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Come si possono fare dei danni con una marca forte: il caso Tantum Rosa

Tantum rosa pericolosoNel nostro blog e come filosofia aziendale cerchiamo sempre di esaltare il concetto di quanto sia importante costruire un’immagine di marca forte e duratura nel tempo. Il caso di cui vi voglio parlare oggi sembra proprio da manuale: ovvero come spiazzare il consumatore cercando di sfruttare un’immagine di marca molto forte su un prodotto e fare dei pesanti danni, facendo finire anche delle persone all’ospedale.

Chi di voi non conosce dopo anni e anni di spot i prodotti della Angelini dal nome Tantum, nello specifico il famosissimo Tantum Verde per il trattamento delle irritazioni e infiammazioni della bocca (gengiviti, stomatiti, estrazioni dentarie) e della gola (faringiti)?

Il consumatore ha ormai consolidato come brand perception l’idea di una linea di prodotti dedicati al trattamento di infiammazioni della bocca e della gola (vi ricordate la famiglia Boccasana?), con una spiccata notorietà e un’immagine di marca molto forte, identificandosi in un prodotto affidabile e soprattutto efficace.

Ma un bel giorno alla Angelini (la società proprietaria della linea Tantum) decidono di fare forse quello che è il più grande errore di comunicazione dall’inizio del secolo, ovvero chiamare una nuova linea di prodotti Tantum Rosa.
Voi penserete: fantastico, cosa c’è di male, dovrebbe essere la linea della Tantum Verde con un profumo in bocca più delicato, magari dedicato al pubblico femminile.

E invece no, ed è qui che è successo il macello: il Tantum Rosa è vero che ha lo stesso principio attivo (quello della benzidamina che è un antiinfiammatorio) del suo cugino Tantum Verde, peccato però che sia un prodotto ginecologico, ovvero una lavanda vaginale, per un utilizzo esterno e assolutamente non ingeribile!!!
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Guerrilla e viral marketing: una selezione di campagne

Come di consueto vi propongo un’interessante raccolta di campagne di guerrilla marketing:

GUINNESS

Guinness

DHL

DHL

2012

2012

COLGATE

colgate

VOLKSWAGEN GOLF GTI

Golf-DTI

RENTOKIL

Rentokil

KLEENEX

Kleenex

VOLKSWAGEN

Volkswagen

WEIGHTWATCHERS

WeightWatchers

Dal 2010 il Times on line sarà a pagamento

La decisione ormai sembra irrevocabile, anche se spostata di qualche mese: dal 2010 il Times on line sarà a pagamento, come annunciato qualche giorno fa (London Times plans online charges in 2010).
Si potrà scegliere fra un abbonamento mensile o un acquisto giornaliero della durata di 12 ore, per leggere le notizie in tempo reale.
La notizia è piuttosto significativa per il mondo dell’editoria on line, dato che va pesantemente a cozzare contro  il concetto di informazione gratuita su internet.
La filosofia dichiarata dietro a questa scelta è che se gli utenti non pagano non si rendono conto del valore dell’informazione e soprattutto non può esistere un’informazione libera se non a pagamento. In pratica secondo Murdoch, chairman e chief executive di News Corp (la multinazionale dell’informazione e dell’intrattenimento proprietaria del Times), l’informazione gratuita su internet non è economicamente sostenibile.

Personalmente non credo in questo concetto. Murdoch vuole forse farci credere che il Times vive delle copie vendute e non della pubblicità degli inserzionisti? E la pubblicità degli inserzionisti non si basa sul numero di visualizzazioni (cartacee e digitali) della testata?

Mi fa sorridere anche il concetto espresso di libera informazione a pagamento. Come può essere veramente libera una notizia data da qualcuno che viene pagato per scrivere?!?

Quello che fa paura al mondo dell’informazione è che ormai, grazie all’enorme successo dei social network, le notizie corrono in rete molto più velocemente che su qualsiasi forma di divulgazione a pagamento.

3 cose da sapere sulla pubblicità fatta sulla carta stampata

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Gli scopi di una campagna pubblicitaria fatta sulla carta stampata possono essere i più svariati, come ad esempio la costruzione di un’immagine, l’aumento della brand awareness, il convogliare le persone verso un sito, annunciare un’offerta o semplicemente aumentare le vendite.

A tale proposito la società di indagini di mercato MRI Starch Communications ha realizzato uno studio per capire cosa effettivamente fa aumentare le vendite al giorno d’oggi in una campagna pubblicitaria fatta sulla carta stampata.
La domanda posta al campione selezionato era molto semplice: “Dopo aver visto questa pubblicità, hai comprato il prodotto o il servizio reclamizzato?”
Lo studio è stato fatto su 297 riviste tra ottobre 2008 e aprile 2009.
Il risultato della ricerca ha portato in evidenza che ci sono tre fattori fondamentali che portano a un effettivo aumento delle vendite di un prodotto o di un servizio reclamizzato in una campagna di questo tipo:

1) E’ fondamentale il contesto nel quale la pubblicità viene fatta.
Selezionare la rivista su cui fare la pubblicità in base al target da colpire è risultato fondamentale, meglio spendere meno ma farlo in maniera mirata.

2) Il prezzo conta
Nessuna delle pubblicità che ha portato a un effettivo acquisto del prodotto (o del servizio) reclamizzava prodotti molto costosi. Questo perchè gli acquisti importanti comportano una più profonda considerazione anche in termini di tempo, quindi è difficile che una singola pubblicità nel breve periodo possa essere il vettore dell’acquisto.

3) La brand perception è importante
Ai lettori delle riviste è stata chiesta la loro opinione sulle marche pubblicizzate. Il risultato è stato ovviamente che, se il lettore è favorevolmente disposto verso una marca, è molto più portato all’acquisto dei suoi prodotti. Nel risultato dell’indagine praticamente il 90% dei lettori ha affermato di essere favorevolmente disposto verso la marca, con alcuni che l’hanno indicata come la loro marca preferita.
Ulteriore conferma, come se ce ne fosse bisogno, che la costruzione di un brand forte è fondamentale per un’azienda.

All’inizio dell’articolo trovate le pubblicità che sono risultate vincenti nell’indagine fatta da MRI Starch Communications.