Long Tail“Il mondo è bello perché è vario” recita un noto proverbio. Parole sante, a giudicare dal progressivo affermarsi anche in rete di nuovi modelli economici studiati e descritti dal lungimirante Chris Anderson nel 2004 su Wired Magazine ed etichettati dallo stesso con il termine “Long Tail” (= coda lunga). Questa espressione viene utilizzata comunemente anche nelle scienze statistiche e il suo significato può essere così sintetizzato (Fonte Wikipedia):

In molti casi, gli eventi poco frequenti o di bassa ampiezza – la coda lunga, rappresentata dalla porzione gialla della curva – possono cumulativamente superare in numero o in importanza la porzione iniziale della curva, di modo che presi tutti insieme rappresentano la maggioranza.
Anderson sostiene che i prodotti a bassa richiesta o con ridotti volumi di vendita possono collettivamente occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei pochi bestseller o blockbuster, se il punto vendita o il canale di distribuzione sono abbastanza grandi.

In parole povere l’effetto Long Tail ha portato al successo siti come Google, iTunes Store, eBay, Amazon e molti altri, che offrono una scelta di prodotti molto vasta, sovente di molto superiore al ristretto catalogo di siti concorrenti che, per motivi diversi (in particolare di costi) riducono l’offerta ai bestseller, tralasciando i gusti e le esigenze delle minoranze. Ma poiché “l’unione fa la forza” (e qui ci viene in aiuto un altro celebre proverbio) l’insieme di tanti piccoli può valere – anche in termini di mercato – più di pochi grandi ed è in tal modo che si genera l’effetto “coda lunga”. Uno dei benefici di questo tipo di modello economico è la varietà dell’offerta, che strizza l’occhio anche ai prodotti considerati generalmente “di nicchia”.
Le conseguenze possono essere ancora più sorprendenti, come precisa ancora Wikipedia:

Spesso presentato come un fenomeno che investe principalmente i rivenditori di prodotti di massa e aziende che operano sul web, il modello coda lunga si ripercuote anche sui produttori di contenuti, in particolare su quelli i cui prodotti – per motivi economici – erano tagliati fuori dai canali di distribuzione pre-internet controllati dalle case editrici, dalle case discografiche, dalle case di produzione cinematografiche e dalle reti televisive. Dal punto di vista dei produttori, la coda lunga ha generato un fiorire di creatività in tutti i campi dell’ingegno umano.

Questa è forse la parte del discorso che ho trovato più interessante: un modello di “economia di rete” in cui vi sia spazio per tutto e per tutti e in cui ciascuno possa riconoscersi. Vedremo se il tempo confermerà tali tendenze…

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