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Le dimensioni di Internet, facciamo il punto sul 2012

Vi segnalo quest’oggi un interessante articolo di Marco Viviani, pubblicato su Webnews il 17 Gennaio scorso, che offre diversi dati e spunti interessanti di ragionamento sull’andamento della rete mondiale nell’anno appena trascorso.

Apprendiamo così che gli utenti della rete sono stati ben 2,4 miliardi mentre i domini sono arrivati alla ragguardevole cifra di 246 milioni. Inoltre:

“(…) più di due miliardi di persone scrivono 144 miliardi di mail al giorno, il 68% delle quali sono spam, e metà di queste ultime è relativa a prodotti farmaceutici. Il servizio mail più utilizzato è GMail, con 425 milioni di utenti.”

Tra i motori di ricerca spicca Google (e il fatto non ci sorprende) con 1,2 trilioni (ovvero migliaia di miliardi) di ricerche nel 2012.
L’articolo contiene inoltre interessanti informazioni sui social networks e i paesi più attivi in tal senso.
Vi lascio pertanto alla lettura integrale del testo, che troverete sicuramente interessante:

Via

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Google cambia ancora

Il motore di ricerca più diffuso e instancabile del mondo continua ad evolversi e, per tenere aggiornati i web developers e i navigatori della rete, comunica 30 nuove modifiche ai suoi algoritmi di ricerca, alcuni dei quali accompagnati dal proprio codename: simple, concepts, leaf, lyndsy e molti altri.

Tre in particolare ci paiono interessanti:

  • Better infrastructure for autocomplete. This is an infrastructure change to improve how our autocomplete algorithm handles spelling corrections for query prefixes (the beginning part of a search).
  • Better spam detection in Image Search. [launch codename “leaf”] This change improves our spam detection in Image Search by extending algorithms we already use for our main search results.
  • Faster mobile browsing. [launch codename “old possum”, project codename “Skip Redirect”] Many websites redirect smartphone users to another page that is optimized for smartphone browsers. This change uses the final smartphone destination url in our mobile search results, so you can bypass all the redirects and load the target page faster.

Per approfondire in particolare quelli relativi al mese di Dicembre 2011: Via

Il 39% degli italiani non ha mai usato internet

Ce lo racconta Eurostat nell’articolo del 14 dicembre scorso intitolato

“Internet access and use in 2011
Almost a quarter of persons aged 16-74 in the EU27 have never used the internet”

Il dato, visto così nero su bianco, sorprende un po’, se consideriamo la quantità di dispositivi fissi e mobili che giornalmente accedono alla rete per i motivi più diversi. Dal lavoro agli hobbies e dai social networks alle notizie, milioni di italiani si connettono giornalmente ma, a giudicare dai risultati di Eurostat,  il nostro paese arranca faticosamente in coda alla classifica europea, contendendosi il poco ambito primato con Romania (51%), Bulgaria (46%), Grecia (45%), Portogallo (41%) e Cipro (41%).

Il dato salta ancor più all’occhio se confrontato invece con i paesi del Vecchio Continente “virtualmente” più virtuosi, quali Danimarca e Olanda (rispettivamente 5% e 7%). Tra i due estremi si trovano invece Francia e Germania.

Ma non è tutto. Conformemente a quanto si potrebbe supporre dati alla mano, risultiamo anche tra i paesi più conservatori dal punto di vista delle abitudini di acquisto e meno propensi a sfruttare le nuove opportunità offerte dalla rete, come l’e-commerce.

Per saperne di più vi rimando all’articolo originale: Via

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Voglia di comunicare 2.0

Fin dai suoi esordi su larga scala, il web aveva mostrato di possedere nel proprio DNA una grande voglia di comunicare.

Già quando lo streaming, il podcasting e le tv via web erano ancora soltanto progetti fantasiosi di un futuro lontano, gli utenti della rete sentivano sempre più il desiderio di esprimersi, di dire la propria su questo o quell’argomento, sovente con un entusiasmo che forse spesso manca ai comunicatori di professione.
All’epoca chi voleva parlare (in senso metaforico) sul web apriva un proprio sito, magari su piattaforme gratuite, oppure partecipava ai forum che proliferavano come i funghi su praticamente qualunque tema immaginabile. Poi c’è stato il Boom dei blog e dei Social Networks.

Quando internet si è fatta “2.0” un vasto orizzonte di nuove opportunità si è aperto a chi da fruitore abituale della rete desiderava diventarne ancora più protagonista, “mettendoci la faccia” o, almeno, la voce.
E non è un caso che oggi esistano una serie di piattaforme gratuite e a pagamento (o con servizi proporzionati all’investimento economico) che consentono di mettere online le proprie idee o capacità.

E non mi riferisco soltanto a Youtube, ma anche a Ustream, Livestream, Justin.tv, LiveVideo e chi più ne ha più ne metta. E per coloro che non amano mostrare il proprio viso? Niente paura, Spreaker consente di effettuare trasmissioni radio e improvvisarsi Speaker. Che dire?

Basta avere qualcosa di buono da dire, creatività e un pizzico di coraggio.

Web 3.0 ovvero il trionfo della semantica

Un interessante video di ICTV, racconta con parole chiare le principali caratteristiche del Web 3.0, il cui attributo più ricorrente è sicuramente “semantico”:

“in cui i documenti e le informazioni acquistano significato e si traformano in dati intellegibili alle macchine”.

Partendo dai motori di ricerca, Francesco Caccavella passa in rassegna alcuni esempi pratici di applicazioni del web 3.0, un’intelligenza collettiva in grado di “pensare”, leggere e analizzare i documenti.

La semantica applicata alla rete dovrebbe apportare non pochi benefici, soprattutto in termini di pertinenza dei risultati delle ricerche svolte. A questo proposito tra gli esempi citati troviamo SearchMonkey di Yahoo! che, diversamente da una ricerca tradizionale, aggiunge ai consueti risultati (titolo, estratto, link, etc.) informazioni semantiche aggiuntive, estrapolate direttamente dal contenuto delle pagine analizzate.

I nuovi motori semantici saranno in grado di intepretare anche frasi e domande composte, e non più soltanto keywords, come avviene oggi, avvicinandosi maggiormente al funzionamento del cervello umano.

Viene citato anche Calais,  in grado di eseguire un’analisi semantica di pagine comuni. Ovviamente i risultati sono migliori quando le pagine si presentano già internamente strutturate in senso semantico.
Ma non sembrano essere soltanto i motori di ricerca i principali beneficiari delle nuove tecnologie: anche la pubblicità, come ci spiega sempre Caccavella, potrebbe trarre profitto da applicazioni in grado di analizzare semanticamente le pagine e, in base a tale criterio, assegnare a ciascuna di esse il messaggio pubblicitario più pertinente.

Guarda il video

Fonte