spiega in maniera chiara webnews.it:

  • Produrre il proprio filmato;
  • Convertire il filmato in un formato aperto: tramite Miro Video Converter è possibile portare il file nel formato .ogg Theora;
  • Upload del filmato, previa registrazione di apposito account su Wikipedia;
  • Modificare un articolo ed aggiungere il video all’archivio Wikimedia Commons tramite l’apposita opzione.

Per approfondire l’argomento: Via

Categories: Computer, Comunicazione, Cronache dal web, Eventi, Media, News, Usabilità, Web, Web 2.0|

Google pensa a un nuovo CAPTCHA per difendersi dai BOT

Il buon, vecchio “CAPTCHA” (acronimo di Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) ha ormai fatto il suo tempo, per così dire, dimostrando via via le proprie debolezze nel meccanismo di protezione dei siti web dai tentativi di usi illeciti. Come dire: fatta la legge…trovato l’inganno…

Che fare dunque? La proposta arriva da Google, che suggerisce l’elaborazione di una nuova generazione di CAPTCHA, come ci spiega un interessante articolo di Webnews, a  cura di Giacomo Dotta:

“La proposta odierna di Google parte da tre presupposti. Un CAPTCHA efficiente, infatti, deve essere:

  • facilmente interpretabile dalla maggior parte delle persone;
  • difficilmente risolvibile da bot automatici;
  • di semplice generazione;

L’idea è quella per cui un sistema pratico e valido potrebbe essere quello di usare una serie di fotografie. Invece di richiederne all’utente il contenuto (sistema già bocciato in passato in seguito al miglioramento dei software di riconoscimento), il nuovo approccio potrebbe invece chiedere all’utente di verificare il giusto orientamento dell’immagine secondo quelli che sono i contenuti identificati. Il procedimento mentale è pertanto duplice: il riconoscimento dell’oggetto nel suo contesto in primis, l’interpretazione della sua più logica posizione nello spazio infine.” 

La proposta è sicuramente interessante, anche perché – grazie alla presenza delel immagini – potrebbe alleviare quel senso di fastidio sovente percepito dai navigatori di fronte al sistema di controllo dei CAPTCHA finora usati, poco creativo e avvertito come intrusivo.

Per il momento l’idea è ancora da sviluppare, valuteremo in futuro la sua fattibilità ed efficacia.

Web delle mie brame, qual è il browser più veloce del reame?

In un Web sempre più ricco di contenuti e interattività, in cui applicativi sempre più esigenti la fanno da padroni, risparmiare tempo nella navigazione non è cosa da poco. “Efficienza” sembra essere diventata la parola d’ordine della nuova generazione di browsers, che in un video pubblicato da ICTV sono stati messi a confronto.

Al termine della contesa, svoltasi a colpi di secondi di caricamento, non senza qualche sorpresa Internet Explorer 8 si è rivelato primo classificato nella maggior parte dei test, 12 su 25.
Per quanto riguarda gli altri concorrenti, i nomi sono più che illustri: Firefox 3.05 e Chrome 1.0.

La competizione virtuale si è svolta sui 25 siti più noti della rete che, come suggerito da comScore (Global Internet Information Provider), dovrebbero essere sufficienti per tastare il polso della situazione nel momento attuale; in altre parole il valore del risultato non è ovviamente assoluto ma passibile di (prevedibili) cambiamenti e rimonte da parte degli avversari.

A beneficio di tutti ricordiamo che “comScore maintains massive proprietary databases that provide a continuous, real-time measurement of the myriad ways in which the Internet is used and the wide variety of activities that are occurring online“.

Nel frattempo il vincitore, Internet Explorer, si gode la meritata vittoria proprio alla vigilia dell’uscita della versione ufficiale. Si parla del 18 Marzo 2009 ma è, in ogni caso, ormai davvero prossima.

 

 

Le due facce della navigazione: utente o webmaster?

Navigare in un sito web mai visitato è come muoversi in un territorio sconosciuto, con il quale occorre prima di tutto prendere dimestichezza. La maggiore o minore facilità con cui questo può avvenire dipende in gran parte dai criteri in base ai quali tale sito è stato progettato.

Agli albori del web la tecnologia non offriva molte alternative e i siti erano essenzialmente composti da pagine contenenti testo, immagini e gruppi di links che garantivano la navigazione. Questi ultimi potevano forse risultare non particolarmente creativi ma certamente erano utili e vantaggiosi in termini di risparmio di tempo nella ricerca dei contenuti desiderati.

Tale meccanismo di navigazione “essenziale” offriva al visitatore un quadro immediato dei contenuti disponibili. Poi la rete si è evoluta e i siti si sono via via arricchiti di nuove applicazioni e script, effetti rollover e menu a comparsa e scomparsa che hanno magari migliorato esteticamente le pagine ma anche posto nuove problematiche di usabilità di cui non sempre i webmasters hanno tenuto conto.
Lo ricorda sempre con convinzione Jacob Nielsen, che sottolinea volentieri come i siti web si siano evoluti privilegiando il primo aspetto a discapito del secondo, senza tener conto del fatto che i navigatori desiderano soprattutto entrare in un sito per uscirne rapidamente, una volta trovato ciò che cercano.

Effettivamente le RIA (ma non soltanto quelle), permettono oggi di costruire strutture fino a qualche tempo fa impensabili, che ben si prestano a trasformare in realtà tangibile anche i progetti più creativi. E gli utenti?
Il rischio, sottolineato da molti, è quello di perdere di vista l’obiettivo finale, ovvero la fruizione dei contenuti da parte dei navigatori. In altre parole: siamo certi che la struttura mentale dei web designers coincida con quella degli utenti finali? Dall’iniziale navigazione minimalista si è adesso arrivati ai cosiddetti “blocchi parlanti”, ovvero blocchi visivi di immagini e testo mirati a guidare il navigatore all’interno di un percorso ideale. Ma è davvero in quella direzione che il navigatore desidera andare oppure il webmaster rischia di condurlo per strade indesiderate o di scarsa utilità per i suoi interessi?

E’ un argomento impossibile da trattare in modo esaustivo in poche righe ma che sicuramente merita una riflessione da parte di chi immagina e progetta i siti e che dovrebbe riuscire a immedesimarsi nell’utente finale per fornire un prodotto veramente valido e pienamente usabile.

Il W3C e le Mobile Web Best Practices

La navigazione sul web tramite dispositivo mobile sta diventando realtà, grazie ai dispositivi di ultima generazione e agli operatori di telefonia, che si stanno orientando verso questo mercato in ricca espansione.

Il W3C, il World Wide Web Consortium, sta cercando di fissare degli standard, anche se, ovviamente, le difficoltà non sono poche, a causa della diversità dei dispositivi, dei browser e dei sistemi operativi.
L’obiettivo è rendere la navigazione facile e piacevole come quella su desktop.
In quest’ottica sono state rilasciate delle best practices sotto forma di flipcards per gli sviluppatori web, salvabili anche in formato .pdf.
Eccole riassunte:

Inoltre, sul sito ufficiale della W3C Mobile Web Iniziative è stata rilasciata la prima utility per testare la “mobile-friendliness” di un sito web.

In quest’ottica vedo come pessima la notizia data oggi dalla sezione mobile di Google, in cui annunciano un’ottimizzazione dei risultati delle ricerca per l’iPhone e per Android.

La navigazione web deve essere ottimizzata per ogni dispositivo, grazie a degli standard chiari e condivisibili; altrimenti succederà come con i vecchi browsers di Microsoft, che non rispettando gli standard internazionali, fanno perdere tempo prezioso agli sviluppatori web, tempo che potrebbe essere impiegato proficuamente in ricerca e sviluppo.

Personalizza Firefox in pochi click con "Fashion your Firefox"

Difficilmente può passare inosservata all’occhio attento del navigatore del web l’incredibile quantità di add-ons per Firefox reperibile sulla rete.

Per un curioso paradosso, spesso un eccesso di informazioni offre in realtà poca informazione ed è facile perdersi (e perdere tempo) nella marea di possibili personalizzazioni per la beneamata volpe di fuoco.
Che fare per semplificare il tutto?

La risposta arriva direttamente dalla fonte, ovvero il sito ufficiale del noto browser e si chiama “Fashion your Firefox“.

In sintesi si tratta di una sezione dedicata agli add-ons considerati più interessanti e/o utili per integrare il proprio browser. Come dire…una boa per orientarsi nel vasto mare delle offerte disponibili.

Tra gli add-ons elencati si possono trovare – qui citati a titolo esemplificativo – la Facebook Toolbar, StumbleUpon, Minimap Sidebar, TwitterFox, Fast Video Download e molti altri. Interessante notare l’attenzione dedicata ai servizi per la socializzazione online: gli add-ons ad essi dedicati sono infatti elencati nella sezione “Social Butterfly”.

 

Applicazioni online? Sì grazie, ma prima…

E’ ormai un fatto consolidato che tra i nuovi orientamenti del web vi sia l’ampia panoramica delle applicazioni remote da utilizzare online, sostitutive (o integrative) dei software già installati nei nostri computers.
Ma, quali sono i pro e i contro? E quali le applicazioni più usate?
Per rispondere alla prima domanda è necessario stilare una breve lista dei vantaggi e degli svantaggi del loro utilizzo, partendo dal doveroso presupposto che non si tratta di discutere dei loro pregi o difetti ma piuttosto dell’opportunità di farne uso o meno, a seconda delle necessità individuali dell’utilizzatore.

Tra i vantaggi troviamo: gratuità o economicità dell’utilizzo, a fronte degli alti costi di licenza dei più noti software analoghi, richieste di potenza ridotte anche per applicazioni potenti (in quanto non risiedono sul computer in uso); aggiornamento costante del software non a carico dell’utilizzatore, maggiore sicurezza in caso di problemi tecnici al computer, backup e salvataggio dei files con possibilità di recupero di versioni precedenti del documento su cui si sta lavorando, possibilità di facile condivisione con altri utenti dei documenti elaborati.

Tra gli svantaggi invece troviamo: problematiche legate all’ampiezza di banda della connessione ad internet (praticamente necessaria la banda larga per garantire un buon funzionamento della maggior parte di questi software), un numero limitato di strumenti e funzionalità rispetto agli omologhi più noti, non sempre le applicazioni online sono disponibili in italiano e talvolta i files generati con esse non sono in formato compatibile con altri software.

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Web search per i neofiti del web

Quante volte ci imbattiamo in persone che non sanno minimamente come si esegue una ricerca proficua sul web?
Alcune procedure sembrano scontate per chi usa tutti i giorni la rete, ma non lo sono per chi, magari avanti negli anni, si avvicina solo ora a internet.
Ecco allora che CommonCraft per autopromuoversi ha pensato di realizzare un ottimo video in cui vengono spiegate le regole base per una buona ricerca su internet:

Per chi non capisce l’inglese, esiste anche una versione sottotitolata in italiano.