Certamente noto agli addetti ai lavori, il fenomeno del beamvertising merita sicuramente di spendere qualche parola, anche a causa (o grazie) all’ampia diffusione che sta avendo in questi anni.

Prima di tutto, com’è mia abitudine, vediamo di dare una definizione del termine a beneficio di tutti: si tratta di una tipologia di pubblicità non convenzionale che consiste nel promuovere un prodotto tramite proiezioni luminose.

Dagli esordi ad oggi, ne abbiamo letteralmente viste “di tutti i colori” al punto che qualcuno ha dimostrato addirittura stanchezza nei confronti del fenomeno.
Occorre tenere presente, però, l’evoluzione nel tempo che ha portato ad un aumento considerevole della qualità e creatività delle proiezioni.
Diamo un’occhiata ad un beamvertising di Volkswagen del 2007:


…ad un beamvertising del 2008 proiettato a Lisbona…

…ed infine ad una più recente campagna proiettata in Messico (e di non facile realizzazione):

Va indubbiamente riconosciuto il merito creativo di queste operazioni e non può non saltare agli occhi il progresso tecnologico fatto in soli due anni.

Una parte del merito di questo successo va forse alla sempre maggiore quota di “multimedialità” che popola le nostre vite. Quasi ogni aspetto delle nostre giornate è ormai occupato da schermi, monitor, display ed altri dispositivi di proiezione e riproduzione. Va da sé che il multimediale portato nelle strade non poteva non suscitare un certo interesse (perlomeno una certa curiosità) nel pubblico. Con somma soddisfazione degli amanti della fantascienza, infine, queste proiezioni ricordano da vicino noti successi cinematografici futuristici.