La decisione ormai sembra irrevocabile, anche se spostata di qualche mese: dal 2010 il Times on line sarà a pagamento, come annunciato qualche giorno fa (London Times plans online charges in 2010).
Si potrà scegliere fra un abbonamento mensile o un acquisto giornaliero della durata di 12 ore, per leggere le notizie in tempo reale.
La notizia è piuttosto significativa per il mondo dell’editoria on line, dato che va pesantemente a cozzare contro  il concetto di informazione gratuita su internet.
La filosofia dichiarata dietro a questa scelta è che se gli utenti non pagano non si rendono conto del valore dell’informazione e soprattutto non può esistere un’informazione libera se non a pagamento. In pratica secondo Murdoch, chairman e chief executive di News Corp (la multinazionale dell’informazione e dell’intrattenimento proprietaria del Times), l’informazione gratuita su internet non è economicamente sostenibile.

Personalmente non credo in questo concetto. Murdoch vuole forse farci credere che il Times vive delle copie vendute e non della pubblicità degli inserzionisti? E la pubblicità degli inserzionisti non si basa sul numero di visualizzazioni (cartacee e digitali) della testata?

Mi fa sorridere anche il concetto espresso di libera informazione a pagamento. Come può essere veramente libera una notizia data da qualcuno che viene pagato per scrivere?!?

Quello che fa paura al mondo dell’informazione è che ormai, grazie all’enorme successo dei social network, le notizie corrono in rete molto più velocemente che su qualsiasi forma di divulgazione a pagamento.